Perché i prezzi dell’oro potrebbero ancora continuare a salire
5 dicembre 2016

Questo contenuto è disponibile anche in: Inglese, Cinese semplificato, Francese, Tedesco, Spagnolo, Polacco

Download PDF

Nei primi sette mesi dell’anno, i prezzi dell’oro hanno recuperato parte del lustro perso dopo un crollo pluriennale, sostenuti da nuovi rischi finanziari e da sviluppi geopolitici. Sebbene la sorprendente vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane abbia contribuito ad una nuova recente flessione dei prezzi dell’oro, Steve Land, Vice President & Portfolio Manager, Franklin Equity Group, ritiene che un potenziale incremento dell’inflazione statunitense ed un calo dell’offerta potrebbero contribuire a far brillare nuovamente l’oro nel 2017. In questo articolo, illustra le problematiche e le opportunità che le società aurifere potrebbero verosimilmente affrontare il prossimo anno.

Steve Land

Steve Land

Steve Land
Vice President, Research Analyst
Portfolio Manager
Franklin Equity Group

Dopo l’ottimo avvio del 2016, che ha visto il prezzo spot dell’oro salire da 1.060 dollari l’oncia all’inizio dell’anno[1] ad un massimo di 1.366 dollari l’oncia a luglio,[2] i prezzi hanno perso parte del lustro, in quanto gli investitori cinesi ed indiani, sensibili all’andamento dei prezzi, hanno ridotto gli acquisti di oro e gli investimenti si sono poi calmati sulla scia del voto favorevole all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (Brexit), che aveva rappresentato un forte catalizzatore del picco di domanda nel secondo trimestre. La volatilità dei prezzi dell’oro è inoltre aumentata nel periodo precedente le elezioni presidenziali americane, tenutesi all’inizio di novembre. Quando nella notte delle elezioni americane è apparso chiaro che Donald Trump avrebbe riportato un’inattesa vittoria, le negoziazioni dell’oro sono balzate a più di 60 dollari, ma il rialzo è stato interamente annullato all’apertura dei mercati statunitensi. Dopo le elezioni sono sopravvenute vendite massicce a seguito della rotazione degli investitori verso settori ritenuti maggiori beneficiari diretti di una Camera ed un Senato controllati dai Repubblicani sotto la guida del Presidente eletto Trump.

Il prezzo dell’oro si è attualmente assestato intorno a 1.184 dollari l’oncia,[3] un livello superiore soltanto dell’11% a quello dell’inizio dell’anno. Nelle prime settimane di gennaio, molti investitori avevano iniziato a riservare i loro capitali in asset tradizionalmente percepiti come “beni rifugio”, quali l’oro. L’oro tende ad attirare l’attenzione degli investitori perché conserva il proprio valore in caso di turbolenze dei mercati grazie alla bassa correlazione con le altre classi di asset ed alla sua lunga tradizione come strumento finanziario.

Quest’anno, i prezzi dell’oro sono stati sostenuti anche dai tassi d’interesse storicamente bassi in molte parti del mondo. I tassi d’interesse bassi riducono il costo di opportunità della detenzione di oro fisico. Sebbene l’oro non paghi un rendimento e la sua conservazione comporti spesso costi, i tassi negativi prevalenti in tutto il mondo hanno spinto un numero crescente di investitori a riversarsi sull’oro in alternativa ai titoli di Stato. L’oro offre una ragionevole liquidità, pur non essendo legato ad alcuna regione geografica né ad alcun sistema finanziario o governo.

Il prossimo anno, le varie elezioni che si terranno nel mondo potrebbero anch’esse influenzare il prezzo dell’oro, come evidenziato dall’aumento di breve durata osservato dopo i risultati iniziali indicanti la vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali americane. Uno dei propulsori fondamentali dell’oro è l’incertezza. Sebbene tutte le elezioni comportino cambiamenti, alla luce dei risultati di quest’anno negli Stati Uniti e della successiva reazione dei mercati, le prossime elezioni in Europa ed altre parti del mondo sembrano potenzialmente in grado di provocare altre turbolenze.

Un ulteriore aumento dell’inflazione statunitense potrebbe a sua volta rafforzare i prezzi dell’oro, in quanto alcuni considerano questo metallo prezioso come una protezione contro l’inflazione. Quest’anno, i prezzi hanno reagito alle previsioni associate alle potenziali misure di politica monetaria statunitense, scendendo quando è sembrato che la Federal Reserve (Fed) volesse intervenire per anticipare l’inflazione e salendo quando la Fed è apparsa disposta a restare dietro la curva dell’inflazione. Devo ricordare che i prezzi dell’oro sono molto difficili da prevedere e che la loro correlazione con i tassi d’interesse non è chiara. Le maggiori oscillazioni dei prezzi nel breve termine sono scaturite abitualmente da eventi non interamente previsti dal mercato, come per esempio il voto Brexit nel Regno Unito a giugno.

Preoccupazioni sul fronte dell’offerta

Come per la maggior parte delle materie prime, i prezzi dell’oro in ultima analisi sono dettati dall’andamento fondamentale della domanda e dell’offerta. Quest’anno, la maggiore domanda di oro da parte degli investitori ha provocato una significativa contrazione del divario tra domanda ed offerta. L’offerta mineraria risponde storicamente con lentezza agli aumenti dei prezzi; cinque anni di debolezza delle azioni aurifere hanno provocato sovraesposizioni dei bilanci societari e frustrazione degli investitori: il rendimento cumulativo a cinque anni per il settore, cioè dal 2010 al 2015, è stato infatti pari a -76,2%.[4] Le società minerarie sembrano avere significativamente sottoinvestito, al punto che anche con un notevole incremento degli investimenti, è difficile immaginare che la produzione di oro possa superare gli attuali livelli nell’arco di cinque anni; spesso servono da 10 a 15 anni per portare la produzione di una miniera a regime dopo la scoperta iniziale, gli studi di fattibilità, le concessioni e la costruzione.

La flessione quinquennale dei titoli auriferi ha imposto al settore l’adozione di una disciplina storicamente non necessaria per generare i tradizionali rendimenti finanziari. Ci sembra che il settore dell’estrazione dell’oro stia emergendo dalla crisi con un grado di concentrazione sui reali rendimenti di capitale e sulla generazione di cash flow più elevato rispetto a quello osservato nel passato. La fase discendente dell’oro ha costretto le società a tagliare i costi e ridurre le spese. A nostro giudizio, finora quest’anno le società di estrazione dell’oro hanno fatto un ottimo lavoro, controllando i costi e mantenendo la disciplina finanziaria a fronte dell’aumento dei prezzi dell’oro e di conseguenza abbiamo constatato un significativo miglioramento di utili e cash flow.

In prospettiva, le società potrebbero tuttavia avere difficoltà a mantenere questi controlli dei costi, soprattutto qualora continuasse l’incremento dell’attuale attività economica complessiva, dato che ciò esercita di norma pressioni rialziste sui prezzi dell’energia. Negli ultimi anni, il settore dell’estrazione dell’oro ha beneficiato dei bassi prezzi del petrolio, in quanto la movimentazione e la frantumazione di volumi elevati di roccia per estrarre l’oro comportano notevoli dispendi di energia ed un aumento consistente dei prezzi del petrolio potrebbe comprimere i margini operativi delle società. Anche la debolezza delle valute di alcuni importanti paesi minerari, come Sudafrica, Australia e Canada, ha contribuito a ridurre i costi negli ultimi anni; tuttavia, molte di queste valute legate alle materie prime si sono di recente rafforzate, il che è destinato a complicare i raffronti su base annua nel quarto trimestre del 2016.

Potenziali opportunità

Rileviamo interessanti opportunità nel settore dell’oro, in cui molte società sono ancora scambiate a valori inferiori ai costi che dovrebbero sostenere oggi per costruire le loro miniere esistenti. È importante ricordare che questo settore è tra i più volatili. Anche dopo il rialzo di quest’anno, il prezzo dell’oro è ancora inferiore più del 50% ai livelli di fine 2010.

A nostro giudizio, un investimento nel settore dell’oro si basa in parte sulla fondamentale convinzione che eventi esogeni come la Brexit, le crescenti tensioni commerciali, le politiche fiscali e monetarie inflazionistiche adottate da molte Banche Centrali di tutto il mondo, siano destinati a sostenere i prezzi dell’oro. Se i prezzi dell’oro salgono, per le società minerarie emergono nuove opportunità che non avevano senso a prezzi dell’oro più bassi, in quanto le risorse di qualità inferiore diventano economiche e diminuisce il costo del capitale per nuovi impianti e attrezzature. Un cash flow più forte consente a sua volta di rimborsare il debito più rapidamente del previsto e di perseguire nuovi progetti di esplorazione mineraria o progressivi ampliamenti degli impianti.

Inoltre, le società minerarie hanno continuato a concentrarsi sul miglioramento della struttura dei costi delle loro attività, sul rimborso del debito e sulla razionalizzazione degli asset, elementi che a nostro giudizio dovrebbero tradursi in un incremento delle potenziali performance ed in un rafforzamento dei prezzi delle azioni, soprattutto in un contesto di aumento dei prezzi dell’oro. A nostro avviso, la combinazione tra elevata volatilità e bassa correlazione con il mercato nel suo complesso rende i titoli auriferi un interessante elemento di potenziale diversificazione da considerare nell’ambito di un portafoglio globale.

Note Informative e Legali

I commenti, le opinioni e le analisi rappresentano i pareri personali del gestore degli investimenti ed hanno finalità puramente informative e d’interesse generale e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione o sollecitazione ad acquistare, vendere o detenere un titolo o ad adottare qualsiasi strategia di investimento. Non costituiscono una consulenza legale o fiscale. Le informazioni fornite in questo materiale sono rese alla data di pubblicazione, sono soggette a modifiche senza preavviso e non devono essere intese come un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi ad un paese, una regione, un mercato o un investimento.

Nella redazione di questo materiale potrebbero essere stati utilizzati dati provenienti da fonti esterne che non sono stati controllati, validati o verificati in modo indipendente da Franklin Templeton Investments (“FTI”). FTI non si assume alcuna responsabilità in ordine a perdite derivanti dall’uso di queste informazioni e la considerazione dei commenti, delle opinioni e delle analisi in questo materiale è a sola discrezione dell’utente. Prodotti, servizi ed informazioni potrebbero non essere disponibili in tutte le giurisdizioni e sono offerti da società affiliate di FTI e/o dai rispettivi distributori come consentito dalle leggi e normative locali. Si invita a rivolgersi al proprio consulente professionale per ulteriori informazioni sulla disponibilità di prodotti e servizi nella propria giurisdizione.

Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. Il settore dei metalli preziosi comporta oscillazioni del prezzo dell’oro e di altri metalli preziosi e una maggiore sensibilità a sviluppi economici e normativi avversi che influenzano il settore. Gli investimenti esteri possono inoltre essere associati a rischi di fluttuazioni dei cambi e incertezza politica. Gli investimenti nei mercati emergenti implicano rischi accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni relativamente minori ed ai volumi inferiori di liquidità dei mercati in questione. Le società a bassa capitalizzazione possono essere particolarmente sensibili ai cambiamenti delle condizioni economiche e le loro prospettive di crescita hanno un grado di certezza minore rispetto a quelli in società maggiori, più tradizionali. L’investimento in un portafoglio non diversificato comporta il rischio di maggiori fluttuazioni dei prezzi rispetto ad un portafoglio maggiormente diversificato.

__________________________________________________

[1] Fonte: FactSet. Per maggiori informazioni sui fornitori dei dati, si rimanda al sito web www.franklintempletondatasources.com.

[2] Ibid.

[3] Fonte: Bloomberg, al 25 novembre 2016. Per maggiori informazioni sui fornitori dei dati, si rimanda al sito web www.franklintempletondatasources.com.

[4] Fonte: FTSE Russell, per il periodo di cinque anni chiuso al 30 settembre 2016. I titoli auriferi sono rappresentati dall’Indice FTSE Gold Mines, che comprende tutte le società aurifere con una produzione d’oro sostenibile di almeno 300.000 once l’anno e che traggono dall’estrazione dell’oro una percentuale di ricavi pari o superiore al 51%. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice. Non tengono conto di commissioni, oneri o spese. Le performance passate non sono indicazione o garanzia di performance future.