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Azionari

Il progetto brillante: perchè gli investitori stanno riscoprendo l’oro

Per alcuni investitori, aumentare l’esposizione all’oro è stata una reazione istintiva ai picchi di accentuata volatilità dei mercati finanziari. Steve Land, Franklin Equity Group, sostiene che il discorso sull’oro va oltre tale reazione e spiega i motivi del suo ottimismo circa le prospettive per il metallo giallo e le azioni a esso correlate.

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Il ritorno della volatilità sui mercati finanziari a ottobre ha riacceso l’interesse per l’oro dopo un’estate tranquilla.

Fino a settembre, l’oro è sceso per sei mesi consecutivi, con la serie di ribassi mensili più lunga dal 1997. Dopo essersi mossi in una fascia molto ristretta per gran parte di settembre e all’inizio di ottobre, i prezzi dell’oro hanno infine ripreso a salire sulla scia delle turbolenze dei mercati azionari a ottobre.

Pur non elaborando previsioni specifiche sul prezzo dell’oro, riteniamo che nell’attuale contesto di mercato esistano alcuni potenziali catalizzatori interessanti per il metallo giallo. E in un contesto di aumento dei prezzi, rileviamo opportunità significative nelle società di miniere aurifere.

Il ruolo dell’oro

L’oro svolge molti ruoli, da gioiello ad asset finanziario, oltre a essere utilizzato anche in applicazioni in campo medico e dentistico. Trova anche impieghi industriali, nell’elettronica high-end.

Nel settore dei gioielli la domanda è rimasta solida, con un tasso di crescita del 6% su base annua (a/a) durante il terzo trimestre del 2018, secondo il World Gold Council, a fronte di un forte contesto economico e di un incremento del 10% dei consumi in Cina e India.[1]

In base alla nostra analisi, il miglioramento dell’economia e la generazione di ricchezza (aiutata dalla buona performance dei mercati azionari globali) dovrebbero sostenere sempre più la vendita di gioielli, il cui mercato rimane il segmento di domanda maggiore per l’oro.

Il ruolo dell’oro come strumento finanziario è principalmente quello di diversificare, grazie alla sua[2] storia di bassa correlazione con altri asset finanziari e alla[3] capacità di conservare il proprio valore di cui ha sempre dato prova in passato.

L’interesse per l’oro come asset finanziario è diminuito negli ultimi due anni poiché i forti rendimenti dei mercati finanziari in combinazione con la volatilità limitata hanno fornito alla maggior parte degli investitori poche motivazioni per cercare di diversificare gli investimenti. Tuttavia emergono segnali indicanti che la domanda di questo asset è in crescita, soprattutto tra le banche centrali.

Secondo il World Gold Council, nei primi tre trimestri del 2018 gli acquisti di oro da parte delle banche centrali globali sono aumentati di circa il 17% su base annua.[4] Nel terzo trimestre, gli acquisti da parte delle banche centrali hanno toccato i livelli massimi dal quarto trimestre del 2015. La Russia è stata in testa sul fronte degli acquisti e il suo incremento nel terzo trimestre, pari a 92,2 tonnellate, è stato il maggiore registrato, portando per la prima volta le riserve auree del paese oltre 2.000 tonnellate.

A ottobre, la banca centrale ungherese ha annunciato di avere aumentato di dieci volte il volume di oro posseduto.[5] Tale notizia ha fatto seguito agli acquisti effettuati dalla banca centrale polacca a luglio, agosto e settembre.

Influenze macroeconomiche sul prezzo dell’oro

Pur ritenendo che l’incertezza derivante dalle crescenti tensioni per il commercio in tutto il mondo dovrebbe essere positiva per il prezzo dell’oro, la forza del dollaro statunitense è stata un fattore sfavorevole. Un dollaro forte di norma fa sì che l’oro diventi più costoso in molti mercati internazionali dove la domanda è più sensibile al prezzo, come per esempio Cina e India. Questa relazione conferisce all’oro una correlazione inversa rispetto al dollaro statunitense e un’eventuale debolezza di quest’ultimo è pertanto destinata a favorire l’oro.

Il basso tasso di disoccupazione negli Stati Uniti, unito agli effetti stimolanti delle variazioni della politica fiscale statunitense e all’impatto delle crescenti tensioni commerciali conseguenti all’entrata in vigore dei nuovi dazi, ha incrementato il dibattito sul potenziale ritorno di pressioni inflazionistiche.

Tale contesto potrebbe rivelarsi favorevole a un rialzo dei prezzi dei metalli preziosi e dei titoli a essi correlati. L’offerta di moneta tende a crescere di pari passo con l’inflazione, mentre l’offerta delle miniere d’oro è relativamente stagnante e lenta a rispondere.

In un contesto inflazionistico, i prezzi dell’oro dovrebbero tendere a salire, mantenendo il valore in termini reali.

Prospettive per i titoli delle miniere aurifere

Le azioni delle società di miniere aurifere sono scese significativamente rispetto ai massimi toccati nel 2011. Riteniamo che le loro valutazioni attualmente rispecchino le previsioni che vedono i prezzi dell’oro destinati a restare contenuti in futuro.

Gli attuali prezzi dell’oro sono prossimi al costo marginale, che rappresenta il livello richiesto da molte società di miniere aurifere per continuare a operare nel lungo termine. Anche un aumento relativamente ridotto del prezzo dell’oro può pertanto avere un impatto rilevante sul flusso di cassa previsto di una società.

Pur ritenendo che le società in questo segmento offrano un significativo potenziale di rialzo in caso di aumento dei prezzi dell’oro, crediamo anche che numerose aziende del settore siano posizionate in maniera adeguata per sopravvivere a un ulteriore calo dei prezzi.

La maggior parte delle società minerarie ha continuato a focalizzarsi sul miglioramento della struttura dei costi delle loro attività, sul rimborso del debito e sulla razionalizzazione degli asset, che riteniamo dovrebbero condurre a una migliore performance potenziale in futuro.

Di conseguenza, continuiamo a osservare opportunità interessanti sul fronte dei titoli concentrati sull’oro e sui metalli preziosi.

 

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[1] Fonte: World Gold Council.

[2] La diversificazione non garantisce utili né protegge contro il rischio di perdite.

[3] La correlazione misura il grado di interdipendenza dei movimenti di due investimenti. La correlazione è compresa nel range da 1 (correlazione positiva perfetta; quando due fattori storicamente si sono mossi sempre nella stessa direzione) a -1 (correlazione negativa perfetta; quando due fattori storicamente si sono mossi sempre in direzioni opposte).

[4] Fonte: World Gold Council, “Gold Demand Trends Q3 2018,” 1 novembre 2018.

[5] Fonte: Magyar Nemzeti Bank, “HUNGARY’S GOLD RESERVES INCREASE TENFOLD, REACHING HISTORICAL LEVELS,” ottobre 2018.