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Obbligazionari

Anteprima BCE: i recenti sviluppi italiani influenzeranno il calendario del tapering europeo?

Il futuro del programma di allentamento quantitativo della Banca Centrale Europea, iniziato tre anni fa, consiste nel trovare un punto di equilibrio. Il consiglio direttivo della banca sfrutterà la sua riunione in programma a giugno per estendere il piano o confermerà la conclusione degli acquisti di attività a settembre? David Zahn, Head of European Fixed Income, Franklin Templeton, ritiene che gli ultimi dati economici europei e i recenti sviluppi politici in Italia puntino verso un’estensione e, a suo parere, questo significa che gli aumenti dei tassi d’interesse nell’eurozona sono improbabili prima del 2020.

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La Banca Centrale Europea (BCE) ha iniziato il suo programma di allentamento quantitativo (QE) nel marzo 2015 e alla fine di questo mese ci aspettiamo finalmente alcuni dettagli concreti sul calendario della sua conclusione.

Ufficialmente, il QE sarebbe dovuto giungere al termine a settembre di quest’anno, ma considerato il recente indebolimento dei dati sulla crescita dell’eurozona e la relativa attenuazione anche dell’inflazione, riteniamo che sarebbe prematuro per la BCE avventurarsi in un ciclo restrittivo.

La nostra previsione, pertanto, è che l’attuale presidente della BCE Mario Draghi estenderà il programma di acquisti di attività almeno fino alla fine di quest’anno e molto probabilmente fino al 2019.

Data la possibile ulteriore diminuzione dello stimolo monetario, riteniamo che il programma di acquisti si orienterà ancora di più verso le attività private, come ad esempio le obbligazioni societarie, in quanto la BCE prosegue il percorso di riduzione degli acquisti di titoli di Stato.

La persistente attenzione verso le obbligazioni societarie dovrebbe contribuire anche a non far salire gli spread creditizi, mentre gli acquisti governativi possono continuare a essere ridotti.

La situazione italiana aumenta i premi al rischio in Europa

Al contempo, gli sviluppi politici in Italia hanno particolarmente contribuito a un aumento generale dei premi al rischio in Europa.

Poiché la Lega e il Movimento Cinque Stelle sono riusciti a formare un governo, prevediamo un allentamento dei cordoni della borsa in Italia. Il mercato obbligazionario ha già reagito negativamente a questa possibilità. Tuttavia non riteniamo che si tratti di un problema sistemico; si tratta anzi di valutare quali premi al rischio dovrebbero essere aumentati in Italia alla luce del suo probabile nuovo orientamento fiscale.

A fine maggio il mercato obbligazionario italiano ha registrato una considerevole contrazione in un quadro di turbolenze politiche nel paese, ma a nostro parere i fondamentali economici restano invariati. Nonostante i timori sul futuro assetto governativo, riteniamo che la situazione sia molto specifica del paese. Se fosse un rischio esistenziale con una reale possibilità di uscita dell’Italia dall’Unione Europea (UE), probabilmente l’euro finirebbe sotto pressione, insieme alle obbligazioni spagnole e francesi.

A nostro parere, una buona parte del recente nervosismo del mercato è stata dovuta al posizionamento, in quanto gli investitori si sono catapultati fuori dalle obbligazioni italiane. Ora stiamo assistendo invece a un ritorno alla normalità. Questo significa anche che gli spread italiani saranno probabilmente molto più volatili, così come il segmento del reddito fisso europeo in generale; ciò accade perché alla luce di questa situazione ci si chiede se saranno attuate riforme in Europa. Adesso sarà integrato un premio al rischio, un fattore che consideriamo positivo.

Le turbolenze italiane sono un altro campanello di allarme per Bruxelles, a nostro giudizio. Prima è stato il Regno Unito a voler lasciare l’UE e ora l’Italia dichiara di voler ritoccare i suoi rapporti con l’Unione Europea. È importante notare che il Movimento Cinque Stelle e la Lega sono stati eletti non perché anti-europeisti, ma per spingere le riforme in Europa. È pertanto probabile che assisteremo a un cambiamento del rapporto tra l’Italia e l’Europa in futuro.

Ci aspettiamo che tutte queste considerazioni influiranno sul dibattito della BCE nella sua riunione del 14 giugno e che probabilmente la incoraggeranno nella sua decisione di mantenere aperte le opzioni di QE. Con la crescita che continua a rallentare, l’inflazione ancora bassa e ora il rischio politico nell’eurozona, a nostro parere è improbabile che la BCE concluderà il QE almeno fino a quando si definirà la situazione.

La recente fiammata in Italia rafforza soltanto la nostra opinione secondo cui la BCE estenderà il programma di acquisto di attività fino al 2019. Riteniamo inoltre che al momento la probabilità di rialzi dei tassi sia rinviata più avanti nel futuro.

Per la BCE è molto più facile adattare (aumentare o ridurre) un programma di QE esistente che riavviare un programma scaduto.

A nostro giudizio, quindi, il presidente della BCE Mario Draghi preferirà mantenere in vita il programma di QE attuale a un basso livello, fino a quando vi saranno più dati sull’impatto degli sviluppi politici in Italia.

Tuttavia prevediamo che il Consiglio direttivo della BCE sfrutterà la riunione di giugno per essere più esplicito circa il suo calendario di rialzi dei tassi d’interesse dopo la conclusione del programma di QE.

Come abbiamo spiegato sopra , se estenderà il QE fin dopo la fine dell’anno, come prevediamo, sarà difficile osservare rialzi dei tassi d’interesse nell’eurozona prima del 2020.

Domande sul successore di Draghi

Il mandato di Draghi come presidente della BCE scadrà a novembre 2019, ma stanno già emergendo dibattiti sui possibili candidati alla sua sostituzione. Prevediamo che intorno alla fine dell’anno queste voci si intensificheranno.

Al momento i due candidati principali sembrano essere il presidente della Bundesbank Jens Weidmann e il governatore uscente della Banca di Finlandia Erkki Liikanen. Ci aspettiamo che entrambi propendano per una politica monetaria meno accomodante rispetto al passato.

Tuttavia, considerato il contesto attuale, Draghi probabilmente non desidera delegare loro alcun ciclo di rialzo dei tassi fino a quando saranno in carica nel quarto trimestre del prossimo anno.

Obbligazioni italiane: di nuovo interessanti?

Le obbligazioni italiane sono tornate a essere interessanti. Sembrerebbero offrire un bel po’ di rendimento extra, sebbene a fronte dell’assunzione di un po’ di rischio aggiuntivo.

Il mercato avrà bisogno di acquisire maggiori dettagli sul governo (chi sono i ministri e qual è il piano fiscale) prima di concentrarsi troppo su quale sia esattamente il livello del premio da assegnare alle obbligazioni italiane.

Riteniamo che mormorii sulle strade percorribili per portare l’Italia fuori dall’euro siano soltanto un rumore di fondo per il consumo nazionale e non prevediamo che si tradurranno in azioni a breve termine.

Tuttavia i recenti sviluppi indicano che il populismo è ancora molto vivace in Europa. Sebbene in alcuni paesi sia stato respinto, è tornato alla ribalta in Italia e registra una tendenza in aumento in tutta Europa. Ciò di cui adesso l’area euro ha bisogno, a nostro parere, è un programma di aggiustamenti o riforme che potrebbero trovare soluzioni ai timori che fanno salire il sentiment populista.

 

CFA® e Chartered Financial Analyst® sono marchi di proprietà del CFA Institute.

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