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Obbligazionari

Una Hard Brexit eliminerebbe l’incertezza dai mercati

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Due anni e mezzo dopo il voto favorevole del Regno Unito all’uscita dall’Unione Europea, il paese sta finalmente entrando nell’ultima fase di gioco, ma senza alcuna idea chiara sull’esito. A questo proposito, David Zahn, Head of European Fixed Income di Franklin Templeton Fixed Income Group, ritiene che i mercati finanziari stiano chiedendo a gran voce la fine dell’incertezza, anche se ciò significa accettare le difficoltà a breve termine di una Hard Brexit.

Da molto tempo sosteniamo, e continuiamo a esserne convinti, che il migliore scenario di Brexit sarebbe un accordo tra il Regno Unito e l’Unione Europea (UE) che disciplini gli scambi commerciali post-divorzio. Tuttavia dopo il voto del Parlamento britannico di oggi ciò sembra praticamente impossibile, considerata la tempistica ristretta.

Con una maggioranza schiacciante, i membri del Parlamento del Regno Unito hanno votato contro l’accordo di ritiro proposto dal Primo Ministro Theresa May. L’UE, tuttavia, ha sostenuto di non essere disposta a offrire ulteriori concessioni.

Intanto l’orologio continua ad avanzare verso la data di uscita del 29 marzo.

Per come la vediamo, il governo britannico ha soltanto tre possibili opzioni per uscire dall’impasse.

  • Abrogare l’Articolo 50 e annullare di fatto la Brexit
  • Chiedere una proroga delle trattative
  • Accettare una “no deal Hard Brexit”

Annullamento della Brexit

Sebbene di recente alcuni sondaggi di opinione abbiano indicato che attualmente gli elettori del Regno Unito preferirebbero restare nell’UE, nella Camera dei Comuni britannica non sembra esservi una maggioranza sufficiente a fare marcia indietro sulla Brexit.

Se l’Articolo 50 fosse abrogato, ci aspetteremmo una risposta molto positiva dai mercati finanziari, sia nel Regno Unito che in tutta Europa. I mercati obbligazionari registrerebbero verosimilmente una correzione, la sterlina si ristabilirebbe e i titoli azionari britannici probabilmente guadagnerebbero. Tuttavia questa ci sembra l’opzione meno probabile.

Proroga delle trattative

La seconda opzione, ossia la proroga delle trattative, ci sembra l’esito più probabile, anche se comporta più di un’incertezza.

Una proroga deve essere accettata all’unanimità dagli altri membri UE. Ci aspettiamo che alcuni di essi cercheranno di ottenere concessioni particolari prima di accettare. Ci chiediamo poi se vi sia tempo sufficiente, prima del 29 marzo, ad assicurare l’approvazione di 27 parlamenti diversi.

Secondo alcune voci provenienti da Bruxelles, una proroga sarebbe limitata, forse soltanto fino all’estate. Le due parti sono in trattative da due anni e non hanno ancora raggiunto un accordo, per cui dubitiamo che una proroga di due mesi cambierebbe le cose.

Sappiamo inoltre che i mercati non gradiscono l’incertezza e prorogare l’Articolo 50 prolungherebbe l’incertezza.

Hard Brexit

Stimiamo che al momento le probabilità di un no deal per la Brexit siano intorno al 30%-35%.

Un simile esito avrebbe probabilmente ripercussioni significative, ma a nostro avviso non sarebbe necessariamente la fine del mondo. Sotto molti aspetti, potrebbe rappresentare un percorso più rapido verso la certezza desiderata ardentemente dai mercati.

Una no deal Brexit implicherebbe verosimilmente livelli più alti di incertezza per i tre-sei mesi necessari ad appianare la situazione. In molte aree, l’UE ha affermato che estenderà lo status quo ante all’anno successivo in attesa che le due parti si adeguino al nuovo contesto.

La reazione iniziale sarebbe probabilmente negativa: è infatti probabile che i mercati registrerebbero una corsa significativa e i gilt rivisiterebbero i loro minimi storici. Tuttavia la nostra percezione è che se fosse confermata una Hard Brexit, le cose potrebbero soltanto andare meglio.

Il deprezzamento della sterlina diventa più interessante

Molti investitori che incontriamo pensano già che la sterlina sia sottovalutata ma rimandano l’acquisto a causa delle incertezze relative alla Brexit.

Una Hard Brexit innescherebbe probabilmente un calo della sterlina, ma riteniamo che in seguito molti interverrebbero per acquistarla, attratti dai livelli ancora più bassi.

Applicazione delle regole sugli scambi commerciali della WTO

Con una no deal Brexit, il Regno Unito sarebbe governato dalle regole sugli scambi commerciali dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), compresi i dazi commerciali WTO, che tendono a essere più onerose rispetto ai dati degli accordi commerciali negoziati.

Tuttavia il Regno Unito può scegliere di non applicare quei dazi sulle merci importate. Il Regno Unito ha un ampio disavanzo commerciale con altri paesi, pertanto dopo la Brexit sarà importante che mantenga un afflusso di merci al fine di evitare eventuali scarsità temute da alcuni commentatori.

Non è affatto certo che l’eliminazione dei dazi sulle importazioni sarebbe contraccambiata da altri partner commerciali, ma dovrebbe mantenere un afflusso di merci nel Regno Unito. Inoltre il successo di eventuali negoziati commerciali che il Regno Unito fosse in grado di concludere migliorerebbe le sue condizioni di contrattazione.

Per le imprese, la conferma di una Hard Brexit eliminerebbe l’incertezza. Gli esportatori avrebbero alcune certezze circa l’entità dei dazi da applicare alle proprie merci. Tuttavia secondo le nostre previsioni il calo della sterlina dovrebbe rendere le merci meno costose per gli acquirenti esteri e offrire un po’ di sostegno.

La reazione immediata alla conferma di una Hard Brexit sarebbe probabilmente molto negativa: il Comitato di Politica Monetaria della Bank of England potrebbe intervenire.

Prevediamo che la banca centrale assuma un atteggiamento prudente con una politica più accomodante. Potrebbe persino considerare di riavviare il proprio programma di allentamento quantitativo.

L’impatto sull’Europa

Un aspetto che è stato poco considerato è il probabile impatto della Brexit sull’Europa.

Naturalmente, i maggiori effetti della Brexit saranno avvertiti dal Regno Unito, ma stimiamo che la crescita dell’UE possa essere colpita dello 0,2%-0,3% circa in caso di una Hard Brexit. Nel complesso questi dati possono non sembrare rilevanti, ma considerando che la crescita attuale dell’UE è soltanto dell’1,5%-2%, una simile percentuale rappresenta una porzione considerevole.

A nostro avviso, pertanto, l’UE sarebbe fortemente motivata a orientarsi verso una più rapida normalizzazione delle relazioni commerciali.

Porre limiti all’incertezza

Due anni e mezzo fa, con tutte le opzioni di un accordo sulla Brexit sul tavolo, una Hard Brexit sembrava lo scenario peggiore.

Ora i mercati potrebbero ritenere preferibile porre fine all’incertezza e accettare le difficoltà a breve termine.

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