Beyond Bulls & Bears

Un’idea rivoluzionaria: investire in Europa (anche in Russia)

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Quando all’inizio di quest’anno il conflitto in Ucraina si è inasprito con l’annessione russa della Crimea, l’eurozona sembrava essere emersa da una recessione prolungata. La persistente complessità della crisi ucraina ora minaccia di far deragliare la fragile economia dell’Europa e i titoli europei hanno sofferto. Ciò detto, le valutazioni più interessanti in Europa potrebbero far tornare a convergere l’attenzione degli investitori sui titoli europei, secondo Tucker Scott, Portfolio Manager & Executive Vice President, Templeton Global Equity Group™, che riesce a identificare opportunità anche tra le nebbie della crisi e spiega come trovare valore in Europa, persino in Russia.

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Tucker Scott, CFA®, Portfolio Manager
Executive Vice President, Templeton Global Equity Group™

Investire in Russia è stato generalmente considerato rischioso e le attuali tensioni tra la Russia e l’Occidente in merito alla situazione ucraina ne sono ancora un valido esempio. Riteniamo tuttavia che in certi momenti vi possano esserci buone ragioni per investire in Russia. Gli scambi sul mercato azionario russo sono attualmente a sconto rispetto al valore contabile – all’inizio di quest’anno erano al livello di 0,6 volte il valore contabile[1] – e ciò ci induce a ritenere che questo potrebbe essere il momento opportuno per tornare a considerare l’investimento in titoli azionari russi. È passato molto tempo da quando i BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) erano in grande moda, a metà del primo decennio del 2000. A quell’epoca, i titoli azionari russi erano scambiati a livelli di oltre due volte il valore contabile, un prezzo che giudichiamo molto elevato per il mercato azionario russo. Oltre allo sconto rispetto al valore contabile, nell’ultimo paio d’anni i titoli russi hanno offerto anche dividendi azionari elevati[2], il che a nostro avviso rende potenzialmente più interessante l’opportunità d’investimento.

Dal punto di vista dell’investimento – soprattutto in Russia – pensiamo sia importante andare alla ricerca di società che adottano prassi rigorose di corporate governance. Inoltre, cerchiamo titoli con le capacità di esprimere buone performance nel lungo termine, nonostante periodi di crisi nel breve. Abbiamo osservato che in alcuni casi il valore delle quotazioni azionarie delle società russe è sceso al punto che l’evoluzione del conflitto ucraino era già stata in ampia parte scontata e i successivi sviluppi geopolitici non hanno avuto nuove ripercussioni sui mercati.

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I problemi degli utili in Europa                                                                                                                                                                                                                                                             

In Europa, abbiamo individuato molte società al di fuori della Russia che hanno risentito negativamente della crisi. Un esempio è costituito da un rivenditore al dettaglio al servizio dei consumatori russi. È una situazione interessante: il titolo della società è in calo da novembre 2013[3] e gran parte di tale flessione è a nostro avviso imputabile alle preoccupazioni degli investitori per i legami di questa società con la Russia.

Nel complesso, riteniamo che i titoli azionari europei offrano valori interessanti, soprattutto rispetto a quelli statunitensi. Il mercato azionario statunitense, rappresentato dall’Indice S&P 500, presenta attualmente un rapporto prezzo-utile (P/U) di quasi 17 rispetto al 14 di quello europeo, basato sull’Indice MSCI Europe[4]. Tuttavia, questo rapporto è ben lungi dall’indicare quanto il mercato europeo sia a buon prezzo rispetto a quello statunitense poiché utilizza gli utili correnti, che sono stati molto elevati negli Stati Uniti e depressi in Europa[5].

Se rettifichiamo gli utili in termini di potenziali prospettive future, pensiamo che in futuro questo divario tra i rapporti P/U potrebbe addirittura ampliarsi ulteriormente. In una prospettiva macroeconomica, ritengo che l’Europa potrebbe essere prossima al minimo ciclico degli utili, mentre gli Stati Uniti sono verosimilmente al punto massimo.

Penso che la causa di quest’insolita divergenza sia imputabile ai diversi percorsi seguiti dall’Europa e dagli Stati Uniti dopo la crisi finanziaria del 2008. In sintesi, i paesi europei hanno adottato piani di austerità, mentre gli Stati Uniti hanno lanciato programmi di stimolo. La politica è stata molto rigida in Europa e a mio giudizio ciò ha sostanzialmente soffocato la ripresa. In generale, la rigorosa politica monetaria ha inoltre fatto scendere gli utili delle società europee molto più di quelli delle imprese statunitensi.

Sempre nell’ambito del confronto degli utili, ma questa volta in una prospettiva microeconomica, esaminiamo il settore energetico. Dalla metà del primo decennio del 2000, gli utili nei segmenti di petrolio e gas si sono complessivamente ridotti, sia negli Stati Uniti sia in Europa, tuttavia la flessione è stata più marcata per le società con maggiore esposizione all’Europa, una regione dove è molto più difficile controllare i costi a causa della mancanza di flessibilità e della regolamentazione del mercato del lavoro. Con meno ricavi da destinare alla copertura di tali costi, gli utili si contraggono. Tuttavia nel momento in cui in Europa dovesse partire la ripresa economica, gli utili delle società europee potranno aumentare rapidamente e noi andiamo alla ricerca di società che a nostro avviso possono sfruttare tale potenziale.

Buone occasioni tra i titoli bancari

Generalmente inoltre troviamo ancora valore nel settore delle banche e delle società finanziarie europee, anche se non tanto come qualche anno fa, al culmine della crisi del debito sovrano nell’eurozona, quando certi titoli bancari europei erano scambiati quasi alla metà del loro valore contabile tangibile. Sebbene oggi non siamo più concentrati sul settore bancario come allora, nel complesso lo riteniamo ancora interessante per gli investitori alla ricerca di valore. Dall’inizio di quest’estate, alcuni titoli bancari hanno subito un nuovo leggero arretramento e ora nel nostro radar ci sono soprattutto i titoli bancari francesi. Al momento ci sembrano interessanti anche le compagnie assicurative europee.

Valore emergente

Al di fuori dell’Europa e degli Stati Uniti, stanno affiorando opportunità nei mercati emergenti, le cui performance si sono generalmente sganciate da quelle dei mercati sviluppati, soprattutto degli Stati Uniti. Negli ultimi tre anni, i mercati emergenti sono saliti soltanto del 15%, rispetto al balzo del 75% messo a segno dall’Indice S&P 500[6]. Per esempio, nel 2007 la Cina sembrava essere in una fase di bolla speculativa, con scambi a livelli di sette volte il valore contabile[7]. Gli scambi sul mercato cinese sono ora a 1,4 volte il valore contabile, il che equivale a un calo di valore dell’80% da novembre 2007 a maggio 2014[8]. Di recente, i titoli sono stati scambiati a multipli di 9 volte gli utili, offrendo un rendimento azionario estremamente competitivo[9]. Riteniamo pertanto prudente rivolgere l’attenzione ai mercati emergenti in fasi come queste, piuttosto che in quelle in cui registrano ottime performance e presentano valutazioni molto elevate. Come disse una volta Sir John Templeton a proposito del potenziale di tale approccio controcorrente: “Comprare in momenti di pessimismo e non seguire la folla richiedono grande coraggio e offrono le ricompense maggiori”.

 

I commenti, le opinioni e le analisi di Tucker Scott hanno finalità puramente informative e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione a investire in un titolo o ad adottare una strategia di investimento. Le condizioni di mercato ed economiche sono passibili di rapidi cambiamenti, pertanto i commenti, le opinioni e le analisi si intendono resi alla data di questo post e sono soggetti a modifiche senza preavviso. Il materiale non intende costituire un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi a un paese, una regione, un mercato, un settore, un investimento o una strategia.

CFA® e Chartered Financial Analyst® sono marchi di proprietà del CFA Institute.

Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento.  I titoli esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi e incertezze economiche e politiche. Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità e alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari.  I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati – oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi – sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera.

 

 Storicamente, i titoli delle società minori hanno inoltre registrato un livello di volatilità più elevato rispetto a quelli di società più grandi, soprattutto a breve termine. Nella misura in cui un fondo si concentra di volta in volta su particolari paesi, regioni, industrie, settori o tipi di investimento, può essere soggetto a un rischio più elevato di sviluppi negativi in tali aree di focalizzazione rispetto all’investimento in una gamma più ampia di paesi, regioni, industrie, settori o investimenti



[1] Fonte: Bloomberg LP, misurato con l’Indice MSCI Russia. La performance del passato non costituisce una garanzia di risultati futuri. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice. Il valore contabile è il valore patrimoniale netto di una società. Si calcola sottraendo le attività immateriali e le passività dalle attività totali.

[2] Fonte: Bloomberg LP.

[3] Fonte: Bloomberg LP, al 8/9/2014.

[4] Fonte: MSCI tramite FactSet Markete Aggregates, all’8 settembre2014. MSCI disconosce qualunque garanzia e non si assume alcuna responsabilità riguardo ai dati MSCI qui riportati. Non è consentita alcuna ridistribuzione o utilizzo. Questa relazione non è redatta o prodotta da MSCI. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice.

[5] Il rapporto prezzo-utile, o P/U, è un multiplo di valutazione azionaria definito come il prezzo di mercato per azione diviso l’utile annuo per azione.

[6] Fonti: S&P 500 tramite Factset Market Aggregates; MSCI Emerging Markets Index tramite Bloomberg LP. I dati si riferiscono ai tre anni fino al 31 agosto 2014. MSCI disconosce qualunque garanzia e non si assume alcuna responsabilità riguardo ai dati MSCI qui riportati.  Non è consentita alcuna ridistribuzione o utilizzo. Questa relazione non è redatta o prodotta da MSCI. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice. Le performance passate non sono garanzia di performance future.

[7] Fonte: Bloomberg LP, stando all’Indice Shanghai Composite. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice. Le performance passate non sono garanzia di performance future.

[8] Ibid.

[9] Ibid.