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Gli Stati Uniti per ora evitano la crisi, ma gli investitori perderanno fiducia?

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Gli investitori di tutto il mondo hanno tirato un respiro di sollievo quando i legislatori del Congresso degli Stati Uniti sono arrivati in extremis a un accordo per evitare un default del debito potenzialmente devastante. Il tetto del debito è stato alzato, anche se temporaneamente, e il governo degli Stati Uniti ha potuto riprendere l’attività dopo uno shutdown durato più di due settimane. Tuttavia, i politici statunitensi non hanno ancora trovato una soluzione permanente ai problemi del debito della nazione, e non è quindi da escludere la possibilità di un’altra serie di battaglie in materia fiscale in futuro. Seppure sollevato per il fatto che gli Stati Uniti abbiano evitato un default sovrano, Philippe Brugere-Trelat, Executive Vice President di Mutual Series®, si chiede se gli investitori globali non potrebbero cominciare a perdere a un po’ di fiducia negli Stati Uniti.

Il travaglio degli Stati Uniti mi ricorda la famosa massima del filosofo tedesco Karl Marx: “la storia si ripete, prima come tragedia, poi come farsa”. Evitare un default sovrano è di fondamentale importanza e ritengo che abbia prevalso la ragionevolezza. A mio avviso, un default sovrano degli Stati Uniti avrebbe fatto sembrare [il crollo di] Lehman Brothers una festa di compleanno e fatto precipitare tutto il mondo in una recessione profonda, non dissimile da quella cui si era assistito negli anni Trenta. L’attuale risoluzione non sarà di lungo termine, sostanzialmente non fa che differire il problema.”

Verità e conseguenze

Brugere-Trelat afferma che l’impasse politica statunitense potrebbe probabilmente avere conseguenze future per gli Stati Uniti, anche se i mercati in generale non sono sembrati lasciarsi prendere dal panico durante lo shutdown del governo, sotto il rischio incombente di un default del debito.  

“Quanto è successo a Washington ha probabilmente frenato l’accelerazione della crescita economica negli Stati Uniti che era, e rimane, reale. Ma ha anche avuto la conseguenza imprevista e, a mio avviso, positiva di indurre gli investitori a ricercare nuovi investimenti al di fuori degli Stati Uniti, non soltanto in Asia, ma anche in Europa.

Le mie prospettive per l’Europa sono più che ottimistiche, anzi sono piuttosto rialziste. Penso che i mercati azionari europei offrano opportunità d’investimento interessanti per varie ragioni. Innanzi tutto, le valutazioni azionarie sono generalmente molto inferiori a quelle statunitensi. In secondo luogo, gran parte delle misure di austerità attuate negli ultimi due anni sta cominciando a dare risultati. La Spagna evidenzia un surplus delle partite correnti. L’Italia vanta un surplus primario e ha tra l’altro approvato una modifica equilibrata alla legge di previsione economica e finanziaria. La parte meridionale dell’Europa sta lentamente, ma indubbiamente, uscendo dalla crisi. In terzo luogo, le società europee godono generalmente di buona salute, in termini di bilancio. Negli ultimi dieci anni, si sono impegnate a ridurre l’indebitamento, vantano una liquidità notevole e le aziende più grandi non devono ricorrere alle banche per ottenere finanziamenti, ma hanno accesso ai mercati dei capitali. A mio giudizio, tutto ciò costituisce un ambiente estremamente interessante per un investitore.”

Brugere-Trelat sostiene che i problemi degli Stati Uniti non hanno influenzato, né sono destinati a influenzare, il suo processo di selezione titoli in quanto insieme al suo team è sempre alla ricerca di valore in tutto il mondo.

“Continuiamo a selezionare i titoli migliori seguendo una filosofia d’investimento di tipo Value. Privilegiamo le società di buona qualità, ma le cui valutazioni non sono giustificabili. Siamo ancora molto positivi per gli Stati Uniti, ma abbiamo indubbiamente aumentato la nostra esposizione in Europa, in considerazione delle opportunità che riscontriamo in tale regione.”

Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. È possibile che i titoli value non aumentino di prezzo come previsto o subiscano un ulteriore calo di valore. Gli investimenti in società oggetto di fusioni, riorganizzazioni o liquidazioni comportano inoltre rischi particolari, come per esempio la possibilità che le operazioni in corso non siano completate nei tempi previsti o a condizioni favorevoli. Gli investimenti in titoli esteri comportano alcuni rischi quali fluttuazioni dei cambi ed incertezze economiche e politiche; gli investimenti nei mercati emergenti implicano a loro volta rischi accentuati connessi con gli stessi fattori. L’attuale incertezza politica che grava sull’Unione europea (UE) e sui paesi membri può accentuare la volatilità di mercato. L’instabilità finanziaria di alcuni paesi dell’Unione europea, quali Grecia, Italia e Spagna, in combinazione con il rischio del conseguente impatto su altri paesi più stabili, può accrescere il rischio economico dell’investimento in società europee. Un portafoglio che investe principalmente in società in una regione specifica, può essere soggetto a rischi più elevati di sviluppi sfavorevoli in quella regione e/o nelle regioni circostanti rispetto a un portafoglio con una diversificazione geografica più ampia. Turbolenze politiche, sociali o economiche nella regione, anche nei paesi in cui non sono stati operati investimenti, possono incidere negativamente sul valore dei titoli detenuti in un portafoglio.