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Multi-Asset

Al di là del “rumore”: Trump, il commercio e Twitter

Nel 2018, i tweet del Presidente degli Stati Uniti Trump sul commercio internazionale hanno provocato impennate della volatilità del mercato e timori di un rallentamento economico globale. In questo quadro, Matthias Hoppe, Franklin Templeton Multi-Asset Solutions, spiega perché a suo giudizio i fondamentali economici determineranno il destino dell’economia globale più delle parole di Trump.

Questo contenuto è disponibile anche in: Inglese Francese Tedesco Polacco

Quadro generale

Negli ultimi mesi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha imposto dazi sulle importazioni di storici alleati statunitensi quali Canada, Messico e Unione Europea (UE). Ha inoltre applicato dazi su un elenco crescente di prodotti cinesi.

Come illustrato nel grafico seguente, negli ultimi 10 anni i due paesi confinanti con gli Stati Uniti, così come l’UE, sono stati i maggiori partner commerciali del paese.

Trump scrive tweet e il mercato azionario trema

Il canale di comunicazione dei pensieri di Trump sulle questioni commerciali sembra sempre lo stesso: Twitter. L’impatto delle sue ricorrenti minacce di aumentare ulteriormente i diritti doganali su un numero ancora maggiore di beni importati si fa sentire non solo sui mercati azionari, ma anche sull’intero spettro dei mercati finanziari.

Non appena Trump accenna a dazi punitivi in uno dei suoi tweet, nell’arco di una sola giornata gli indici azionari statunitensi spesso salgono o scendono, i rendimenti obbligazionari di norma oscillano, il valore del dollaro statunitense talvolta aumenta o diminuisce. Non c’è da meravigliarsi se gli investitori sembrano disorientati.

Malgrado il volume di notizie, le esternazioni di Trump via Twitter non hanno danneggiato eccessivamente la performance complessiva dei mercati globali azionari quest’anno, almeno fino ad ora. D’altra parte, alcune asset class dei mercati emergenti, soprattutto le valute, sono state volatili in quanto la Cina, seconda economia mondiale, ha risposto imponendo anch’essa dazi.

Come illustrato nel grafico seguente, nel primo semestre del 2018 le valute dei mercati emergenti, stando all’indice JP Morgan Emerging Markets Currency[1], hanno perso quasi il 7%.

Perché i tweet di Trump sono destinati a continuare

A nostro giudizio, le turbolenze politiche legate a scambi commerciali e dazi sono destinate a continuare nell’immediato futuro.

Negli Stati Uniti, a novembre si terranno le elezioni di medio termine, nel corso delle quali saranno rinnovati un terzo del Senato e tutta la Camera dei Rappresentanti.

Al momento, i Repubblicani hanno la maggioranza in entrambi i rami del Congresso, ma secondo sondaggi recenti non vi è alcuna certezza che mantengano tale maggioranza a novembre.[2]

Prevediamo pertanto che Trump continuerà ad avere interesse a mobilitare la sua base elettorale. L’esperienza ci insegna che ritiene la cosa migliore per raggiungere tale scopo sia condurre campagne contro le potenze straniere.

Inoltre, i suoi indici di gradimento sono generalmente migliorati quest’anno, seppure partendo da una base estremamente bassa.[3]

A nostro giudizio, vi sono scarsi segnali attestanti che le sue posizioni protezionistiche abbiano contribuito a un miglioramento dei risultati dei sondaggi di opinione. Pensiamo invece che derivino dalla situazione economica soddisfacente degli Stati Uniti. Nel secondo trimestre del 2018, il prodotto interno lordo (PIL) statunitense è aumentato al tasso annuo del 4,1%, in rialzo dal tasso di crescita del 2,2% del trimestre precedente.[4]

Ci aspettiamo comunque ulteriori raffiche di tweet su dazi punitivi e politica di sicurezza.

Implicazioni per gli investimenti

Le parole di Trump possono avere un impatto di lungo termine sui mercati azionari globali? Al momento, gli indicatori economici anticipatori, soprattutto negli Stati Uniti, continuano a prospettare una crescita robusta.

In ultima analisi, riteniamo che a decidere saranno i fondamentali economici, piuttosto che le esternazioni di Trump.

Se l’economia continua a crescere, riteniamo che tale crescita sia destinata a rivelarsi positiva per le asset class rischiose come le azioni. L’interrogativo è quanto a lungo possa continuare la fase rialzista dei mercati azionari in atto da tempo.

Stiamo già cominciando a osservare segnali di indebolimento delle spese in conto capitale (CapEx). Vi è una netta differenza rispetto all’inizio dell’anno, quando secondo gli indicatori le imprese avevano un atteggiamento più ottimista nei confronti degli investimenti.

La fiducia dei consumatori è un’altra misura importante che, nonostante il calo recente, rimane elevata. Il mercato del lavoro statunitense è ancora esuberante e l’umore complessivo dei consumatori sembra altrettanto positivo.

Ma per quanto tempo un forte mercato del lavoro statunitense riuscirà ancora a coprire i crescenti problemi di rallentamento del commercio mondiale? Il sentiment può mutare rapidamente ed è presumibile che nel tempo ciò potrebbe avere un impatto sui fondamentali.

I mercati azionari, che a nostro avviso sono l’indicatore anticipatore per eccellenza, potrebbero scontare una crescita relativamente minore in tempi relativamente rapidi, soprattutto qualora rilevassero un peggioramento dei dati sul commercio. Le relazioni iniziali evidenziano già un rallentamento delle importazioni e delle esportazioni. Gli scambi commerciali internazionali sono particolarmente importanti per l’Europa e i mercati emergenti, non solo per la crescita economica generale, ma anche per gli utili societari.

Riteniamo che Trump mirerà probabilmente a bilanciare guadagni politici e svantaggi economici. A prima vista, i potenziali costi di una guerra commerciale con la Cina sono significativamente più elevati di quelli con l’UE, perché l’integrazione delle catene di fornitura di Stati Uniti e Cina è di ampia portata.

Il commercio con l’Europa è probabilmente costituito in prevalenza da prodotti finiti, in particolare automobili. Tuttavia, le partite correnti tra Stati Uniti ed UE sono ora bilanciate. Sebbene la bilancia commerciale sul fronte dei beni sia negativa, in quanto l’UE vanta un’eccedenza di 153 miliardi di dollari statunitensi nei confronti degli Stati Uniti, sul versante dei servizi sono invece gli Stati Uniti a vantare un’eccedenza, pari a 51 miliardi di dollari statunitensi.[5]

Gli Stati Uniti vantano inoltre un’eccedenza in termini di cosiddetto reddito primario (principalmente costituito da utili societari registrati da controllate UE di società statunitensi), che ammonta a 106 miliardi di dollari statunitensi.[6] Ciò potrebbe spiegare il tono relativamente conciliante di Trump dopo l’incontro del 25 luglio con il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker.

Per contro, il deficit complessivo delle partite correnti degli Stati Uniti rispetto alla Cina segnala uno squilibrio effettivo, avendo raggiunto complessivamente 358 miliardi di dollari nel 2017, perché la Cina ha limitato da tempo gli investimenti delle società estere.[7] Secondo le nostre previsioni, la retorica nei confronti della Cina dovrebbe pertanto moderarsi alquanto dopo le elezioni statunitensi di novembre, soprattutto se i Repubblicani avranno ottenuto buoni risultati.

La pressione sugli alleati europei sembra essere già diminuita dopo l’incontro di Trump con Juncker. Probabilmente assisteremo a trattative con la CE su dazi più bassi, che consentirebbero a Trump di dimostrare ai suoi elettori che raggiunge risultati.

Tuttavia, queste sono puramente ipotesi. Di conseguenza, gli investitori non dovrebbero badare troppo al “rumore” politico. A nostro avviso, sono molto più importanti eventuali segnali in grado di provocare incertezza nell’economia.

Al momento, gli indicatori del sentiment negli Stati Uniti e in Europa non sembrano evidenziare segnali di allarme pericolosi. Secondo le nostre previsioni, una crescita solida è probabile per la parte restante di quest’anno e buona parte del 2019.[8] Ma riteniamo che oggi più che mai, dalla fine della crisi finanziaria del 2007/2008, sia opportuno adottare una maggiore prudenza e non assumere rischi di portafoglio eccessivi.

 

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Quali sono i rischi?        

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[1] Fonti: Bloomberg; indice JP Morgan Currency, al 30 giugno 2018. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice. Non tengono conto di commissioni, spese od oneri di vendita. La performance passate non sono indicazione o garanzia performance future. Per maggiori informazioni sui fornitori di dati, si rimanda al sito web www.franklintempletondatasources.com.

[2] Fonte: Bloomberg, “Here’s What’s at Stake for Trump in the Midterms”, 19 luglio 2018.

[3] Fonte: FiveThirtyEight.com, “How popular is Donald Trump”, 31 luglio 2018.

[4] Fonte: US Commerce Department, Bureau of Economic Analysis, 27 luglio 2018.

[5] Fonti: US Commerce Department, Bureau of Economic Analysis; CESifo Group Munich, “EconPol Policy Report: On the EU-US Current Account”, luglio 2018.

[6] Fonte: Ibid.

[7] Fonte: US Commerce Department.

[8] Non vi è alcuna garanzia che un’eventuale proiezione, stima o previsione si realizzi.