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Perché l’Europa sbaglia a ignorare la minaccia di Brexit

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Mentre attualmente nel Regno Unito le notizie sono dominate dalle ipotesi in merito al referendum sulla permanenza del paese nell’Unione Europea, nell’Europa continentale l’interesse degli investitori per l’argomento sembra decisamente modesto. Secondo David Zahn invece questo voto avrà profonde ripercussioni, non soltanto sul Regno Unito, ma anche sui mercati europei e internazionali e a suo giudizio gli investitori europei devono dedicare un’attenzione molto maggiore alle possibili conseguenze del referendum per riconoscere le potenziali opportunità, indipendentemente dall’esito del voto.

David Zahn
David Zahn

David Zahn, CFA®, FRM
Head of European Fixed Income
Senior Vice President, Portfolio Manager
Franklin Templeton Fixed Income Group

Ultimamente durante i miei viaggi nell’Europa continentale mi ha colpito la scarsa attenzione prestata dagli investitori alla prospettiva di un voto favorevole all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (UE). Molti investitori europei sembrano ritenere che questa decisione sulla cosiddetta “Brexit”, che dipenderà dall’esito del referendum fissato per il 23 giugno di quest’anno, sia un problema che riguarda soltanto il Regno Unito. In Franklin Templeton Fixed Income Group riteniamo che sia un atteggiamento sbagliato e che la Brexit abbia implicazioni significative per i mercati degli investimenti in tutta l’Europa. Crediamo inoltre che la possibilità di un voto favorevole a un’uscita non sia sufficientemente considerata nei prezzi del mercato.

Da quando il Primo Ministro del Regno Unito David Cameron ha confermato la data del referendum, i mercati hanno registrato una certa volatilità, concentrata su specifici asset britannici; gli spread di certi emittenti britannici di obbligazioni denominate in euro hanno registrato un notevole allargamento, non giustificato da alcun motivo apparente e ciò ci induce a pensare che molti europei stiano riducendo la loro esposizione al Regno Unito.

0316_Zahn_UK_Spreads_itaCon l’avvicinarsi della data del referendum ci aspettiamo un aumento della volatilità e una sua diffusione ad altri asset europei, che dovrebbe toccare il massimo il giorno dopo il voto sulla Brexit. La volatilità crea opportunità, ma anche problemi e riteniamo che emergeranno opportunità per gli investitori attenti, indipendentemente dall’esito.

Nel caso di un voto favorevole alla permanenza nell’UE, la calma dovrebbe tornare piuttosto rapidamente sui mercati, con un conseguente potenziale rialzo degli investimenti su cui si erano concentrate le vendite e in tale scenario potrebbero probabilmente emergere alcune buone opportunità di realizzare valore. Nel caso di un voto favorevole alla Brexit, emergerebbero comunque alcune opportunità, ma prevediamo la possibilità di una maggiore volatilità per un periodo più lungo, non soltanto nel mercato europeo in generale ma anche nel Regno Unito. Secondo le nostre previsioni, le obbligazioni periferiche registrerebbero cali piuttosto rilevanti e affiorerebbero interrogativi sull’eventualità che una Brexit possa costituire un precedente tale da indurre altri paesi a valutare il loro futuro in seno all’UE.

Nell’eventualità di una Brexit, il collante che ha tradizionalmente tenuto insieme l’UE potrebbe dimostrarsi non tanto forte e a mio avviso questo è un fattore al quale l’intera Europa deve prestare attenzione.

Un voto sul filo del rasoio

Forse alcuni osservatori in Europa continentale non si sono ancora resi conto del fatto che l’esito del referendum è tutt’altro che scontato. Le linee politiche sono state tracciate, ma alla fine la decisione sarà presa dal voto popolare. Quando in passato si è tenuto questo genere di elezioni, abbiamo notato che tendenzialmente la gente decide soltanto all’ultimo minuto e pertanto qualunque cattiva notizia in arrivo dall’Europa nell’imminenza del referendum – o un’escalation della crisi dei rifugiati – potrebbe far aumentare le probabilità di un voto favorevole all’uscita.

Alcuni partecipanti al mercato e investitori in Europa continentale potrebbero ritenere che l’attuale programma di acquisto di asset della Banca Centrale Europea (BCE) possa essere sufficiente per compensare eventuali ripercussioni negative di una Brexit. A mio avviso la BCE può arrivare solo fino a un certo punto. La BCE potrebbe in effetti modificare o rafforzare il proprio programma di acquisti, ma a mio giudizio si registrerebbe comunque una certa volatilità.

Ci separano dal referendum ancora settimane di discussioni, dibattiti e negoziazioni, ma a fronte di tale clamore, ritengo che sia importante sottolineare che l’Europa ha bisogno del Regno Unito e viceversa. A mio giudizio, un voto a favore della Brexit non sarà una vittoria per nessuna delle due parti e le trattative in merito all’uscita sono gestite in modo inadeguato. Alla luce di ciò, ritengo che sarebbe meglio se il Regno Unito votasse a favore della permanenza.

In caso di voto favorevole alla Brexit, l’attenzione si concentrerà sulle negoziazioni dei trattati destinati a sostituire l’attuale trattato UE. Sarebbero in ogni caso necessarie trattative, poiché l’UE è il maggiore partner commerciale del Regno Unito. Dovrebbe comunque continuare a esistere una libera circolazione dei lavoratori, perché un numero enorme di cittadini UE lavora nel Regno Unito. Inoltre, sarà necessario negoziare molte altre diverse questioni.

Ma soprattutto, mentre infuria il dibattito, siamo certi che questa decisione avrà profonde implicazioni, non soltanto per il Regno Unito, ma per tutto il continente europeo ed è per questo che riteniamo che gli investitori europei non possano permettersi di ignorare il problema.

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