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Hasenstab non è allineato al consensus trade

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Quand’è che un potenziale rendimento nel lungo termine vale il rischio nel breve periodo? Gli investitori tendono spesso a concentrare la massima attenzione sulle implicazioni a breve di un particolare evento (ed è difficile biasimarli), perdendo di vista le possibili evoluzioni orientate al lungo periodo. Ciò potrebbe parzialmente spiegare quanto sta accadendo ora nei Mercati Emergenti, almeno secondo Michael Hasenstab, co-direttore della Divisione Obbligazionaria Internazionale, Franklin Templeton Fixed Income Group®.

Nelle ultime settimane, i timori e la confusione in merito al “tapering” (graduale ridimensionamento, da parte della Federal Reserve, del programma di acquisto di asset nell’ambito dell’allentamento quantitativo) insieme alle turbolenze in diversi Mercati Emergenti hanno indotto alcuni investitori a ritenere che il rischio di breve periodo degli investimenti in tutti i Mercati Emergenti non compensi i potenziali rendimenti di lungo periodo, e in molti li hanno così abbandonati.

Hasenstab segnala che è importante ricordare come i Mercati Emergenti non possono essere considerati tutti sullo stesso piano e in certi casi la volatilità di mercato a breve termine potrebbe costituire un’opportunità per gli investitori e quindi non necessariamente un pericolo totale. Ragionando nei classici termini di un approccio contrarian, Hasenstab sembra spesso trovarsi nelle condizioni ideali proprio quando gli altri sono colti dal panico.

“Riteniamo che il timore di un ritiro della liquidità dai mercati emergenti a seguito dell’eventuale conclusione del programma di acquisto di obbligazioni da parte della Fed sia sovrastimato e pertanto non crediamo che questi mercati possano subire una pesante contrazione di liquidità. È più probabile invece che diminuisca l’afflusso di nuovi investimenti in questi paesi. I Mercati Emergenti non sono più alimentati dagli afflussi di capitali come nei decenni precedenti, quando molti di essi dipendevano dai finanziamenti esteri.

“Oggi avviene proprio il contrario. I mercati emergenti hanno generalmente bilanci di partite correnti e fiscali equilibrati, surplus di risparmio e bassi livelli di indebitamento.  Non dipendono più dagli afflussi di capitali e pertanto non risentono della politica monetaria statunitense come in passato. Molti di questi paesi hanno ampie riserve estere in grado di ammortizzare i deflussi di capitali e, comunque, non prevedo che questi deflussi possano essere consistenti.”

L’impatto economico delle turbolenze politiche

Quanto delineato spiega il ruolo giocato dalla Fed nella recente ondata di panico. Ma qual è stato quello delle turbolenze in paesi come il Brasile, la Turchia e l’Egitto? Cosa dovrebbero pensare gli investitori dei rischi causati dall’instabilità politica e sociale nei Mercati Emergenti in rapporto ai rischi economici? Secondo Hasenstab tali rischi sono inscindibili, ma ciò non significa che gli investitori debbano evitare tutti i Mercati Emergenti.

Se vi sono turbolenze politiche, come quelle che abbiamo osservato in varie parti del Medio Oriente, è probabile che emergano problemi economici. La selezione dei singoli paesi è essenziale al fine di determinare, nel corso del nostro processo d’investimento, quali siano i paesi con i fondamentali più interessanti.  Non crediamo che sia opportuno investire indiscriminatamente in tutti i mercati emergenti, in quanto a nostro giudizio non sono tutti uguali. Continuiamo a preferire i paesi che presentano un quadro politico soddisfacente e allo stesso tempo sappiano dotarsi tempestivamente di provvedimenti adeguati in materia di politica fiscale, monetaria e finanziaria. A mio giudizio, nei prossimi cinque anni la selezione dei paesi sarà essenziale per gli investitori.”

Per quanto riguarda il reddito fisso, i paesi caratterizzati da una maggiore stabilità politica, come il Messico e la Corea del Sud, sono le aree attualmente favorite da Hasenstab.

“Non tutti i mercati emergenti stanno attraversando fasi di caos sociale o turbolenze politiche. Numerosi paesi presentano fondamentali di qualità e intendiamo sfruttare tali opportunità. Ad esempio, in Messico si sono recentemente svolte le elezioni e riteniamo che il piano di riforme sia destinato a offrire miglioramenti.”

“Il consensus trade per i Mercati Emergenti si è trasformato da rialzista ad eccessivamente ribassista nell’arco di un solo mese, e questo rappresenta per noi una grande opportunità. La filosofia d’investimento del team si traduce spesso in un approccio controcorrente nei periodi in cui il mercato subisce vendite su larga scala provocate dal panico. Oggi sono più fiducioso rispetto a tre mesi fa, quando le nostre prospettive erano allineate al consenso. Abbiamo sfruttato questo periodo per rafforzare le nostre posizioni preferite mentre gli altri vendevano; ciò può dare luogo a potenziali guadagni in futuro, quando la volatilità si sarà attenuata e le valutazioni avranno iniziato a riflettere meglio i fondamentali. A parte la Cina, i restanti paesi asiatici (Giappone escluso) ci sembrano ragionevolmente forti così come certe economie latinoamericane e nazioni periferiche europee.”

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Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. I prezzi delle obbligazioni si muovono di norma in direzione opposta a quella dei tassi d’interesse. Quando i tassi d’interesse salgono, i prezzi delle obbligazioni scendono e viceversa.

Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti implicano rischi accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni relativamente minori e ai volumi inferiori di liquidità dei mercati in questione.