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Obbligazionari

Elezioni europee: grandi cambiamenti, od ordinaria amministrazione?

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Molti osservatori prevedono che le elezioni europee a fine maggio porteranno un’ondata di rappresentanti populisti al Parlamento europeo. David Zahn, Head of European Fixed Income, Franklin Templeton Fixed Income Group, ritiene che potrebbe avvenire un cambiamento dell’equilibrio politico, ma che la capacità di modificare radicalmente l’indirizzo dell’Unione Europea da parte degli estremisti che si trovano ai poli opposti dello schieramento politico potrebbe essere limitata.

Se da un lato l’attenzione degli investitori in Europa si è andata concentrando sulle elezioni per il Parlamento europeo alla fine di questo mese, dall’altro vi è stato un intenso dibattito sul possibile rafforzamento del populismo ed il probabile impatto sui mercati finanziari.

Siamo del parere che, indipendentemente dall’esito, vi saranno pochi cambiamenti per i mercati.

Per gli investitori obbligazionari, i principali temi in Europa nell’ultimo decennio sono stati rappresentati dalla politica intesa di per sé stessa e dalla politica monetaria.

Sul fronte della politica non rileviamo alcun elemento a nostro avviso in grado di determinare cambiamenti sufficienti a indurre la Banca Centrale Europea (BCE) a modificare il suo atteggiamento accomodante. Tendiamo a prevedere che la BCE manterrà tale atteggiamento nell’immediato futuro. Le nostre attuali stime non prospettano aumenti dei tassi d’interesse nell’eurozona prima del 2022.

Composizione del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo è già piuttosto diversificato in termini di spettro di opinioni politiche rappresentate. Non ci aspettiamo cambiamenti radicali dopo le elezioni, anche se potrebbe esserci qualche spostamento degli equilibri.

E nemmeno prevediamo che queste elezioni modifichino la paralisi politica in Europa. Anzi, potrebbero accentuarla.

Avremo probabilmente un numero di rappresentanti dei partiti populisti ed estremisti maggiore di quello attuale. Di conseguenza, la politica europea diventerà probabilmente molto più “chiassosa” e tendiamo ad aspettarci maggiore volatilità delle discussioni al Parlamento europeo. Ciò potrebbe infondere maggiore incertezza in merito alla politica dell’Unione Europea (UE) e di conseguenza una stagnazione persistente per l’Europa, qualora non riesca ad attuare i cambiamenti desiderati.

Ma non prevediamo cambiamenti radicali nell’indirizzo politico dell’UE.

Prevediamo che un numero decisamente maggiore di partiti al Parlamento europeo chiederà riforme dell’UE. A nostro avviso, l’Europa ha assolutamente bisogno di riforme, ma resta da vedere se la nuova rappresentanza al parlamento si orienterà verso quello che riteniamo il tipo di riforme appropriato.

Inoltre, cambieranno prevedibilmente i vertici dei principali organismi europei. Nei prossimi mesi, vi saranno nuovi presidenti della Commissione europea, del Consiglio europeo, del Parlamento europeo e della BCE.

Tendiamo a prevedere che, a fronte del nuovo panorama politico, tali nuovi presidenti saranno pragmatici. Tuttavia, promettere le riforme è molto più facile che attuarle. Le riforme sono raramente accolte in modo favorevole da tutti.

Se l’estrema destra fa meglio del previsto e acquisisce il controllo del parlamento, potrebbe scaturire un certo cambiamento, ma il risultato delle recenti elezioni politiche spagnole indica che alcuni commentatori probabilmente sopravvalutano l’attrattiva del populismo di destra.

Ciò nonostante, è opportuno prestare attenzione a non elaborare troppe interpretazioni sulla base dei risultati del passato perché gli elettori hanno spesso usato le elezioni del Parlamento europeo come opportunità per scegliere un voto di protesta.

Il ruolo del Regno unito nel Parlamento europeo

Un altro neo è costituito dalla probabile partecipazione del Regno Unito alle elezioni per il Parlamento europeo. Ma i membri britannici del Parlamento europeo (MEP) resteranno in carica solo fino a quando non sarà stata finalizzata la Brexit.

Nel Regno Unito, i sondaggi rilevano un ottimo andamento del partito euroscettico a sostegno della Brexit (Brexit Party), di recente fondato, a spese del Partito Conservatore. Prevediamo che i MEP appartenenti al Brexit Party avranno una posizione piuttosto dirompente nei confronti del programma politico dell’UE.

A parte ciò, riteniamo che un altro risultato elettorale mediocre potrebbe segnare la fine della carica di primo ministro per Theresa May.

I risultati delle elezioni spagnole rafforzano le nostre prospettive positive

Alla luce del risultato delle elezioni spagnole, ci aspettiamo qualcosa di analogo dalla Spagna. Eravamo già convinti che fosse uno dei paesi più interessanti d’Europa, dal punto di vista di un investitore. E il risultato elettorale ha rafforzato tale convinzione.

Il partito socialista spagnolo ha conquistato il maggior numero di seggi e prevediamo che continuerà a governare il paese. Ciò detto, pensiamo che non avrà fretta di definire la coalizione di governo e crediamo che aspetterà i risultati delle elezioni per il Parlamento europeo.

Molti commentatori si sono concentrati sull’apparente successo del partito di estrema destra Vox, che nelle elezioni ha conquistato 24 seggi. Tuttavia, riteniamo opportuno rilevare che Vox non ha ottenuto i brillanti risultati sperati.

Come investitori, riteniamo che la focalizzazione delle autorità spagnole sulle questioni fiscali sia stata positiva. La Spagna è uno dei paesi europei a crescita più elevata, con un prodotto interno lordo (PIL) che nel primo trimestre del 2019 è cresciuto a un tasso annuo di oltre il 2%[1]. Il rapporto debito-PIL della Spagna ha registrato un certo aumento, ma il suo deficit di bilancio è inferiore al 3%[2].

Ai nostri occhi, le obbligazioni spagnole offrono un premio significativo rispetto a quelle di Francia e Germania.

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[1] Fonte: Instituto Nacional de Estadística

[2] Fonte: Eurostat