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I parlamentari dicono no a un no-deal, ma una Brexit dura accidentale rimane una possibilità

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Alcuni commentatori hanno descritto il 13 marzo come il giorno più importante della saga Brexit dal referendum tenutosi a giugno 2016. I membri del parlamento britannico hanno espresso voto contrario all’ipotesi di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea senza un accordo. Mancando pochi giorni alla data di uscita ufficiale, le opzioni per una soluzione ordinata tuttavia sono limitate. David Zahn spiega perché prevede che il governo britannico ora cercherà di ottenere una proroga alle trattative sulla Brexit e illustra alcune riflessioni sulle implicazioni che quest’evoluzione potrebbe avere nel lungo termine.

I membri del parlamento britannico hanno espresso voto contrario all’eventualità di una cosiddetta Brexit no-deal, ossia senza accordo. Ma una Brexit “no-deal accidentale” rimane ancora piuttosto possibile.

Crediamo che vi sia ancora una probabilità molto reale che il Regno Unito esca dall’Unione Europea senza un accordo in merito alla relazione post-Brexit.

Nel breve termine, tuttavia, ci aspettiamo una reazione positiva dei mercati alla decisione di escludere la mancanza di un accordo, almeno fino al prossimo sviluppo.

Dopo il voto del parlamento che ha respinto l’ipotesi di un’uscita senza accordo, riteniamo che la prossima fase logica sia il tentativo del governo del Regno Unito di ottenere un rinvio della data di uscita del 29 marzo in modo da consentire ulteriori trattative.

I parlamentari avranno l’opportunità di approvare separatamente una proroga delle trattative. Nel caso di un rifiuto, potremmo trovarci nell’insostenibile posizione in cui i parlamentari hanno respinto tutte le opzioni possibili: un accordo negoziato, l’assenza di un accordo e la proroga delle trattative.

Una proroga delle trattative richiede a sua volta l’approvazione di tutti i 27 Stati rimanenti dell’UE. Pur prevedendo che l’UE conceda una proroga, crediamo che imporrebbe alcune dure condizioni. Potrebbe richiedere un maggiore contributo finanziario al “conto per il divorzio” nel momento in cui il Regno Unito uscirà definitivamente, oppure che il Regno Unito rinunci ad alcuni diritti legali.

Qualora entro il 29 marzo non si fosse arrivati a un’intesa per la proroga delle trattative, il Regno Unito uscirà dall’UE senza un accordo. In altre parole, una Brexit “no-deal accidentale”.

Tuttavia, la concessione di una proroga delle trattative non offre in realtà una via più chiara a una soluzione.

Il rinvio della data di uscita per un periodo superiore ad alcuni mesi potrebbe lasciare più tempo per un nuovo referendum o elezioni politiche, eventi che provocherebbero però maggiori incertezze e turbative sui mercati finanziari.

Ma escludendo una Brexit no-deal, i parlamentari hanno eliminato l’ultima speranza di negoziazione del governo britannico per ottenere dall’UE un accordo migliore. Non riusciamo a immaginare che l’UE offra un accordo migliore di quello attualmente oggetto di trattativa e prevediamo pertanto che la situazione alla fine di un’eventuale proroga non possa che essere esattamente identica all’attuale.

Se il Regno Unito riuscirà a ottenere una proroga e dovesse mantenersi determinato a escludere una Brexit no-deal, riteniamo che l’esito finale sarà una permanenza del paese nell’UE in qualche forma, almeno temporaneamente.

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