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Azionari

Svolta in arrivo per il settore dell’energia?

Memori degli shock provocati dal marcato ribasso dei prezzi del petrolio nel 2014-2015, molti investitori hanno continuato a guardare con sospetto ai titoli energetici, nonostante il rimbalzo registrato dai prezzi quest’anno. In quest’articolo, Fred Fromm, Vice President & Portfolio Manager, Franklin Equity Group, sostiene che non dovrebbero farlo. Tralasciando la volatilità di breve periodo, analizza più a fondo i fondamentali settoriali che a suo giudizio rendono interessante la tesi d’investimento a lungo termine in titoli di società di servizi per giacimenti petroliferi.

Questo contenuto è disponibile anche in: Inglese Francese Tedesco Polacco

All’inizio di novembre di quest’anno, i prezzi globali del petrolio sono saliti ai massimi degli ultimi due anni, dopo aver registrato incrementi a settembre e ottobre. I prezzi del petrolio hanno beneficiato della forte crescita della domanda in molte parti del mondo, in particolare nei mercati emergenti, e della limitazione della produzione, che hanno messo sotto tensione i fondamentali di domanda e offerta.

Nonostante il recente rialzo dei prezzi del petrolio, molti investitori sono rimasti riluttanti ad acquistare i titoli energetici, come attestato dalla bassa performance del settore di quest’anno.[1] I titoli delle società di servizi per giacimenti petroliferi sono stati particolarmente deboli.

Perché gli investitori sono riluttanti ad acquistare i titoli energetici
Dopo tre anni di calo dei prezzi del petrolio, molti investitori continuano a guardare con diffidenza ai titoli energetici. I prezzi hanno cominciato a scendere nel 2014, quando l’offerta globale ha iniziato a superare rapidamente la domanda, in ampia misura a causa della rivoluzione provocata dal petrolio di scisto negli Stati Uniti. Nel 2016, i prezzi di riferimento del West Texas Intermediate (WTI) e del Brent sono scesi a meno di 30 dollari statunitensi al barile, provocando il fallimento di numerose società o la riduzione delle attività di esplorazione e delle spese per la produzione.

Il calo iniziale della produzione statunitense, in combinazione con i tagli coordinati dell’offerta operati dai principali fornitori aderenti all’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) e dai partner, ha contribuito a riportare quest’anno il petrolio a 50-60 dollari statunitensi al barile. Tuttavia, i prezzi sono ancora decisamente inferiori ai massimi di oltre 100 dollari statunitensi di quattro anni fa.
Alla luce dell’attuale contesto di prezzi più bassi, della volatilità di mercato e dell’incertezza per il futuro, molti investitori hanno percepito come troppo rischiosi i titoli delle società di servizi per giacimenti petroliferi. Ciò si è a sua volta tradotto in valutazioni più attraenti per questi titoli, che a nostro giudizio potrebbero offrire interessanti opportunità d’investimento.
Siamo del parere che esista un pregiudizio diffuso, secondo il quale i titoli energetici richiedono prezzi del petrolio più elevati per poter esprimere il loro potenziale di rialzo. A noi risulta invece che la stabilità dei prezzi che può creare un terreno fertile per la prosperità di società orientate alla crescita. Inoltre, gli investimenti da parte dei produttori sono sostanzialmente una funzione dei loro cash flow, che potrebbero beneficiare del calo dei costi e degli incrementi di produttività.

Naturalmente, un aumento dei prezzi sarebbe benefico per i produttori, ma non è un ingrediente necessario. In particolare, notiamo che molte società di esplorazione e produzione di petrolio e gas hanno oggi notevoli opportunità di crescita, a livelli di rischio storicamente bassi, considerando il factory model adottato per sviluppare risorse non convenzionali.
Ci sembra che la cautela di molti investitori nei confronti dei titoli energetici sia imputabile anche ad altre ragioni. Alcuni ritengono che la maggiore produzione petrolifera statunitense causerà un indebolimento dei prezzi e degli investimenti, nonostante quanto suggerito da molti resoconti. E in effetti, l’unico modo in cui la produzione è destinata a continuare a crescere è grazie a un aumento degli investimenti e delle attività di perforazione, che andrà a vantaggio delle società di servizi.

A nostro giudizio, nei prossimi trimestri la produzione aumenterà a un ritmo più elevato, ma riteniamo che ciò non sarà troppo problematico per i fondamentali del mercato petrolifero e, ad un certo punto, sarà necessario per compensare il calo naturale dei tassi in altre parti del mondo. Sulla base della nostra analisi, pensiamo che per mantenere l’equilibrio del mercato nel lungo termine sarà necessario un livello di investimenti più elevato.
Molti investitori si interrogano anche sui possibili tempi per una flessione della domanda di petrolio causata dall’adozione su ampia scala dei veicoli elettrici (EV). Sebbene non ignoriamo il rischio comportato dagli EV, le previsioni più razionali non prospettano un impatto significativo, probabilmente fino alla metà del prossimo decennio.

Anche in tal caso, riteniamo che l’impatto sulla domanda di petrolio esercitato dall’adozione degli EV sarà probabilmente molto inferiore rispetto a quello che le ipotesi di alto livello hanno prospettato. Abbiamo visto che anche i maggiori fautori degli EV si attendono una crescita delle vendite di vetture a gas nei prossimi decenni.
Nel breve termine, riteniamo che i prezzi del petrolio dovrebbero continuare a beneficiare delle limitazioni della produzione, che hanno messo sotto tensione i fondamentali di domanda e offerta. Riteniamo che con buone probabilità l’OPEC e gli altri fornitori primari, inclusa la Russia, prolungheranno i tagli della produzione di petrolio per arginare l’eccesso di offerta globale.

Prospettive per i titoli delle società di servizi per giacimenti petroliferi

Crediamo che il settore dei servizi per giacimenti petroliferi abbia sofferto a causa dell’intransigenza degli investitori. A nostro avviso, le deboli tendenze della produzione statunitense, il calo delle scorte e l’aumento dei prezzi del petrolio dovrebbero essere considerati fattori favorevoli all’andamento degli investimenti futuri.

Per le suddette ragioni, rileviamo opportunità in titoli selezionati di società di servizi per giacimenti petroliferi. Le stime di ricavi e utili futuri di questi titoli sono state riviste al ribasso perché gli analisti hanno ritenuto che il marcato incremento dell’attività di quest’anno abbia semplicemente rinviato gli investimenti.

Le stime attuali ci appaiono non soltanto ragionevoli, ma probabilmente anche troppo prudenti. Nel caso di molte società, le stime per il 2018 potrebbero essere rispettate annualizzando i risultati attesi per il quarto trimestre. Ciò segnala che esse siano realizzabili anche con livelli di attività invariati. Riteniamo che questo esito sia improbabile con i prezzi ai massimi degli ultimi due anni.
Crediamo che le valutazioni appaiano attraenti sulla base di queste stime più prudenti. Ciò potrebbe tradursi in un nuovo rialzo delle azioni dei servizi per giacimenti petroliferi a mano a mano che le previsioni si riadeguano.

I titoli delle società di servizi per giacimenti petroliferi fortemente esposte al mercato onshore statunitense ci sembrano particolarmente interessanti.  Notiamo inoltre che parecchie società minori stanno registrando una rapida crescita nel mercato più forte, ossia il pompaggio ad alta pressione o fratturazione idraulica nel Bacino Permiano in Texas.

Tuttavia, riteniamo anche che nel prossimo futuro gli investimenti si diffonderanno in altri mercati. A nostro parere, essi potrebbero favorire le società che forniscono altri servizi negli Stati Uniti e quelle che sono state ignorate a causa dell’esposizione ai mercati offshore e non statunitensi.

 

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Quali sono i rischi?

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[1] Fonte: Bloomberg LP. Dati da gennaio 2017 a novembre 2017. Per maggiori informazioni sui fornitori di dati, si rimanda al sito Web www.franklintempletondatasources.com.