Beyond Bulls & Bears

Obbligazionari

Punto di svolta per l’Italia, che annuncia la legge di bilancio

I controversi piani di spesa prospettati dal governo populista italiano hanno suscitato costernazione tra gli investitori all’inizio di ottobre. David Zahn, Head of European Fixed Income, Franklin Templeton, riflette sul modo in cui la crescente popolarità del governo di coalizione potrebbe influenzare la risposta dell’Unione Europea. Analizza inoltre le implicazioni per l’eurozona in generale.

Questo contenuto è disponibile anche in: Inglese Francese Tedesco

Gli asset italiani hanno registrato un semestre molto volatile dopo che le elezioni politiche italiane di marzo hanno messo in moto una serie di eventi che ha portato al primo governo populista dell’Unione Europea (UE).

Ora, mentre il governo annuncia i piani di spesa per i prossimi anni, riteniamo che il paese sia giunto a un punto di svolta. E ciò potrebbe avere implicazioni per il resto dell’Europa, a nostro avviso.

Il ruolo chiave dell’Italia nell’eurozona

Riteniamo che la salute dell’economia italiana sia fondamentale per il futuro del progetto dell’eurozona. L’Italia è la terza maggiore economia del blocco, dopo Germania e Francia. Ma soprattutto è gravata da un debito maggiore di qualsiasi altro paese dell’eurozona.

Senza la partecipazione dell’Italia, l’eurozona non potrebbe in pratica funzionare nel suo formato attuale, a nostro giudizio.

Ma la prospettiva di crescita del suo livello di debito di 2,3 trilioni di euro è motivo di preoccupazione non solo per gli investitori, ma anche per l’UE, che ha soglie rigorose per il deficit di bilancio.

Di conseguenza, i piani di bilancio del governo italiano sono oggetto di notevole attenzione.

Crescita della popolarità del governo populista

Entrambi i partner della coalizione avevano inserito nei loro programmi elettorali misure destinate ad aumentare i deficit di bilancio, tra le quali imposte più basse e spese più elevate. Ora stanno cercando di rispettare tali impegni, mentre il governo delinea le proprie proposte di spesa per i prossimi tre anni.

L’originaria proposta del governo italiano — deficit di bilancio del 2,4% per il 2019, il 2020 e il 2021 — è stata accolta negativamente dai mercati e dalle autorità a Bruxelles.

I piani di spesa finali devono essere sottoposti all’approvazione dell’UE il 15 ottobre. Le attuali norme UE richiedono che gli stati membri rispettino determinate soglie di deficit, ma riteniamo che in questo caso le due parti raggiungeranno probabilmente una sorta di compromesso.

I sondaggi sembrano indicare un crescente supporto per il governo italiano. Nelle elezioni generali di marzo, i due partiti della coalizione hanno nel complesso raccolto poco più della metà dei voti. Gli ultimi sondaggi indicano che ora hanno il supporto di circa il 60% degli elettori.

Se tali sondaggi sono corretti, esiste una grossa differenza in termini del mandato effettivo del governo di coalizione e tendiamo a ritenere che tale supporto conferisca ai politici maggiore fiducia nel portare avanti i loro piani.

I dati dei sondaggi potrebbero inoltre influenzare l’approccio adottato da Bruxelles, che è consapevole del fatto che qualora l’Italia dovesse uscire dall’eurozona, salterebbe l’intero progetto della moneta unica.

I mercati vaglieranno probabilmente con molta attenzione le proposte di bilancio finali, non solo nelle linee generali, ma anche nei dettagli. Se a giudizio degli osservatori le ipotesi di crescita fossero troppo ottimistiche, i mercati potrebbero cominciare a dubitare della fattibilità dei piani.

Tuttavia, nel caso in cui i numeri dovessero sembrare ragionevoli, pensiamo che il mercato reagirà probabilmente in modo positivo.

Possibile impatto sui livelli del debito italiano

Se l’Italia riuscirà a tenere il deficit di bilancio sotto il 2% annuo, prevediamo che la dinamica del debito del paese non subirà cambiamenti significativi. A nostro avviso, l’Italia è destinata a rimanere fortemente indebitata, ma la situazione non dovrebbe peggiorare in misura rilevante.

D’altra parte, i mercati attualmente sembrano scontare un peggioramento, tenendo conto di qualche modesta possibilità di uscita del paese dall’eurozona.

I rendimenti dei titoli di Stato decennali hanno registrato notevoli fluttuazioni, passando da un minimo intorno al 2,79% a metà settembre a circa il 3,63% all’inizio di ottobre. Si tratta di una situazione estremamente volatile e riteniamo che sottolinei il grado di preoccupazione degli investitori.

Rischio idiosincratico per l’Italia o minaccia sistemica per l’Europa?

A nostro parere, le preoccupazioni degli investitori per il debito italiano sono probabilmente eccessive: la durata media del debito italiano è stata tradizionalmente molto lunga. Di conseguenza, anche con un rialzo dei rendimenti, i costi degli interessi non dovrebbero aumentare in misura rilevante. Riteniamo pertanto improbabile che gli aumenti dei rendimenti incidano sulle finanze del paese per qualche tempo.

Per essere chiari, non crediamo che l’Italia sia in procinto di uscire dall’euro. Infatti, altri indicatori – come i dati relativamente forti delle obbligazioni francesi e spagnole – ci suggeriscono che l’attuale situazione rispecchia un rischio idiosincratico per l’Italia, più che un rischio sistemico per l’Europa.

Qualora i rendimenti obbligazionari italiani dovessero continuare a salire, sorgerebbe più di un problema per il paese nel lungo termine date le sue dinamiche di finanziamento del debito, anziché il livello ridotto di deficit di bilancio.

D’altra parte, agli attuali livelli di rendimento, alcuni investitori ritengono probabilmente di essere compensati per i rischi comportati dall’Italia.

 

CFA® e Chartered Financial Analyst® sono marchi registrati di proprietà del CFA Institute.

Note Informative e Legali

I commenti, le opinioni e le analisi rappresentano i pareri personali dei gestori degli investimenti ed hanno finalità puramente informative e d’interesse generale e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione o sollecitazione ad acquistare, vendere o detenere un titolo o ad adottare qualsiasi strategia di investimento. Non costituiscono una consulenza legale o fiscale. Le informazioni fornite in questo materiale sono rese alla data di pubblicazione, sono soggette a modifiche senza preavviso e non devono essere intese come un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi ad un paese, una regione, un mercato od un investimento.

Nella redazione di questo materiale potrebbero essere stati utilizzati dati provenienti da fonti esterne che non sono stati controllati, validati o verificati in modo indipendente da Franklin Templeton Investments (“FTI”). FTI non si assume alcuna responsabilità in ordine a perdite derivanti dall’uso di queste informazioni e la considerazione dei commenti, delle opinioni e delle analisi in questo materiale è a sola discrezione dell’utente. Prodotti, servizi ed informazioni potrebbero non essere disponibili in tutte le giurisdizioni e sono offerti da società affiliate di FTI e/o dai rispettivi distributori come consentito dalle leggi e normative locali. Si invita a rivolgersi al proprio consulente professionale per ulteriori informazioni sulla disponibilità di prodotti e servizi nella propria giurisdizione.

Quali sono i rischi?        

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità ed alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati (oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi) sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. I prezzi delle obbligazioni si muovono di norma in direzione opposta a quella dei tassi d’interesse. Di conseguenza, a mano a mano che i prezzi delle obbligazioni detenute in un portafoglio d’investimento si adeguano ad un aumento dei tassi d’interesse, il valore del portafoglio può diminuire.