Beyond Bulls & Bears

Comprare quando tutti gli altri vendono in preda allo sconforto…

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Il compianto John Templeton affermò una volta: “Comprare quando tutti vendono in preda allo sconforto e vendere quando tutti comprano avidamente richiede grande coraggio”. Per la maggior parte degli investitori la paura sovrasta il coraggio durante le fasi di rialzo e di ribasso del mercato. Questi hanno, infatti, paura di lasciarsi scappare le prime e di subire delle perdite durante le seconde. Neil Devlin – CFA, executive  vice president e gestore di portafoglio del gruppo Templeton Global Equity – ha avuto l’onore di conoscere John Templeton e custodisce ancora oggi il suo saggio pensiero. Negli ultimi anni, ha investito in settori in cui altri non nutrivano alcuna fiducia, compresi i titoli finanziari europei. Devlin rammenta le giornate della sua giovinezza trascorse con John Templeton.

“Sono stato fortunato a trascorrere molto tempo con John Templeton poiché sono stato, nel 1987, la decima persona assunta dalla società. Durante il primo anno, abbiamo viaggiato molto insieme in giro per il mondo e abbiamo visitato molti paesi. John Templeton sosteneva che esplorando il mondo è possibile trovare opportunità migliori di quelle che si possono trovare concentrandosi su un solo paese. Prima della fusione con Franklin, la società era di dimensioni ridotte e tutto il team, compreso John Templeton, trascorreva gran parte del tempo alla ricerca di opportunità migliori, indipendentemente dalla posizione. John Templeton sosteneva che le migliori opportunità non risiedono in titoli dal prezzo più basso, ma in quei titoli con il prezzo più basso rispetto alla potenziale capacità di rendimento a lungo termine. Credeva, infatti, nella visione a lungo termine e nell’acquisto di beni a cui altri non erano interessati: acquistare pessimismo e vendere ottimismo.

“Tutt’oggi adottiamo questa filosofia e questo processo che appresi da lui ventisei anni fa. La nostra bussola è sempre costituita dalla nostra disciplina di valutazione. Non ci affidiamo alle mode o alle decisioni di altri investitori. Ci concentriamo sull’acquisto di società sottovalutate rispetto al loro valore aziendale. Tutto ciò significa ricercare un guadagno futuro e un flusso finanziario ad un prezzo molto basso.”

Opportunità nelle banche e non nelle obbligazioni

Quanto descritto può spiegare parte del motivo per cui Devlin afferma che ci sono due aree in particolare in cui lui e il suo team hanno individuato un livello di pessimismo maggiore e, di conseguenza, maggiori opportunità: il settore finanziario e quello sanitario.

“Sin dagli inizi della crisi creditizia scoppiata negli Stati Uniti nel 2007, i titoli finanziari hanno subito una notevole pressione e abbiamo identificato diverse opportunità nel settore. La maggior parte delle opportunità si trova in Europa ed è proprio lì che abbiamo acquistato un paniere di banche. Sebbene siamo convinti che l’Europa debba affrontare delle grosse sfide da un punto di vista economico, le banche hanno cominciato a ridurre il proprio indebitamento e ricapitalizzarsi. Crediamo che tra un paio di anni, con la ripresa del loro business, continueranno ad avere una performance ottimale.”

Quando sarà il momento giusto per ingranare la marcia?

Gli investitori, ancora intimoriti dai mercati azionari, si sono fatti scappare il momento in cui i principali mercati statunitensi ed europei in media non solo avevano recuperato il terreno perso, bensì hanno addirittura registrato una ripresa record nel primo semestre dell’anno. Devlin replica che gli investitori dovrebbero interpretare la paura e il pessimismo dei mercati come opportunità potenziali.

“Ci siamo trovati di fronte ad un contesto “con rendimenti folli” in cui gli investitori hanno sovrappesato le obbligazioni, sebbene i tassi d’interesse toccassero il fondo. La maggior parte degli investitori, infatti, teme ancora i mercati azionari. Le domande più complicate che mi pongono i consulenti sono: “Quando bisogna vendere le obbligazioni e buttarsi sulle azioni?” e “Quando bisogna diversificare rispetto al reddito fisso che, per molti anni, ha superato in termini di performance i mercati azionari?”. Giustamente, gli investitori hanno temuto la crisi creditizia statunitense e la crisi economica europea, ma noi ci siamo spinti ben oltre, all’insegna delle opportunità, e abbiamo tratto vantaggio dal pessimismo. Abbiamo acquistato quando gli altri non volevano comprare e, nel farlo, abbiamo considerato un orizzonte temporale di medio termine di circa cinque anni. Ci sono ancora molte opportunità nelle azioni e abbiamo sempre incoraggiato i consulenti e i nostri clienti a prenderle in considerazione.”

Ci sono dei settori in cui gli investitori potrebbero essere addirittura troppo ottimisti? Devlin identifica alcuni settori specifici di cui non è troppo entusiasta in questo momento.

“Il settore in cui abbiamo rilevato il maggiore ottimismo e il valore minore è costituito da quei titoli che possono essere considerati alla stregua delle obbligazioni, ad esempio i beni e i servizi di prima necessità per il consumatore. Stiamo cominciando a trarre profitto da alcune di queste aziende che possono avere rendimenti promettenti, tuttavia crediamo che in esse non ci sia un elevato potenziale di rialzo a lungo termine. I rendimenti dei servizi di pubblica utilità regolamentati sono crollati notevolmente in quanto gli investitori di tutto il mondo si sono buttati a capofitto, spinti dai tassi d’interesse pari a zero del Tesoro e dei titoli garantiti da ipoteca. Per tale ragione, abbiamo cambiato rotta.”

Un paio di scoperte sul Giappone

Il recente sforzo del Giappone di rilanciare la propria economia attraverso un cambiamento di politica ha portato alcuni investitori a prendere in considerazione l’Oriente. Devlin spiega, infatti, che il deprezzamento dello yen dovrebbe aiutare gli esportatori del paese a diventare più competitivi. Detto ciò, identifica anche alcuni motivi che spingono attualmente ad agire con prudenza. Si potrebbe dire che si posiziona nel mezzo tra ottimismo e pessimismo.

“Da molto tempo, il Giappone ha dovuto affrontare grosse sfide da un punto di vista economico. Con il deprezzamento dello yen, i titoli del Giappone hanno avuto una buona performance (soprattutto per gli esportatori). Tuttavia, il governo può deprezzare la valuta solo fino ad un certo punto prima che si registri un aumento dei costi e l’inflazione, che è stata negativa per anni sui titoli giapponesi, diventi un problema. Inoltre, il Giappone ha un rapporto elevato tra il debito pubblico e il PIL e questo potrebbe intaccare le prospettive future del paese a causa dell’aumento dei prezzi legati ai tassi d’interesse. Se consideriamo le società giapponesi escludendo gli esportatori, il rendimento sui titoli, parte essenziale dell’analisi bottom-up, è stato molto basso rispetto ad altre opportunità in altre parti del mondo.”

“Quindi, sebbene il rapporto tra il prezzo e il patrimonio netto (price-to-book) e il rapporto tra il prezzo e gli utili (price-to-earnings) siano simili, le società sono state protette dai dazi governativi  che le ha rese inefficaci rispetto alla concorrenza straniera. I giapponesi vivono in una società ampiamente regolata: ad esempio,  sul mercato del riso si applica un dazio dell’800%. Inizialmente potrebbe essere facile per il Primo ministro Abe deprezzare lo yen, ma sarà più difficile affrontare e abbattere, da un punto di vista politico, le lobby agricole che sono radicate da anni nella politica giapponese. Se i mercati giapponesi fossero davvero aperti, potremmo valutare la performace delle società nazionali protette del Giappone rispetto ad altre società nel resto del mondo. A mio parere, il problema alla base del governo di Abe risiede nelle possibili conseguenze negative, da un punto di vista sociale, dovute all’apertura dei mercati giapponesi. Con tutta probabilità la disoccupazione aumenterebbe e si assisterebbe ad una decurtazione dei programmi sociali.”

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Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. Gli investimenti in titoli esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici.  L’attuale incertezza politica che grava sull’Unione europea (UE) e sui paesi membri può accentuare la volatilità di mercato. L’instabilità finanziaria di alcuni paesi dell’Unione europea, quali Grecia, Italia e Spagna, in combinazione con il rischio del conseguente impatto su altri paesi più stabili, può accrescere il rischio economico dell’investimento in società europee.

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