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Titoli bancari europei: è un momento propizio o sfavorevole per acquistarli?

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Negli ultimi mesi la conformità normativa delle banche europee è stata oggetto di un esame molto più rigoroso, dal quale è emersa una serie di presunte irregolarità che hanno scatenato un’aspra reazione delle autorità di vigilanza (in particolare negli Stati Uniti) e portato all’imposizione di consistenti sanzioni pecuniarie. Se si aggiungono la crisi e i conseguenti piani di salvataggio della banca portoghese Espírito Santo, la flessione quest’anno delle quotazioni di molti titoli bancari europei non dovrebbe sorprendere. Questi sviluppi hanno efficacemente richiamato all’attenzione degli investitori i rischi associati agli investimenti nel settore bancario. Cindy Sweeting, Director of Portfolio Management di Templeton Global Equity Group, ritiene tuttavia che non sia ancora giunto il momento di voltare le spalle all’Europa o alle banche europee, ed è convinta che sebbene nel breve termine incombano altre notizie negative per alcune banche europee, le valutazioni siano sempre più interessanti nel momento in cui le politiche delle banche centrali e i bilanci contribuiscono a creare un quadro più favorevole per gli investitori di lungo termine.

Temi principali:

  • L’escalation delle sanzioni imposte alle banche quest’anno ha accentuato la pressione sulle quotazioni azionarie.
  • A nostro avviso, per i titoli bancari europei sta emergendo un quadro generale piuttosto positivo.
  • Le riforme strutturali intese a migliorare la flessibilità del lavoro e i mercati dei prodotti in tutta Europa sono effettivamente sulla strada giusta e sembrano dare risultati tangibili.

 

Cindy Sweeting
Director of Portfolio Management
Templeton Global Equity Group

Il clima di sfiducia generale che due anni dopo il picco della crisi del debito sovrano continua a pesare sulle prospettive per l’economia europea ci ricorda sotto certi aspetti lo scetticismo che aveva preceduto la ripresa economica statunitense nel 2010 e 2011, e tale andamento è stato particolarmente evidente nelle deboli performance azionarie registrate quest’anno da molte banche della regione. La notevole escalation del numero e dell’entità delle sanzioni imposte alle banche a causa di una serie di violazioni della legge, effettive e presunte, negli Stati Uniti e in Europa ha aggravato la pressione sulle loro quotazioni azionarie.

Recentemente in entrambe le regioni le autorità di vigilanza sono diventate più aggressive nel procedere contro le banche per presunti reati commessi prima, durante e dopo la crisi finanziaria del 2008, portando così a imporre nuove ammende e regolamenti di controversie. Tra le accuse vi sono state quelle di aver agito in collusione per manipolare i tassi d’interesse di riferimento e le valute, fuorviato gli investitori, bloccato l’accesso ai mercati, falsa contabilizzazione e infrazioni delle sanzioni internazionali, molte delle quali hanno provocato perdite finanziarie e difficoltà ad autorità di vigilanza, governi e investitori. Date le circostanze, forse non sorprende che le parti offese vogliano ora essere risarcite, soprattutto alla luce del fatto che molte banche registrano utili e potrebbero essere in grado di pagare sanzioni elevate.

L’entità della multa di quasi USD 9 miliardi comminata a luglio a una banca francese per aver condotto per molti anni operazioni che hanno violato le sanzioni USA contro Iran, Sudan e Cuba, ha trovato ampia eco sulla stampa e ha rappresentato un autentico shock in quanto i mercati finanziari e la banca stessa avevano basato le previsioni sulle precedenti ammende di circa USD 1 miliardo inflitte ad altre due istituzioni finanziarie per infrazioni simili. Questo incidente ha suscitato ulteriori interrogativi in merito all’aggressività delle future sanzioni che saranno stabilite dalle autorità di vigilanza e all’entità degli accantonamenti che le banche dovrebbero effettuare a tale scopo.

Siamo consapevoli del fatto che l’esame della conformità normativa e le controversie continueranno probabilmente ad accentuare l’incertezza delle prospettive per il settore. Tuttavia nelle nostre previsioni per le banche abbiamo contemplato anche il costo di possibili future contestazioni e riteniamo che al momento attuale questo rischio sia rispecchiato in misura ragionevolmente appropriata nella nostra analisi delle valutazioni.

Il deleveraging sta diminuendo

A nostro avviso, il quadro generale che sta emergendo per i titoli bancari europei è piuttosto positivo. Da una parte, riteniamo che le banche europee siano attualmente molto più vicine alla fine piuttosto che all’inizio del processo di deleveraging (ossia di riduzione degli asset a livello di stato patrimoniale), spesso grazie alla svalutazione o alla vendita dei prestiti non performanti (NPL). Dal 2012 – 2013, in termini assoluti, il deleveraging complessivo degli asset delle banche europee ha raggiunto € 2,6 trilioni[1]. Tuttavia, pur comprendendo che tale misura è stata necessaria per migliorare la stabilità del sistema finanziario, una riduzione degli asset bancari su questa scala ha spesso bloccato anche la concessione di prestiti a società desiderose di investire nelle proprie attività.

Gli Stati Uniti si sono trovati in una situazione analoga parecchi anni fa e abbiamo assistito a una ripresa della crescita dei prestiti soltanto dopo il completamento del deleveraging bancario. A nostro giudizio, la riduzione del deleveraging quale ostacolo alla concessione di prestiti delle banche al mondo economico è pertanto significativa.

Dietro le quinte, le banche europee si stanno inoltre preparando per il programma della Banca centrale europea (BCE) di esame della qualità degli attivi (AQR) e di stress test previsti per quest’autunno. Il programma, avviato in previsione del fatto che a novembre 2014 la BCE assumerà il ruolo di nuovo supervisore unico dell’intero sistema bancario dell’eurozona, impone alle banche una serie uniforme di regole comuni e definizioni standard per i prestiti problematici, unitamente a procedure volte a garantire che i prestatori li coprano con accantonamenti adeguati.

Criteri di stress test più rigorosi

Tuttavia, i bilanci delle banche non consistono soltanto di prestiti. Le banche europee hanno accumulato anche capitale di vario genere e dispongono pertanto di riserve di attività atte a compensare le passività. Secondo le nostre stime, nei bilanci delle banche europee potrebbero esserci ancora NPL per un trilione di euro. A fronte di questi, tuttavia, secondo le nostre stime le banche principali ora dovrebbero detenere anche quasi un trilione di dollari di Tangible Common Equity (TCE, patrimonio di qualità primaria) e aver già effettuato accantonamenti significativi per tali NPL.   

Riteniamo che questo livello di capitale sia più che adeguato a tutelare i creditori, soprattutto in considerazione del fatto che quando una banca ha bisogno di utilizzare il capitale per coprire una svalutazione degli NPL detenuti, solitamente deve effettuare un accantonamento soltanto per una percentuale ridotta del valore originario del prestito. È anche importante ricordare che gli NPL non sempre devono essere interamente svalutati perché alcuni debitori alla fine recuperano la capacità di riprendere i pagamenti a mano a mano che le loro condizioni finanziarie migliorano o le banche hanno accesso alle garanzie a fronte delle quali è stato concesso il prestito.

A nostro avviso, il fatto che la BCE diventi responsabile della supervisione delle banche dell’eurozona è in ultima analisi destinato ad accrescere la fiducia degli investitori nell’integrità del settore bancario europeo, in quanto assicura che le banche rispettino criteri prudenziali comuni, inclusi quelli applicabili al mantenimento di capitali adeguati e trasparenza dei conti. Riteniamo che l’adozione di regole e prassi comuni sotto la guida di un’unica autorità sia necessaria per porre fine alle differenze locali a livello di definizione e applicazione di coefficienti patrimoniali per le banche dell’eurozona. Un’unica autorità di vigilanza bancaria europea con ampi poteri esecutivi eliminerà anche, a nostro avviso, la percezione che in tempi di crisi i politici possano offrire, nei rispettivi paesi, protezioni particolari alle banche fortemente esposte con prestiti problematici.

Politica monetaria favorevole della BCE

Per sostenere l’economia europea, a giugno la BCE ha adottato una politica monetaria estremamente accomodante, che comprendeva misure innovative concepite per offrire prestiti bancari a basso costo alle piccole imprese nelle regioni in cui ve ne è una maggiore esigenza, e accennava anche alla potenziale attuazione di un allentamento quantitativo (QE), se necessario. Indipendentemente dalle politiche della BCE, riteniamo che, nonostante lo scetticismo diffuso, le riforme strutturali intese a migliorare la flessibilità del lavoro e i mercati dei prodotti in tutta Europa siano in effetti sulla strada giusta e sembrano dare risultati tangibili, sebbene il ritmo delle riforme differisca notevolmente da un paese all’altro. 

Malgrado tutti questi progressi, i titoli finanziari europei sono generalmente scambiati a uno sconto notevole rispetto alle azioni globali, stando all’Indice MSCI All-Country World e le banche europee, scambiate quasi al valore contabile, sono a livelli particolarmente bassi[2].

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Abbiamo già osservato segnali attestanti che la stabilizzazione generale dell’economia europea si sta traducendo in miglioramenti reali della performance bancaria. Le banche dell’eurozona hanno evidenziato un incremento dei coefficienti di tangible equity (una misura della solvibilità e della capacità di una banca di coprire potenziali perdite) e return on tangible equity, e riteniamo che ciò sia destinato a sostenere i rendimenti per gli azionisti in futuro.   

Abbiamo ormai superato da due anni i giorni più bui della crisi finanziaria europea. Le misure di austerità sono sostanzialmente completate e permane il supporto alle politiche di riforma favorevoli all’Europa. Nell’ambito di questo processo, il settore bancario europeo è stato protagonista di una notevole ristrutturazione, ha ora raggiunto un grado più elevato di capitalizzazione ed è in grado di sostenere meglio la crescita nella regione. Riteniamo inoltre che un miglioramento graduale delle prospettive economiche, una sottoscrizione prudente di prestiti e la possibilità di riduzione degli accantonamenti per i prestiti non performanti esistenti dovrebbero favorire una ripresa di alcuni titoli bancari europei.

I commenti, le opinioni e le analisi di Cindy Sweeting hanno finalità puramente informative e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione a investire in un titolo o ad adottare una strategia di investimento. Le condizioni di mercato ed economiche sono passibili di rapidi cambiamenti, pertanto i commenti, le opinioni e le analisi si intendono resi alla data di questo post e sono soggetti a modifiche senza preavviso. Il materiale non intende costituire un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi a un paese, una regione, un mercato, un settore, un investimento o una strategia.

 

Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti implicano rischi accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle relative dimensioni e ai volumi inferiori di liquidità dei mercati in questione.



[1] Fonte: Berenberg Equity Research, June 2014.

[2] Fonte: MSCI. MSCI disconosce qualunque garanzia e non si assume alcuna responsabilità riguardo ai dati MSCI qui riportati. Non è consentita alcuna ridistribuzione o utilizzo. Questa relazione non è redatta o approvata da MSCI.