Beyond Bulls & Bears

Valore oltre i confini dei mercati USA

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Quest’anno i principali indici delle medie di mercato statunitensi, per esempio S&P 500 e il Dow Jones Industrial Average, hanno battuto nuovi record sulla scia della performance consistente del 2013 e naturalmente le valutazioni non sono più così interessanti come quattro anni fa, quando gli Stati Uniti si stavano riprendendo da una crisi finanziaria. Sebbene gli investitori abbiano comunque continuato a riversarsi sui titoli azionari statunitensi, Peter Wilmshurst, Executive Vice President & Portfolio Manager di Templeton Global Equity Group™, sostiene che si possono individuare potenziali opportunità anche fuori dall’ampio universo dei mercati degli Stati Uniti, perfino in due mercati emergenti asiatici che molti altri investitori hanno evitato, ossia Corea del Sud e Cina. Wilmshurst spiega inoltre l’approccio del suo team agli investimenti in società europee e le relative prospettive per i settori della finanza e della salute.

 Peter Wilmshurst

Peter Wilmshurst, CFA®,
Executive Vice President, Portfolio Manager 
Templeton Global Equity Group™

Non sorprende che l’ottima performance dei mercati azionari statunitensi negli ultimi anni abbia richiamato una notevole attenzione. Riteniamo tuttavia che la fase rialzista abbia fatto salire in modo piuttosto consistente le valutazioni dei titoli statunitensi, il che ci fa ritenere meno interessante investire in tali mercati in quanto, come investitori value, andiamo alla ricerca di titoli scambiati a uno sconto notevole rispetto a quello che riteniamo essere il loro valore.

Per la maggior parte delle società, significa che valutiamo ciò che pensiamo possano guadagnare nel lungo termine e cerchiamo di acquistare titoli scambiati a un notevole sconto rispetto a tali utili nel lungo periodo. Adottiamo un approccio basato sul valore degli asset, considerando flussi di cassa e fattori analoghi, ma in realtà andiamo alla ricerca di titoli che riteniamo significativamente sottovalutati. Nel caso dei mercati statunitensi, ciò significa che per trovare valore non seguiamo gli indici generali.

Al momento, il Templeton Global Equity Group vede un numero molto più elevato di titoli sottovalutati fuori dagli Stati Uniti, inclusi due mercati emergenti – Corea del Sud e Cina – che negli ultimi anni sono stati ignorati a fronte di performance poco brillanti. Non bisogna lasciarsi trascinare dalla tentazione frequente ad accomunare tutti i mercati emergenti in una sola categoria, ed è opportuno ricordarsi che ciascuno di essi ha le proprie caratteristiche e i propri problemi specifici. In alcuni i titoli sono scambiati ai massimi storici, con valutazioni a premi significativi rispetto a certi mercati sviluppati, mentre in altri le quotazioni sono piuttosto depresse. Alcuni hanno gestito bene il boom delle loro economie negli ultimi 10 anni, mentre altri hanno registrato pressioni inflazionistiche crescenti o accumulato uno squilibrio eccessivo delle partite correnti.

A nostro avviso, la Corea del Sud è attualmente nella categoria dei protagonisti economici “virtuosi” e riteniamo che il suo mercato offra alcuni dei titoli più a buon prezzo del mondo, tra cui molti nei settori di materiali, finanza ed elettronica. Tuttavia, è anche un mercato i cui rendimenti azionari sono rimasti arretrati. Le società hanno generato un volume elevato di cash flow libero, ma solo una piccola parte di esso è stata ridistribuita agli azionisti.

Sotto la guida della Presidente Park Geun-hye e del Ministro delle Finanze Choi Kyung-hwan, il governo sudcoreano sta lavorando a un pacchetto di riforme inteso a risolvere il problema dei dividendi costringendo le maggiori conglomerate del paese a destinare sino all’80% dei loro redditi netti a dividendi, investimenti nel paese o stipendi dei dipendenti, in alternativa all’imposizione di un’imposta del 10% su tali utili. Ciò potrebbe costringere le società a cominciare a utilizzare la loro liquidità, fornendo l’impulso necessario per indirizzare molti titoli sottovalutati nella giusta direzione rialzista. Quest’estate Choi Kyung-hwan ha inoltre annunciato un pacchetto di stimoli del valore di 40 miliardi di dollari statunitensi e ad agosto la banca centrale del paese ha ridotto il tasso d’interesse di riferimento per la prima volta da 15 mesi, portandolo al 2,25%, il minimo da novembre 2010.

Oltre che in Corea del Sud, intravediamo potenziali opportunità anche in Cina, dove i mercati azionari sono notevolmente arretrati rispetto ai massimi raggiunti prima della crisi finanziaria del 2006 e 2007. Inoltre vi sono ampie possibilità di scelta, dato il notevole aumento negli ultimi 10 anni del numero di società quotate. Abbiamo acquistato titoli quotati principalmente alla borsa valori di Hong Kong. In futuro, quando le borse di Hong Kong e Shanghai saranno state collegate, come previsto da un nuovo programma governativo, potremmo accedere più agevolmente alle azioni A della borsa di Shanghai. Selezioniamo i titoli basandoci su un processo bottom-up e siamo pertanto convinti che esistano alcune opportunità interessanti. Al momento la Cina offre un mercato estremamente ampio.

La ripresa dell’eurozona è deragliata?

L’Europa è un’altra area a nostro giudizio interessante. Circa un anno fa, l’eurozona è uscita da una lunga recessione, ma i dati recenti del prodotto interno lordo (PIL) hanno evidenziato la mancanza di ulteriori progressi economici, a cui potrebbe avere contribuito la crisi ucraina. Molti analisti ritengono che la ripresa dell’eurozona si sia arrestata e che pertanto le valutazioni di numerose società europee siano ancora a sconto.

A nostro avviso, l’eurozona sta ancora cercando di uscire dalla crisi del debito sovrano del 2012. Gli europei hanno dovuto indubbiamente affrontare una situazione assolutamente drammatica. Nessuno dovrebbe sottovalutare quanto sia stato difficile questo periodo per le società e i consumatori europei. I costi di indebitamento erano saliti alle stelle causando preoccupazioni oggettive in merito alla possibilità di accedere a fondi e, comprensibilmente, comprimendo sia gli investimenti di capitali sia l’occupazione. L’Europa è ancora in fase di risanamento, ma riteniamo che si tratterà di un processo del tipo “due passi avanti e uno indietro” in termini di crescita degli utili, investimenti societari in incrementi di capitale e riforme governative.

Pur essendo generalmente ottimisti nei confronti dell’Europa, vorrei ribadire che guardiamo al mercato da una prospettiva basata sulla selezione titoli bottom-up. Non stiamo acquistando la regione, ma una serie di società che vi risiedono per vari motivi. Alcune sono multinazionali, europee di nome e in termini di sede legale, ma non necessariamente in termini di origine degli utili, delle vendite e dei ricavi. Molte di queste società hanno una notevole esposizione agli Stati Uniti e ai mercati emergenti. Le consideriamo società globali i cui titoli sono scambiati a uno sconto di valutazione notevole e hanno spazi per una ripresa degli utili.

Finanza e salute

Da un punto di vista settoriale, ci piacciono le società operanti nei settori della finanza e della salute domiciliate in varie regioni. I titoli finanziari hanno messo a segno un rimbalzo dopo la grave crisi iniziata nel 2008. Negli ultimi anni, abbiamo osservato notevoli miglioramenti nei livelli di liquidità e capitale, sebbene crediamo che vi sia ancora molto lavoro da fare. Anche la redditività è aumentata, registrando una ripresa soddisfacente, ma riteniamo che possa crescere ulteriormente. A nostro avviso, le valutazioni hanno anch’esse ampi spazi di incremento, addirittura di risalita a livelli prossimi alle medie di lungo termine; tuttavia, non ci aspettiamo che ritornino a muoversi ai ritmi spensierati osservati negli anni intorno al 2000.

La situazione per il settore della salute è diversa. Il settore non ha infatti registrato il rialzo e il ribasso straordinario che ha sconvolto i titoli finanziari verso la fine del primo decennio del 2000. Al contrario, ha riportato una frenata decennale. Per esempio, alla fine degli anni Novanta, alcuni titoli farmaceutici erano scambiati a multipli di 35 volte gli utili e sono poi scesi a multipli intorno a 10 – 20[1]. In seguito, hanno recuperato terreno, ma ci sembrano ancora sottovalutati. Le aziende hanno registrato cash flow consistenti, generato una crescita degli utili e il settore sta progredendo in modo più intelligente rispetto a un tempo. Numerose società sono molto più concentrate sull’offerta di servizi a valore aggiunto e sugli investimenti in ricerca e sviluppo. Per certe operazioni di fusione e acquisizione osservate recentemente, si tratta di fare bene o meglio nel rispettivo segmento, se non si vuole rischiare di trovarsi fuori. Se una società ha una divisione non competitiva, opera uno scambio con un’altra società e in questo modo entrambe le aziende migliorano i propri business model e le proprie valutazioni azionarie.

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Indipendentemente dall’area in cui il Templeton Global Equity Group va alla ricerca di opportunità, adottiamo l’approccio disciplinato e la filosofia che seguiamo ormai da molto tempo. Abbiamo la forza per definire il nostro percorso, ma non vogliamo essere diversi semplicemente per il gusto di distinguerci dalla massa. Seguiamo i risultati delle nostre ricerche.

 

I commenti, le opinioni e le analisi di Peter Wilmshurst hanno finalità puramente informative e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione a investire in un titolo o ad adottare una strategia di investimento. Le condizioni di mercato ed economiche sono passibili di rapidi cambiamenti, pertanto i commenti, le opinioni e le analisi si intendono resi alla data di questo post e sono soggetti a modifiche senza preavviso. Il presente materiale non intende costituire un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi a un paese, una regione, un mercato, un settore, un investimento o una strategia.

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati in via di sviluppo implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle minori dimensioni dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità e alla potenziale mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. Tali investimenti sono esposti a livelli elevati di volatilità dei prezzi nel corso di un anno.

 

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[1] Fonte: MSCI tramite FactSet, al 30 giugno 2014. MSCI disconosce qualunque garanzia e non si assume alcuna responsabilità riguardo ai dati MSCI qui riportati. Non è consentita alcuna ulteriore distribuzione o utilizzo. Questa relazione non è redatta o approvata da MSCI.