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Sei motivi per occuparsi dell’investimento nel cambiamento climatico

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Perché gli investitori dovrebbero occuparsi del cambiamento climatico? Uno sguardo alle implicazioni per gli investimenti attribuibili al cambiamento climatico di Maarten Bloemen, Templeton Global Equity Group e Matthew J. Kiernan, Chief Executive, Inflection Point Capital Management Inc.

L’ultimo report pubblicato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite lascia pochi dubbi riguardo ai pericoli e al rapido progresso del cambiamento climatico. L’IPCC, un importante gruppo internazionale del quale fanno parte 195 tra i principali scienziati mondiali,del clima ha studiato attentamente il cambiamento climatico fin dal 1988, pubblicando una serie continua di relazioni peer-reviewed. Il più recente report esaustivo è stato pubblicato alla fine del 2018, dopo aver richiesto due anni per essere completato, e ha confermato che il riscaldamento globale stava avanzando molto più rapidamente di quanto suggerito dalla modellizzazione precedente.

Si affermava inoltre che nell’ultimo decennio erano stati battuti tutti i record per il volume di violente tempeste, inondazioni, siccità, incendi di foreste e scioglimento di mari ghiacciati. Il report avvertiva inoltre che gli aumenti della temperatura media globale mascheravano un riscaldamento molto maggiore in determinate regioni, in particolare l’Artico e l’Antartico, dove lo scioglimento di ghiacciai e acque ghiacciate dovrebbe avere un impatto disastroso sul rialzo di livello del mare.

Un altro elemento importante è stata la contrazione dell’obiettivo desiderato di un riscaldamento non superiore a 2° Celsius concordato nello storico summit di Parigi del 2015, ridotto a un obiettivo più rigido superiore di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali. Secondo un grave avvertimento del report, inoltre, in base alle traiettorie delle emissioni attuali i “budget di carbonio” necessari per mantenere il riscaldamento a tale livello massimo si potrebbero esaurire in soli 11 anni.1 

Un recente report della World Meteorological Organization (WMO) sottolinea l’impatto umano di un cambiamento climatico, riscontrando che nel solo 2018 circa 62 milioni di persone hanno risentito direttamente dei suoi effetti, tra cui il trasferimento forzoso di 2 milioni di “rifugiati climatici”.2 Le tendenze degli ultimi anni inoltre sono state particolarmente preoccupanti; dopo due anni consecutivi di calo, le emissioni globali di CO2 sono aumentate sia nel 2017 che nel 2018. Nel 2018 le emissioni sono aumentate dell’1,77%, con un rialzo superiore del 70% rispetto ai valori medi dell’ultimo decennio.3 

Indubbiamente sussistono molti elementi d’incertezza, tuttavia vi sono pochi dubbi sul fatto che il clima stia cambiando e che le attività umane stiano contribuendo a tale cambiamento. Oltre al significato più generale per la società, un cambiamento del clima ha importanti implicazioni per investitori ben predisposti per sostenere una reazione costruttiva a tale cambiamento, dal quale inoltre potrebbero anche trarre degli utili. In ultima analisi, a nostro giudizio vi sono almeno sei motivi convincenti perché gli investitori affrontino con serietà il cambiamento climatico, e li delineeremo qui di seguito.

  1. Reagire a una ristrutturazione economica e industriale globale

La maggior parte dei climatologi ritiene che, a parità di tutti gli altri elementi, attualmente siamo sulla strada per un aumento di 3–4°C, decisamente superiore all’obiettivo di 2°C dell’Accordo di Parigi e di quello successivo di 1,5°C dell’IPCC. Anche con i drastici miglioramenti che saranno necessari per realizzare gli obiettivi internazionali stabiliti per il clima, non vi son garanzie di successo.

La riduzione delle emissioni di gas serra a livelli raccomandati richiederà un drastico azzeramento dell’intera catena di valore dell’energia e carburanti a bassa emissione di carbonio. I suoi effetti non si limiteranno a settori a forte impatto quali carbone, oil and gas, miniere, servizi pubblici e attività manifatturiere; ne risentiranno le dinamiche concorrenziali di quasi tutte le industrie e le attività. La profondità del cambiamento e i mezzi necessari per realizzarlo saranno trasformativi nel vero senso della parola.

A nostro giudizio, astenersi dall’azione comporterà costi enormi; secondo le stime della società d’investimento Schroders, la nostra traiettoria attuale di 4°C provocherebbe entro la fine di questo secolo perdite economiche per più di 20 trilioni di dollari statunitensi. Inquadrandolo nel suo contesto, ciò rappresenterebbe un danno economico permanente su una scala tre o quattro volte superiore a quella inflitta dalla crisi finanziaria globale del 2008.4 

L’implicazione forse più importante per gli investitori di una ristrutturazione industriale ed economica globale potrebbero essere una ricalibrazione dell’intera base dei vantaggi societari rispetto alla concorrenza, e i benefici che stanno già maturando per le società in grado di creare il massimo valore economico con il numero minore di emissioni di carbonio.

Il perseguimento di una maggiore efficienza nelle emissioni di carbonio è visibile nella tendenza delle più importanti case automobilistiche a produrre vetture con emissioni più basse e con motore elettrico; la costruzione e ristrutturazione di edifici “verdi” ed energeticamente efficienti; l’aumento della quota di mercato e la concorrenza di fonti di energia rinnovabili, incluse l’energia eolica e quella solare; e l’impegno pubblico delle grandi società petrolifere nel ridurre notevolmente le proprie impronte di carbonio.

Come per tutte le principali ristrutturazioni industriali, tuttavia, il passaggio a un mondo nel quale l’energia è meno basata sul carbonio creerà vincitori e perdenti, ed è essenziale che gli investitori riescano a distinguere tra questi due schieramenti. A nostro giudizio nelle discussioni sul cambiamento climatico si trascura troppo spesso la dimensione del potenziale di rialzo.

Prendiamo solo due esempi: il mercato delle vetture a trazione elettrica (EV) è cresciuto ben del 54% nel solo 2017,5 e l’International Energy Agency (IEA) prevede che le fonti di energia solare, eolica e altre fonti rinnovabili rappresenteranno il 50% dell’intera nuova generazione di alimentazione entro il 2050 rispetto al 25% attuale. Per i combustibili fossili, invece, si prevede una contrazione a una quota del solo 29% della generazione di energia entro il 2050, rispetto alla quota attuale del 63%.6 

Le società che appaiono pronte per beneficiare di questa ristrutturazione generale dell’energia si possono raggruppare in due ampie categorie: i fornitori di soluzioni e le società transizionali e resilienti.

  • Fornitori di soluzioni: società fornitrici di prodotti e servizi che riducono direttamente o indirettamente le emissioni globali, migliorando l’efficienza delle risorse e/o proteggono dalle conseguenze fisiche del cambiamento climatico. Tra queste società si trovano ad esempio i fabbricanti di catodi per batterie EV, gli sviluppatori di illuminazione a basso consumo di energia, i fabbricanti di contatori smart, gli sviluppatori/operatori di parchi eolici offshore e i produttori di turbine eoliche. In questo gruppo rientrano anche i facilitatori della transizione a basse emissioni di carbonio, i cui prodotti e servizi ampliano la profondità e la forza dei fornitori di soluzioni dirette, quali reti di comunicazione, programmatori di software cloud-based per accelerare soluzioni di efficienza energetiche, specialisti nel trattamento dei rifiuti e ingegneri idraulici oltre a fornitori di climate finance.
  • Società transizionali e resilienti: società che hanno 1) necessità iniziali relativamente basse di carbonio e di risorse, quali le società farmaceutiche, oppure 2) società con emissioni notevoli o forti necessità di risorse che stanno compiendo progressi all’avanguardia nel settore per la loro riduzione. A queste appartengono società operanti in settori tradizionalmente ad alte emissioni che stanno provvedendo alla loro riduzione oltre che a limitare l’uso di risorse più rapidamente dei concorrenti nell’industria, ad esempio società di spedizioni e logistica o trust d’investimento immobiliare (REIT) in centri commerciali.
  1. Ottenere i massimi risultati finanziari corretti per il rischio

A nostro giudizio, un approccio rigoroso all’analisi dei fondamentali, una conoscenza approfondita delle società e delle industrie, l’impegno a fianco dei team di gestione e, infine, una selezione efficace dei titoli, ci consentono di identificare e gestire i rischi ambientali e le possibili opportunità. Ciò include una concentrazione sull’acquisto di società sottovalutate che offrono prodotti e soluzioni che aiuteranno altre a ridurre le emissioni e migliorare l’efficienza energetica, oltre a quelle che stanno realizzando un passaggio effettivo a un futuro con emissioni di carbonio più basse.

Per molti anni ha prevalso una “saggezza” in materia di investimenti secondo la quale qualsiasi considerazione dei fattori ESG (ambientali, sociali e di governance) era irrilevante o effettivamente dannosa per la performance finanziaria. Più recentemente, tuttavia, vari studi empirici sulla performance a opera di accademici e operatori che precedentemente erano scettici hanno portato sempre più a un capovolgimento di questa saggezza.7 

Inoltre, un “metastudio” che copriva più di 200 studi specifici effettuati dall’Università di Oxford fornisce un numero ancora maggiore di prove dell’impatto dei fattori ESG sulla performance finanziaria. Tra i risultati principali: l’80% degli studi ha dimostrato come una performance ambientale di qualità superiore delle società generasse una performance migliore del prezzo delle azioni, e l’88% ha illustrato che forti pratiche conformi ai criteri ESG portavano a una performance operativa migliore, misurata con indicatori contabili convenzionali.8 

Gli studi dimostrano che l’integrazione di fattori ESG consistenti nell’analisi degli investimenti può portare a una migliore performance corretta per il rischio, e sicuramente non detrae da essa.

A nostro parere, questa ricerca fornisce una prova inconfutabile che una ricerca ESG robusta e integrata appropriatamente può in effetti portare a un miglioramento dei rendimenti corretti per il rischio nel lungo termine. Inoltre vi è un consenso generale sul fatto che di tutta la miriade di questioni ESG oggi quella più critica, a impatto elevato e poliedrica è il cambiamento climatico.

Ciò che è più importante, è che a mano a mano che il cambiamento climatico diventa sempre più avvertibile, vi sono tutti i motivi per credere che in futuro diventerà un fattore ancora più critico per la performance a livello della competitività e del prezzo delle azioni. Investire in società che oggi si stanno muovendo per prime nell’affrontare i rischi e le opportunità legate al rischio dovrebbe portare a un buon posizionamento dei portafogli in vista di un futuro nel quale questo tema critico assume un’importanza sempre maggiore.

Diversi tipi di rischio climatico per gli investitori
A nostro parere il cambiamento climatico sta creando almeno quattro tipi di rischio per le società e per i loro investitori. Una comprensione di questi rischi ci aiuta a stabilire l’efficacia con cui le singole società li stiano affrontando, migliorando così le proprie possibilità di successo nel lungo periodo:

  • Rischio fisico: Gli eventi provocati dal clima, ad esempio violente tempeste, inondazioni e siccità hanno già sconvolto importanti catene di fornitura internazionali. Uno dei primi esempi è stato l’impatto negativo su società produttrici di semiconduttori delle inondazioni in Tailandia nel 2011. Una delle minacce fisiche più serie e pervasive riconducibili al cambiamento climatico è l’innalzamento del livello del mare. La combinazione di riscaldamento degli oceani e dello scioglimento di ghiacciai e lastre di ghiaccio in Groenlandia e nell’Antartico ha già provocato un innalzamento medio dei livelli del mare di circa tre pollici negli ultimi 25 anni.
  • Rischio normativo, politico e fiscale: Una serie crescente di regolamenti nazionali, regionali e locali sempre più rigidi (ad esempio controlli più stretti sulle emissioni, standard di efficienza energetica per gli edifici e di efficienza dei carburanti per le auto) sta influendo sulle società da Stoccolma a Singapore, e con il passare del tempo non potrà che diventare più esigente. Analogamente, è in corso un movimento inesorabilmente favorevole a un aumento delle imposte sulle emissioni di carbonio, guidato dall’Unione Europea (UE).
  • Rischio legato alla transizione e alla concorrenza: Il cambiamento climatico sta già iniziando a riformulare le regole del vantaggio rispetto alla concorrenza in svariate industrie chiave. Nel settore auto, ad esempio, le società che non hanno una forte presenza nel mercato delle vetture elettriche/a basse emissioni saranno sempre più svantaggiate. Nel settore dell’energia, le società con riserve di “carbone non combustibile” (a causa di nuove normative e di cambiamenti delle dinamiche della concorrenza) potrebbero restare incagliate con “risorse bloccate” che non possono essere sviluppate economicamente.9 
  • Rischio di reputazione: Considerando la transizione in atto e a lungo termine verso un’economia globale a basse emissioni di carbonio, le società viste come “parte del problema” dovranno far fronte a un danno sempre più serio per la loro reputazione dovuto a nuovi stakeholder attivisti. Alcune delle grandi società dell’oil and gas, ad esempio, stanno subendo boicottaggi da parte dei clienti e degli investitori, oltre a ripercussioni crescenti da parte di azionisti istituzionali. Nel settore dei combustibili fossili sono già in atto notevoli disinvestimenti.

È importante ricordare che l’impatto dei fattori climatici non è limitato a rischi di downside; possono portare anche a opportunità d’investimento con potenziale di rialzo. Il nostro approccio al cambiamento climatico globale si concentra su entrambe le dimensioni.

  1. Affrontare gli imperativi ambientali e sociali

Verso la fine del 2018, le attività umane immettevano ogni anno nell’atmosfera più di 37 miliardi di tonnellate di equivalenti di diossido di carbonio. Tra gli impatti nocivi ambientali e sociali che il cambiamento climatico sta già iniziando a generare, citiamo:

  • Maggiore frequenza e intensità di eventi meteorologici estremi, quali uragani, tornado, siccità, incendi, ondate di caldo e inondazioni.
  • Innalzamento del livello del mare e aumento delle inondazioni costiere.
  • Migrazione di persone, animali, piante e delle loro malattie verso nuovi territori più favorevoli a causa delle temperature più elevate.
  • La creazione di “rifugiati ambientali” in aree che vanno dal Bangladesh al Medio Oriente e all’Africa: secondo l’Agenzia Onu per i Rifugiati, dal 2008 fenomeni meteorologici estremi quali uragani, inondazioni costiere, siccità e cambiamenti di modelli meteorologici stagionali hanno portato a spostamenti di una media annuale di più di 20 milioni di persone.10 
  • L’inasprimento di conflitti armati: in una recente relazione, esperti militari degli Stati Uniti hanno affermato che siccità causate dal clima, ad esempio, hanno funzionato come “moltiplicatori di minacce”, aggravando violenti conflitti in aree tra cui Darfur, Somalia, Iraq e Siria.11 

È anche importante ricordare che gli impatti nocivi ambientali, economici e sociali del cambiamento climatico hanno forti probabilità di colpire in misura sproporzionata popolazioni vulnerabili. Di conseguenza, l’importanza di una giusta transizione a un’economia con basse emissioni di carbonio sta ricevendo una maggiore visibilità e priorità nel dialogo sul clima globale.

La collettività degli investitori svolgerà un ruolo importante nel determinare se si potranno vincere tali sfide.

  1. Rispondere a una domanda crescente dei clienti e degli stakeholder

Negli ultimi anni vi è stata un’ondata di cambiamento nelle attitudini e nelle priorità degli investitori. Sono aumentate le loro preoccupazioni per il cambiamento climatico e le attese di una risposta da parte dei gestori patrimoniali. Una misura della scala dell’impatto che gli investitori possono esercitare è la crescita di iniziative collettive relative al clima intraprese da gruppi di investitori istituzionali. Tra queste organizzazioni, forse la più importante e sicuramente quella affermata da più tempo è il Carbon Disclosure Project, ridenominato attualmente CDP. Lanciato nel 2002, il CDP ha condotto sondaggi approfonditi e sistematici tra le più importanti società del mondo, cercando di far luce sulle loro emissioni di carbonio, i regimi di gestione del carbonio, gli obiettivi futuri di riduzione delle emissioni e i tentativi di capitalizzare su opportunità commerciali.

Oggi il CDP riunisce circa 530 importanti investitori di tutto il mondo con un patrimonio gestito complessivo superiore a 100 trilioni di dollari statunitensi, e riceve e analizza informazioni da più di 7.000 società. È pertanto la fonte più ampia e più affidabile di dati ricevuti dalle società riguardo al cambiamento climatico in tutto il mondo.

L’Institutional Investors Group on Climate Change (IIGCC) rappresenta una collaborazione tra più di 170 importanti detentori di asset europei e investitori con un patrimonio complessivo superiore a 23 trilioni di euro. Oltre alle sue attività destinate a promuovere e diffondere la best practice tra i suoi membri, l’IGCCC e il suo segretariato si impegnano intensamente con la Commissione Europea (CE), che rappresenta probabilmente l’organismo decisionale leader mondiale in materia di politica relativa al cambiamento climatico. L’IGCC è stato determinante per il successo dell’Accordo di Parigi del 2015; senza il suo patrocinio e la partecipazione attiva, è dubbio che sarebbe stato possibile realizzare tali risultati positivi.

Analogamente, è stato creato il gruppo Climate Action 100+, con circa 360 membri investitori e asset per più di 34 trilioni di dollari statunitensi con l’esplicito mandato di fare pressione sui 100 maggiori “emittenti societari sistematicamente importanti” per l’adozione di un’azione significativa riguardo al clima.

Tutte le tre organizzazioni comprendono alcuni degli investitori più ampi e influenti del mondo, e Franklin Templeton si sta unendo a loro. La nostra presenza in tali organizzazioni ci consentirà di accedere all’evoluzione delle best practice globali, rafforzando le nostre capacità analitiche e l’impegno al coinvolgimento nella politica. Nel caso del CDP, la nostra partecipazione consentirà inoltre ai nostri analisti e gestori di portafoglio di accedere direttamente alla più ampia raccolta mondiale di dati granulari, specifici per le società, che include informazioni sia quantitative che qualitative.

Uno dei driver più potenti della drastica crescita di domanda retail per investimenti sostenibili è stato l’emergere dei millennials come una forza significativa nel mondo degli investimenti. Uno studio recente su 1.000 investitori americani privati condotto da Morgan Stanley ha riscontrato che la probabilità di investimenti abituali dei millennials era doppia a favore di soluzioni sostenibili piuttosto che ad altri tipi di investimenti. La percentuale di millennials “molto interessati” a tali soluzioni è raddoppiata dal 2015 al 2017, e ben il 90% tra loro volevano un’opzione sostenibile nei loro piani d’investimento per l’età pensionistica.12 

Il cambiamento climatico, di cui solo dieci anni fa solo investitori consapevoli erano consapevoli, è oggi diventato uno dei punti più critici con i quali devono confrontarsi i gestori patrimoniali e i loro clienti.

  1. Soddisfare i requisiti sempre più stringenti normativi e di trasparenza

Le crescenti preoccupazioni pubbliche e governative per il cambiamento climatico sono state accompagnate da una proliferazione di leggi, normative e, in molte giurisdizioni, imposte sulle emissioni di carbonio. In effetti, nel ventennio tra il 1997 e il 2017 il numero di leggi in materia di cambiamento climatico è aumentato di venti volte in tutto il mondo. Oggi sono più di 1.200.13 

Le nuove normative stanno dando particolare importanza alla trasparenza delle esposizioni al rischio climatico, le emissioni di carbonio e le strategie di gestione sia per le società che per gli investitori. Per gli investitori, un presupposto per qualsiasi valutazione dell’atteggiamento delle società riguardo al clima è la disponibilità di informazioni robuste sui dati e le società. In molte giurisdizioni, queste informazioni sono comunicate su base del tutto volontaria, ma sempre più frequentemente sono prescritte per legge.

La pressione sugli investitori per la comunicazione di dati standardizzati sul clima finora è stata in ritardo rispetto a comunicazioni analoghe per le società, tuttavia si sta intensificando ed è presumibile che continuerà a farlo in futuro.

Una delle recenti normative più ambiziose è la legge francese sulla transizione energetica, che all’Articolo 173 impone ai maggiori investitori in questo paese di effettuare e pubblicare una valutazione annuale del livello di rischio climatico nei loro portafogli d’investimento. Analogamente, in Svezia i fondi pensione pubblici ora sono tenuti per legge a valutare e pubblicare le impronte di carbonio dei loro portafogli.

Nel 2018, l’UE ha annunciato la sua intenzione di rendere obbligatoria la considerazione di argomenti legati ai criteri ESG (incluso il cambiamento climatico) da parte degli investitori, e una legislazione analoga è all’esame anche nel Regno Unito.

  1. Soddisfare le responsabilità fiduciarie in via di cambiamento

La responsabilità fiduciaria è l’insieme di obblighi legali e finanziari che incombono agli investitori nell’ambito del loro “dovere di diligenza” nei confronti dei proprietari degli asset che sono stati loro affidati. I fiduciari e/o gestori hanno una responsabilità fiduciaria nei confronti dei proprietari finali degli asset, per gestirli con prudenza ed esclusivamente nel miglior interesse dei beneficiari. La natura di tali responsabilità è abitualmente specificata nella legislazione ed è stata anche elaborata in vertenze legali in secoli precedenti.

È tuttavia importante notare che il concetto di obblighi fiduciari non è statico; il cambiamento e l’evoluzione dei valori e delle priorità societari sono accompagnati di pari passo dalla misura e i requisiti della responsabilità fiduciaria. Nel caso del cambiamento climatico (e, più ampiamente, dei fattori ESG), il concetto di responsabilità fiduciaria si sta virtualmente capovolgendo.

Per molti anni uno dei maggiori ostacoli alla crescita dell’investimento responsabile e sostenibile è stata la convinzione diffusa, anche se erronea, che affrontare i punti ESG fosse incompatibile con le responsabilità fiduciarie degli investitori. In effetti, gli investitori ritenevano che le considerazioni ESG fossero perlopiù immateriali per la performance finanziaria delle società. Di conseguenza si riteneva che l’integrazione di fattori ESG avrebbe limitato le opportunità di un investitore, danneggiando così i rendimenti e violando le responsabilità fiduciarie.

Come ora sappiamo, quest’opinione non si basava su alcuna analisi empirica o prova, ma su svariate false presunzioni riguardo a ciò che significasse realmente “investire conformemente a criteri ESG”. Ciò nonostante tali opinioni erano ampiamente diffuse e in certi casi integrate nelle leggi e nelle normative. Costituivano indiscutibilmente il singolo ostacolo maggiore per una diffusione di massa dell’investimento conforme agli ESG.

Tutto questo ha tuttavia cominciato a cambiare, e la nozione di obbligo fiduciario sta rapidamente diventando l’opposto dell’incarnazione precedente; oggi è sempre più ampiamente accettato che non tenere conto dei criteri ESG significa abdicare alla responsabilità fiduciaria. Questa nuova interpretazione di per sé sta ora cominciando a essere integrata nelle leggi, le normative e la pratica effettiva dell’investimento.

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  1. Fonte: Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), “Special Report: Global Warming of 1.5°C,” ottobre 2018.
  2. Fonte: World Meteorological Organization, “State of the Global Climate in 2018,” marzo 2019.
  3. Fonte: International Energy Agency, Global Energy and CO2 Status Report, 2018.
  4. Fonte: Schroders, Schroders Climate Dashboard, ottobre 2018.
  5. Fonte: International Energy Agency, “Global EV Outlook 2018,” maggio 2019.
  6. Fonte: Ibid, World Energy Outlook, 2018.
  7. Fonte: AIMA Research, “ESG’s Evolving Performance”; MSCI, “How Markets Price ESG,” luglio 2018; J.P. Morgan, “ESG: Environmental, Social, and Governance Investing,” marzo 2018; e State Street Global Investors, “IQ Insights,” 2018.
  8. Fonte: Oxford University, Gordon Clark et al, “From the Stockholder to the Stakeholders,” marzo 2015.
  9. Fonte: Il concetto di “asset bloccati” è stato reso popolare dall’influente NGO Carbon Tracker. Vedasi Carbon Tracker, Unburnable Carbon 2013: Wasted Capital and Stranded Assets, 2013.
  10. Fonte: UNCHR, novembre 2016.
  11. Fonte: U.S. Department of Defense, Report on “Effects of a Changing Climate,” gennaio 2019.
  12. Fonte: Morgan Stanley, “New Data from Individual Investors,” Sustainable Signals, 2017.
  13. Fonte: Grantham Institute on Climate Change and the Environment et al., Global Trends in Climate Change Legislation and Litigation, 2017.