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Azionari

Ecco perchè vediamo opportunità di ripresa nelle azioni europee

I mercati azionari sembrano essersi calmati dopo la breve e intensa volatilità provocata lo scorso mese dalle turbolenze politiche in Italia e Spagna. Come di consueto, Dylan Ball, Head of European Equity Strategies, Templeton Global Equity Group, esamina tali shock di breve termine in un’ottica di lungo termine.  Valuta la fase del ciclo economico in Europa e le potenziali opportunità d’investimento.

Questo contenuto è disponibile anche in: Inglese Francese Tedesco Spagnolo

A nostro giudizio, la recente debolezza dai dati macroeconomici e degli utili europei rispecchia un rallentamento di metà ciclo, piuttosto che la fine della ripresa economica in Europa.

La forza dell’euro nel terzo e quarto trimestre dello scorso anno ha frenato parzialmente la crescita degli utili che ci saremmo altrimenti aspettati all’inizio di quest’anno, in quanto circa il 50% dei ricavi delle società incluse negli indici europei è legato alle esportazioni.

Ora, riteniamo che la rinnovata forza del dollaro statunitense dovrebbe consentire una ripresa degli utili europei nella parte restante del 2018.

Più vicini alla fine che all’inizio

La nostra analisi suggerisce inoltre che siamo più vicini alla fine che all’inizio del ciclo di crescita economica globale. Le azioni europee hanno tradizionalmente registrato performance superiori alla media nelle ultime fasi di un ciclo economico.

Ci sembra che gran parte delle tendenze economiche osservate negli Stati Uniti negli ultimi anni debba ancora raggiungere la maturità in Europa. Di conseguenza, pensiamo che potrebbe essere il momento opportuno per considerare l’Europa come un mezzo per recuperare terreno rispetto ad altri mercati azionari.

Per esempio, negli Stati Uniti abbiamo osservato una ristrutturazione del mercato del lavoro che si è ripercossa sui risultati economici delle società, ma che a questo punto è ampiamente scontata nelle quotazioni azionarie.

Per contro, soltanto ora la riforma del lavoro in Germania, Spagna e più recentemente in Francia, consente alle società europee dei paesi core di ristrutturare la componente di costi fissi costituita dalla forza lavoro.

Una lunga ripresa

La ripresa economica globale è iniziata nel 2009 e rappresenta ora la terza ripresa più lunga della storia, dopo quelle successive alle recessioni del 1991 e del 1961.

Secondo la nostra analisi, le società europee tendono a muoversi con due o tre anni di ritardo rispetto alle controparti statunitensi in termini di ciclo economico e riteniamo pertanto che l’Europa abbia ancora spazi di recupero.

Ci aspettiamo che alcuni investitori che hanno riportato guadagni su questi temi negli Stati Uniti, comincino a cercare soluzioni per sfruttarli anche sul fronte delle azioni europee.

Siamo in un mercato in crescita e le azioni europee hanno una natura piuttosto spiccata di tipo Value, di conseguenza non ci sorprende che abbiano bisogno di maggior tempo rispetto agli Stati Uniti per esprimere performance.

All’inizio di giugno, il settore finanziario tradizionalmente orientato al segmento Value costituiva oltre il 20% dell’indice MSCI Europe ex UK, mentre i titoli industriali rappresentavano un altro 15%. Per contro, la tecnologia, che è generalmente considerata un settore Growth, costituiva appena il 6% dell’indice europeo, ma più del 25% dell’MSCI USA.1

Di norma i mercati Growth, come questo, si sono dimostrati più duraturi dei Value. Tuttavia, ciò non significa che il segmento Value continuerà a esprimere performance inferiori alla media.

Storicamente, abbiamo spesso osservato performance controstile superiori alla media nelle ultime fasi delle riprese economiche, mentre i titoli popolari perdevano vigore. Nel ciclo attuale, questi titoli popolari sono stati generalmente quelli dei settori di tecnologia, beni di lusso e beni di prima necessità.

L’abbiamo osservato nell’ultima ripresa di fine ciclo, nel 2006-2007, quando il segmento Growth ha messo a segno performance superiori alla media in un mercato Value. Abbiamo costruito i nostri portafogli proprio per questo contesto in cui rileviamo solitamente inflazione più elevata, tassi d’interesse più alti e un maggior grado di volatilità.

Continuiamo a individuare valore sul fronte delle banche europee e delle società energetiche. In questa fase, sia le banche che le società energetiche rappresentano storie di ristrutturazioni pluriennali e continuano ad aumentare gli utili.

Ciò nonostante, i mercati tendono a premiare i titoli con valutazioni pari a una frazione di quelli tecnologici o dei beni di prima necessità. Per esempio, le banche europee sono ancora in ritardo di circa tre anni rispetto a quelle statunitensi in termini di ristrutturazione, come ci indicano le valutazioni relative.

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  1. Fonte: MSCI. L’indice MSCI Europe ex UK rappresenta le società ad alta e media capitalizzazione in 14 mercati sviluppati (MS) all’interno dell’Europa. L’indice MSCI USA è concepito per misurare la performance dei segmenti ad alta e media capitalizzazione del mercato statunitense. L’indice comprende 631 titoli e copre circa l’85% della capitalizzazione di mercato rettificata per il flottante libero negli Stati Uniti. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice. Non tengono conto di commissioni, spese od oneri di vendita.  Le performance passate non sono indicazione o garanzia di performance future. MSCI non rilascia alcuna garanzia e non si assume alcuna responsabilità in merito ai dati MSCI riprodotti nel presente documento. Non è consentita alcuna forma di ulteriore ridistribuzione o utilizzo. La presente relazione non è redatta o sponsorizzata da MSCI. Importanti comunicazioni del fornitore dei dati e i termini sono disponibili sul sito web www.franklintempletondatasources.com.