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Azioni europee: Oltre le prime pagine

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È piuttosto facile per gli investitori trovare ragioni per evitare i titoli azionari europei. Sebbene le difficoltà in alcuni paesi “periferici” dell’eurozona continuino a dominare le prime pagine dei giornali, il quadro complessivo per l’Europa è decisamente meno drammatico di quanto non possa sembrare, secondo quanto afferma Philippe Brugere-Trelat, Executive Vice President e Gestore di Portafoglio di Mutual Series®, il quale sostiene che nel caso dell’Europa si dovrebbe evitare di “gettare via il bambino insieme all’acqua sporca”. Brugere-Trelat riesce a individuare buone opportunità per i suoi portafogli in vari settori, a prezzi a suo giudizio interessanti, soprattutto in rapporto agli Stati Uniti, e ritiene che gli investitori dovrebbero guardare favorevolmente alle prospettive future dell’Europa per varie ragioni fondamentali.

“I titoli europei sono mediamente ancora a livelli di circa il 50% inferiori ai loro massimi e attualmente sono scambiati a multipli di 12 – 13 volte gli utili, rispetto ai multipli di 14 -15 volte che si osservano negli Stati Uniti[1]. Particolarmente interessante è il rendimento azionario che, nel caso dei titoli azionari europei, è mediamente del 3,6% rispetto al 2,1% degli Stati Uniti [2]. In Europa vi sono molte buone società che vantano ottimi bilanci, valutazioni interessanti e pagano dividendi soddisfacenti. L’ovvia obiezione è che naturalmente ci sono fondati motivi per giustificare il prezzo conveniente dei titoli europei: in Europa si stanno verificando eventi sconvolgenti e il continente è in crisi. Penso che tutto questo non abbia alcun senso. L’euro non è destinato a scomparire. La banca centrale sta attuando tutte le misure necessarie per assicurare il massimo controllo sulle probabilità di panico finanziario nel sistema. A nostro giudizio, il rischio estremo (tail risk) in Europa, da un punto di vista macroeconomico, è notevolmente diminuito.

Le società europee sembrano godere di buona salute. I costi del lavoro sono in calo e la maggior parte delle imprese sta gestendo i costi in modo piuttosto aggressivo, generando così margini migliori. Queste imprese hanno bilanci robusti e sono impegnate da anni a ridurre l’indebitamento. In Europa vi sono numerose società multinazionali con una presenza globale che derivano una percentuale elevata dei loro utili da attività svolte fuori dall’Europa. Ciò è ulteriormente favorito dalla debolezza dell’euro, che rende competitive le esportazioni europee.

Inoltre, a differenza degli Stati Uniti, dove la banca centrale prevede una riduzione graduale del suo programma di acquisto di attività, in Europa il quadro dei tassi d’interesse è destinato a mantenersi accomodante per un certo periodo di tempo.”

Secondo Brugere-Trelat, molti investitori non si rendono conto della significativa correzione del quadro macroeconomico che è avvenuta in Europa.

“I costi del lavoro sono scesi del 10 – 30% nei paesi “problematici”, che stanno così diventando più competitivi. A loro volta, le esportazioni sono in aumento. Alcuni paesi hanno registrato inversioni di rotta significative a livello di saldi delle partite correnti. Per esempio, l’Italia vanta un surplus primario e ha approvato una modifica sostenibile alla legge di previsione economica e finanziaria.

“Gli europei stanno inoltre capendo che l’austerità fine a se stessa non è l’unica soluzione e che è necessaria la crescita. Ho fiducia nel fatto che, dopo le elezioni in Germania a settembre, assisteremo all’attuazione di misure progressive. Ritengo che l’attività economica europea stia raggiungendo un punto di flessione che potrebbe tradursi in sorprese positive sul fronte degli utili, forse non nel 2013, ma nel 2014. Alcuni recenti indicatori economici, come per esempio la produzione industriale, le vendite al dettaglio, le immatricolazioni di auto e la fiducia dei consumatori sono diventati positivi o stanno volgendo al rialzo.

“Non mi aspetto una grande esuberanza poiché esistono ancora vari problemi da affrontare, soprattutto nel settore bancario, ma ritengo che le stime di utili siano così basse che anche un miglioramento modesto potrebbe esercitare un profondo impatto sui titoli azionari europei. Il pubblico tende a concentrare l’attenzione sui problemi di breve periodo, per esempio al momento attuale in paesi come il Portogallo, ma dobbiamo ragionare in una prospettiva di lungo termine ed esaminare tutti i dati con una mentalità aperta e razionale.”

Trovare valore in Europa

Dove trova valore in Europa?  Privilegia le compagnie assicurative e le società industriali multinazionali, come pure la  vendita al dettaglio, soprattutto nel Regno Unito, dove le spese di consumo hanno registrato un rimbalzo.

L’approccio di Mutual Series comprende tra l’altro la ricerca di valore in tutto il mondo e, in tale ottica, Brugere-Trelat dichiara di essere “piuttosto ottimista” per quel che riguarda i titoli azionari nel complesso e sta cogliendo le opportunità ovunque le trovi. In particolare, riscontra valore nei titoli ciclici e industriali globali e anche in alcuni ex protagonisti brillanti del settore tecnologico.

Una delle aree in cui al momento non trova valore è il Giappone, sul quale quest’anno si erano precipitati gli investitori, a fronte della nuova politica del Premier Shinzo Abe volta a rianimare l’economia stagnante. La politica, che gli osservatori di mercato hanno soprannominato “Abenomics,” comprende stimoli fiscali, un’aggressiva espansione monetaria e riforme strutturali, le cui promesse hanno aiutato a sospingere i titoli dell’Indice giapponese Nikkei 225 a un rialzo medio del 40% nel periodo dall’inizio dell’anno fino a metà luglio. Pur ammettendo di non aver saputo cogliere qualche frutto del mercato giapponese, Brugere-Trelat ha ammonito che l’entusiasmo degli investitori potrebbe dimostrarsi una moda passeggera, sostenuta principalmente dagli speculatori e alla luce di ciò per il momento adotta un atteggiamento attendista.

“Siamo estremamente cauti nei confronti di quanto sta accadendo in Giappone. Dall’esame dei risultati delle società giapponesi, non rilevo ancora alcun impatto significativo delle misure di politica monetaria. Molti dei grandi esportatori non stanno traendo direttamente beneficio dalla debolezza dello yen in quanto una quota rilevante della loro produzione avviene al di fuori del Giappone.”

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Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti implicano rischi accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni relativamente minori e ai volumi inferiori di liquidità dei mercati in questione. L’attuale incertezza politica che grava sull’Unione europea (UE) e sui paesi membri può accentuare la volatilità di mercato. La stabilità finanziaria dei paesi può incrementare il rischio economico dell’investimento in società europee.  È possibile che i titoli value non aumentino di prezzo come previsto o subiscano un ulteriore calo di valore.



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[2] Ibid.