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Il fattore paura nei titoli statunitensi

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La paura è un potente persuasore. È difficile rimanere calmi quando ci sentiamo minacciati, da una tigre dai denti a sciabola o da un rischio relativo agli investimenti. Nonostante la solida performance del mercato azionario statunitense, la paura che una recessione come quella del 2008-2009 possa ripetersi ha indotto molti investitori a rimanere ai margini dei mercati. Grant Bowers, gestore di portafoglio, crede che al momento possa essere proprio la paura il principale freno per molti investitori e sottolinea che secondo lui, a parte la volatilità a breve termine, la recente ripresa del mercato statunitense è basata su fondamentali stabili che possono avere effetti duraturi.

Grant Bowers

“Ovviamente il mercato presenterà sempre problematiche a breve termine, come il tasso di crescita della Cina, i problemi dell’Europa o un possibile aumento repentino dei tassi d’interesse. I titoli azionari vanno considerati sul lungo periodo. Un mercato alquanto volatile nei prossimi 3-6 mesi non mi sorprenderebbe, ma a mio parere la volatilità potrebbe trovare persone che stanno aspettando dietro le quinte di acquistare e comunque di partecipare al mercato.

“Secondo noi i risparmiatori non hanno svolto un ruolo significativo nella ripresa in corso. Vediamo tendenze che in un quadro più ampio appaiono positive e aziende statunitensi solide che stanno conquistando quote di mercato, sono ben agguerrite in confronto alla concorrenza e possono generare redditi molto interessanti. A mio parere, le opportunità per un possibile rialzo dei titoli sono tutt’altro che scarse.”

Certi investitori che potrebbero riconoscere di non aver partecipato in misura significativa alla ripresa, si chiedono se le valutazioni non siano ora troppo alte per entrare; a tale proposito, Bowers propende per una soluzione di compromesso:

“Abbiamo assistito ad una forte ripresa dei mercati rispetto ai minimi [di qualche anno fa], ma le valutazioni non sono salite come si sarebbe potuto prevedere. Attualmente, le valutazioni sono attorno ai livelli medi rispetto ai dati storici, sulla base del rapporto prezzo-utili, senza essere né troppo basse né troppo alte. Ritengo che l’attenzione alle valutazioni sia molto importante, tuttavia il mercato statunitense non mi sembra sopravvalutato; penso invece che i prezzi al momento siano equi.

“Si vedono ancora molte opportunità in azioni di mercati e settori che non sono valutati adeguatamente rispetto alle loro possibilità di crescita. Molte aziende statunitensi sono uscite dalla crisi finanziaria più forti, più efficienti e più competitive di prima, espandendosi a livello globale, conquistando quote di mercato e generando una redditività senza precedenti. Nonostante gli aumenti dei buyback e la distribuzione di dividendi più generosi, nei bilanci di molte aziende continua ad esserci una liquidità notevole.”

Inoltre, alcuni investitori si chiedono se i recenti profitti rientrano nella cosiddetta “grande rotazione” che vede gli investitori abbandonare il reddito fisso, e quanto saranno sostenibili; tuttavia anche di fronte a questa corrente di pensiero Bowers mantiene la sua indipendenza di vedute.

“Grazie ai recenti rendimenti di mercato, abbiamo assistito al ritorno del favore degli investitori per i titoli azionari e ciò ha portato a parlare di “grande rotazione”, con una marea di spostamenti degli asset dal reddito fisso alle azioni. Sinceramente, io non vedo questa grande rotazione; penso invece che si stia assistendo ad una distribuzione più normalizzata di nuove disponibilità di denaro. I titoli azionari sono più interessanti rispetto ad altre classi di asset, come il reddito fisso o le materie prime. Non credo si debba necessariamente verificare una “grande rotazione”, almeno fino a quando gli investitori obbligazionari non cominceranno a sentirsi scottati o non vi sia un rialzo sostanziale dei rendimenti obbligazionari. C’è ancora molto potere d’acquisto, così come c’è molta liquidità e gli investimenti in azioni sono ancora inferiori alla media.”

La rinascita dell’energia e del mercato immobiliare

L’idea di una “rinascita del settore manifatturiero” in atto negli Stati Uniti è stata recentemente al centro dell’attenzione, in quanto l’attività manifatturiera si sta riprendendo e sta tornando ad essere svolta sul territorio nazionale. Bowers definisce questo periodo come una “rinascita dell’energia”, ritenendo che l’energia ad un prezzo più basso costituisca un fattore importante di questo trend.

“I cambiamenti strutturali sul fronte dell’energia, del gas naturale e del petrolio disponibili negli Stati Uniti e le nuove scoperte sul fronte dell’estrazione e liquefazione del metano estratto dalla roccia hanno fatto scendere il costo dell’energia negli Stati Uniti. Ciò costituisce un vantaggio strutturale integrato che si traduce in una maggiore competitività sui costi per i produttori statunitensi, soprattutto per i prodotti basati su materie prime, che può coinvolgere non solo le aziende di riferimento, ma anche il consumatore statunitense, attraverso la creazione di posti di lavoro e un ribasso dei costi di merci e servizi.

“Un’eventuale autonomia dal punto di vista energetico degli Stati Uniti potrebbe significare un cambiamento del terreno di gioco sul piano geopolitico. Questo fattore potrebbe creare una dinamica completamente nuova, in grado di pagare dividendi significativi per l’economia statunitense nel lungo termine. Sono situazioni che si chiariranno nel corso di decenni, ma credo che potrebbero cambiare le carte in tavola.”

Bowers sottolinea come la capacità di ripresa del consumatore statunitense venga spesso messa in dubbio, mentre il potere di acquisto dello stesso è rimasto solido, nonostante la breve pausa registrata durante la recente crisi finanziaria. Sulla stessa lunghezza d’onda delle società statunitensi, i consumatori statunitensi si sono attenuti ai propri bilanci, sfruttando i vantaggi offerti dai bassi tassi di interesse. La fiducia nel mercato immobiliare residenziale, che potrebbe scatenare un importante effetto domino sull’economia, ha costituito uno degli elementi principali per i consumatori.

“Il mercato immobiliare residenziale ha segnato una ripresa e i prezzi si stanno stabilizzando. Nel paese si è andata accumulando la domanda di acquisti di abitazioni, i costi sono contenuti e i tassi di interesse sono bassi. Ho la sensazione che gli acquirenti di immobili residenziali abbiano ricevuto una sorta di segnale di “via libera” per cui non dovrebbero più temere di perdere tutto con l’acquisto di un immobile ad uso abitativo. Stiamo assistendo ad un ritorno da parte dei compratori e, in certi mercati, addirittura a una certa scarsità di offerta. Il mercato immobiliare residenziale ha un importante effetto moltiplicatore sull’economia; esso accresce infatti il mercato del lavoro e il PIL. Un mercato immobiliare residenziale sano può costituire un toccasana per l’economia e per il mercato statunitensi.”

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Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. I prezzi dei titoli finanziari subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali.