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Obbligazionari

Un nuovo governo non convenzionale in Italia

Due mesi dopo che si sono tenute le elezioni in Italia, il paese è in procinto di avere un nuovo governo guidato dal partito di destra Lega e dal movimento di sinistra Cinque Stelle. Mentre i mercati hanno bisogno di un po’ di tempo per valutare le implicazioni complessive di quest’insolita alleanza, David Zahn, Head of European Fixed Income, Franklin Templeton, illustra la sua analisi della situazione politica.

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Nella nostra analisi immediatamente successiva alle elezioni che si sono tenute in Italia a marzo di quest’anno, avevamo scritto che l’alleanza tra i Cinque Stelle e la Lega, due partiti populisti alle estremità opposte dello spettro politico, sarebbe stato l’esito peggiore per i mercati.

Ora, due mesi dopo il voto, sembra probabile che quei due partiti cercheranno di formare il prossimo governo italiano.

Come potrebbero reagire i mercati?

I mercati hanno finora reagito con relativa calma alle notizie.

Tuttavia, riteniamo che emergano già segnali indicanti che questa coalizione di opposti possa cercare di attuare politiche destinate a innervosire i mercati finanziari.

Le due parti hanno parlato ampiamente delle spese che intendono effettuare ma non altrettanto ampiamente di come intendono raccogliere i fondi necessari.

Per esempio, tra i temi generali emersi dalle loro discussioni vi sono l’introduzione di una flat tax a una bassa aliquota, la riduzione dell’età di pensionamento (in un momento in cui la maggior parte degli altri paesi fa l’opposto) e l’adozione di una forma di reddito universale di base per gli incapienti.

Sono cause nobili, ma che comportano tutte dei costi. L’Italia è già gravata di un deficit di bilancio piuttosto elevato. Ha un surplus primario, se si escludono i pagamenti di interessi, ma il suo rapporto debito-prodotto interno lordo (PIL) supera il 130%. Di conseguenza, a nostro avviso un incremento delle spese non sembra essere la risposta.

Inoltre, si ritiene che l’Italia abbia una delle economie più deboli d’Europa.

Minore domanda di titoli di Stato italiani

A nostro giudizio, il governo italiano dovrebbe mirare a riforme in grado di generare crescita nel lungo termine, invece di cercare di alimentare la crescita mediante la spesa governativa.

La riduzione del programma di acquisto di obbligazioni da parte della Banca Centrale Europea (BCE) potrebbe costituire un ulteriore problema per le ambizioni dell’imminente governo.

Lo scorso anno la BCE ha speso 60 miliardi di euro al mese per acquistare obbligazioni societarie e titoli di Stato europei. L’Italia ha rappresentato una discreta percentuale di tali acquisti di titoli di Stato e il programma ha fornito un certo supporto ai titoli di Stato italiani.

La BCE ha ora ridotto gli acquisti mensili a 30 miliardi di euro al mese e a settembre è prevista la conclusione del programma. Riteniamo che la banca prolungherà il programma di acquisto di asset nel 2019, che secondo le nostre previsioni si concentrerà però in misura maggiore sulle obbligazioni societarie.

A mano a mano che la BCE si allontana, la domanda di titoli di Stato italiani è destinata a diminuire rispetto a un anno fa. Di conseguenza, il governo italiano dovrà trovare altri acquirenti e presumiamo che i costi di finanziamento per l’Italia probabilmente aumenteranno.

Alla luce degli aspetti sconosciuti di una nuova amministrazione, prevediamo che si tratterà in misura maggiore di acquirenti nazionali. Tuttavia, gli acquirenti nazionali potrebbero richiedere rendimenti più elevati per essere incoraggiati a effettuare gli acquisti.

In quale misura Francia e Germania saranno di supporto?

Pur ritenendo che le paure per l’euro-scetticismo della coalizione Lega/Cinque Stelle siano eccessive, riconosciamo che potrebbero esservi tensioni tra Roma e Bruxelles, in particolare in merito ai piani di spesa del nuovo governo.

L’attuale costituzione italiana non consente un referendum sull’appartenenza del paese all’euro o all’Unione Europea. E al momento è improbabile che Lega e Cinque Stelle abbiano la maggioranza di tre quarti del parlamento necessaria per modificare la costituzione.

I piani di spesa della nuova amministrazione potrebbero tuttavia provocare qualche frizione nell’area euro.

Vi è un interrogativo: in quale misura i governi di Francia e Germania supporteranno i piani del nuovo governo italiano? Sarà forse sorprendente, ma riteniamo che vi siano motivi indicanti che potrebbero fornire un certo supporto.

Alla luce delle posizioni commerciali più aggressive assunte dagli Stati Uniti e dalla Cina, è probabile che l’Europa intenda mantenere un fronte più unito.

Nel complesso, prevediamo di adottare una visione negativa sui titoli di Stato italiani nel breve-medio termine. Essi generano rendimenti piuttosto elevati rispetto al resto dell’Europa, ma pensiamo che il nuovo governo potrebbe avere difficoltà a rispettare il suo programma o a tenere i mercati finanziari tranquilli.

 

CFA® e Chartered Financial Analyst® sono marchi registrati di proprietà del CFA Institute.

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