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Comprendere le sfide del cambiamento climatico per le società di beni di consumo

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In qualità di gestore degli investimenti attivo, Franklin Templeton è fermamente impegnato nell’integrare l’analisi ambientale, sociale e di governance nei suoi processi d’investimento e riconosce pertanto la propria responsabilità nel rafforzare la consapevolezza delle questioni legate alla transizione del clima. In collaborazione con il Carbon Disclosure Project, Franklin Templeton ha partecipato all’organizzazione di una tavola rotonda dedicata alle modalità con cui le società che producono beni di consumo si stanno preparando per la transizione a bassa emissione di carbonio. Julie Moret, Head of ESG, Franklin Templeton, riferisce sull’evento.

 

Fra tutte le analisi delle recenti elezioni per il Parlamento europeo, è stato sottovalutato il forte sostegno ricevuto dal Partito dei Verdi.

Riteniamo che il successo del Partito dei Verdi, che si è aggiudicato 69 seggi ed è attualmente il quarto per numero di rappresentanti al Parlamento, darà ulteriore impulso alle iniziative concentrate sul clima e alle direzioni politiche già in corso in Europa e nel resto del mondo.

In qualità di gestori dell’investimento attivi, siamo responsabili per la comprensione delle implicazioni di questi cambiamenti a livello politico e delle società per quanto riguarda i rischi e le opportunità che presentano per i nostri portafogli.

Altrettanto importante è tuttavia il nostro ruolo centrale nel rafforzare la consapevolezza delle questioni legate alla transizione del clima, non soltanto nel settore della gestione degli investimenti e i nostri peer, ma anche nelle società, impegnandoci in tutte le nostre attività per assicurare la resilienza delle società e degli emittenti nei quali investiamo.

Nell’ambito di tale responsabilità, svolgiamo un ruolo attivo partecipando a eventi del settore e contribuendo a iniziative con il nostro sostegno. Recentemente abbiamo presieduto a una tavola rotonda degli investitori insieme al Carbon Disclosure Project (CDO).

Hanno partecipato all’evento investitori, gestori patrimoniali ed emittenti di obbligazioni e oltre agli speaker di Franklin Templeton sono intervenuti anche Heineken, Ellen MacArthur Trust e CDP, che ha comunicato il suo ultimo report. Consumatori in rapido movimento: Quali società di beni di consumo sono pronte per la transizione a una bassa emissione di carbonio?

Perché esaminare le società di beni di consumo?

I profili d’intensità delle emissioni di carbonio delle società che producono beni di consumo sono relativamente bassi, ma, come abbiamo visto, questo settore svolge un ruolo importante nell’area più vasta del cambiamento climatico.

Se analizziamo tuttavia la sua catena di valore – in altri termini, le aziende con le quali interagiscono le società di beni di consumo per la produzione, il trasporto e la distribuzione dei loro prodotti – il quadro finale è diverso.

Secondo il report del CDP, quando si considera la catena di valore, il settore dei beni di consumo è responsabile di quasi un terzo delle emissioni globali.[1]

In gran parte, ciò è imputabile al ruolo svolto da generi alimentari e agricoltura nel fornire le materie prime per i beni di consumo.

Secondo quanto citato nel report, generi alimentari e agricoltura producono circa un quarto circa delle emissioni globali. E ciò dovrebbe costituire una considerazione in primo piano per gli investitori, secondo il CDP.

I rischi concreti del cambiamento climatico, ad esempio quelli associati al riscaldamento e allo stress idrico, possono perturbare la fornitura di materie prime agricole. Possiamo quindi presumibilmente attenderci restrizioni continue sulle risorse e volatilità dei prezzi per le materie prime sulle quali si basa l’attività di queste società.

Stress idrico sotto scrutinio

Ad esempio, lo stress idrico in particolare può perturbare l’attività dei produttori di articoli per la casa e l’igiene personale, non soltanto nella fase di produzione, bensì anche in quella fase del consumo.

I prodotti di queste società, quali ad esempio detersivi per la biancheria e articoli per la cura personale, richiedono un consumo intensivo di acqua nella fase di utilizzo, per cui l’impatto su tali società potrebbe essere significativo qualora in futuro i loro mercati di vendita dovessero risentire dello stress idrico.

Come ha sottolineato il CDP, un elemento cruciale è che molte regioni nelle quali lo stress idrico è un problema, ad esempio India e Cina, sono anche le aree sulle quali queste società stanno contando per realizzare alti tassi di crescita.

Durante la sessione, David Zahn, Head of European Fixed Income, ha spiegato che lo stress idrico è uno dei fattori più importanti sotto lo scrutinio degli analisti della ricerca di Franklin Templeton.

“Sappiamo che a livello mondiale vi sono drastiche differenze tra le possibilità di accesso all’acqua dolce. Aree umide stanno diventando più umide, aree aride stanno diventando più aride,” ha affermato Zahn. “In qualità di investitori, vogliamo assicurarci che il nostro portafoglio non debba risentire di uno stress dovuto da una siccità o un’inondazione globale.”

Secondo la nostra analisi, le società stanno iniziando a considerare l’uso dell’acqua, ma, ancora una volta, manca una coerenza degli approcci.

“La nostra esperienza generale è che la questione è presa in considerazione dalle società investment-grade, mentre le società high yield (con rating di credito più bassi) danno abitualmente meno importanza a quest’aspetto e tendono a concentrarsi maggiormente sugli utili realizzabili nel breve termine,” ha spiegato Zahn.

“Una consapevolezza crescente dell’uso idrico presenza un’opportunità reale. Nel momento in cui le società vedono che impegnarsi e cercare di risolvere questo punto potrebbe essere più redditizio e renderle più interessanti per gli investitori, si raggiunge una situazione vincente per tutte le parti.”

Il ruolo dell’opinione pubblica nella formulazione delle decisioni

Zahn ha poi proseguito sottolineando l’importanza dei consumatori nel cambiamento del comportamento delle società.

Ha affermato: “Molte decisioni prese al tavolo del consiglio di amministrazione sono guidate dal comportamento del consumatore. Le società vogliono essere redditizie, ma l’elemento determinante per le loro decisioni sono i consumatori finali.”

E, come ha spiegato Zahn, la pubblica opinione non influenza solo il comportamento delle società; in generale la politica governativa si adegua in modo da riflettere i cambiamenti di sentiment.

“Dopo il successo del Partito dei Verdi alle elezioni del Parlamento europeo, ci attenderemmo che l’ambiente sia all’ordine del giorno nelle prossime sessioni parlamentari. Ad esempio, ci attendiamo una forza legislativa nella riduzione delle emissioni di carbonio e l’uso dell’acqua.”

Il report del CDP ha anche sottolineato l’evidenza di una trasformazione delle preferenze dei consumatori; ad esempio, la domanda crescente da parte degli acquirenti di prodotti più naturali, senza additivi chimici e basati su componenti vegetali e una riduzione di volume degli imballi.

L’opportunità d’investimento

La nostra analisi si richiama ai risultati del report CDP: vi è un numero ristretto di società leader nell’innovazione e il risk management per quanto riguarda la sostenibilità.

Riconosciamo tuttavia un’assenza di coerenza e informativa e persistono certe vulnerabilità.

In qualità di investitori, non cerchiamo necessariamente i primi della classe nella pratica dei principi ESG (ambientali, sociali e di governance), ma quello che preferiamo vedere è un’intenzione pratica di promuovere il miglioramento.

Ciò che ci interessa di più è la rapidità con cui la sostenibilità passerà all’ordine del giorno. Quando questa comincia ad accelerare, indica abitualmente l’effettivo impegno del management.  È allora che vediamo un solido caso d’investimento.

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 Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità ed alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati (oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi) sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera. . I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. I prezzi delle obbligazioni si muovono di norma in direzione opposta a quella dei tassi d’interesse. Di conseguenza, a mano a mano che i prezzi delle obbligazioni detenute in un portafoglio d’investimento si adeguano ad un aumento dei tassi d’interesse, il valore del portafoglio può diminuire.

Le strategie a gestione attiva possono registrare perdite qualora le valutazioni del gestore in termini di mercati, tassi d’interesse oppure attrattività, valori relativi, liquidità o potenziale apprezzamento di particolari investimenti operati per un portafoglio, si dimostrino errate. Non può esservi alcuna garanzia che le tecniche o le decisioni in materia di investimenti di un gestore generino i risultati desiderati.

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[1] Fonte: Carbon Disclosure Project, “Fast Moving Consumers: Which Consumer Goods Companies are Ready for the Low-Carbon Transition?” Giugno 2019.