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Qatar ed EAU: promozioni nella regione MENA

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MSCI, società fornitrice di indici di importanza mondiale, ha annunciato a metà giugno che gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar saranno promossi da mercati di frontiera a mercati emergenti. La decisione di MSCI, attesa da tempo (dopo tre anni di osservazione), segna una tappa importante nello sviluppo dei mercati dei capitali nella regione MENA (Medio Oriente e Nord Africa) e potrebbe costituire un valido modello di riferimento per gli altri paesi dell’area. L’universo investibile MENA incorpora 11 paesi diversi, che vanno dall’Oman al Marocco e comprende anche Bahrain, Egitto, Giordania, Kuwait, Libano, Qatar, Arabia Saudita, Tunisia ed Emirati Arabi Uniti (EAU).

Per capire meglio questa regione in rapida crescita, è utile pensare a ciascun paese MENA come facente parte di una delle due aree economiche principali in cui essa è divisa: importatori di petrolio (Nord Africa e Levante) ed esportatori di petrolio (il Consiglio di Cooperazione del Golfo, o GCC, un’alleanza politica ed economica). I paesi del GCC presentano generalmente caratteristiche simili, quali ad esempio bassi rapporti debito/PIL, livelli elevati di spesa governativa e riserve consistenti di capitali, mentre i paesi nordafricani e del Levante sono di norma orientati ai consumi e hanno una popolazione giovane numerosa e in rapida crescita. Per conoscere meglio questa regione dinamica e le implicazioni delle nuove classificazioni MSCI per gli investitori, leggiamo le riflessioni di due membri del nostro Local Asset Management Team di Dubai, Salah Shamma e Bassel Khatoun.

Salah Shamma, Co-Head MENA Equity, Local Asset Management

Bassel Khatoun, Co-Head MENA Equity, Local Asset Management

Le riclassificazioni di Qatar ed EAU hanno suscitato un grande entusiasmo, ma entreranno ufficialmente in vigore solo in occasione dell’esame semestrale degli indici MSCI del maggio 2014. Si prevede che le ponderazioni di Qatar ed EAU nell’Indice MSCI Emerging Market saranno pari rispettivamente allo 0,45% e 0,40%[1].

Tra i benefici più significativi delle riclassificazioni si prevede un aumento dei flussi di portafoglio dovuto all’ingresso di investitori istituzionali esteri e alle operazioni degli investitori passivi, o che replicano l’indice. Molti operatori di mercato si attendono infatti flussi straordinari di investimenti a seguito di queste riclassificazioni e varie società di ricerca hanno rapidamente calcolato gli afflussi previsti sulle borse degli EAU e del Qatar. Al momento riteniamo ancora prematuro quantificare gli effetti immediati, che saranno soggetti a numerose variabili, ma riteniamo comunque incoraggianti le prospettive di più lungo periodo e la prevista istituzionalizzazione di questi mercati.

Le speranze in merito alle promozioni MSCI e all’ingresso di nuovi investitori hanno contribuito a sostenere i titoli di Qatar ed EAU, che al momento figurano tra i protagonisti delle migliori performance dall’inizio dell’anno a oggi. Riteniamo che le implicazioni di lungo periodo siano ancora più significative. In prospettiva, le promozioni potrebbero attirare ulteriore liquidità e stimolare costantemente i responsabili politici a riformare i rispettivi mercati.

Una questione di riforme

Di norma, una riclassificazione avviene dopo, o in combinazione con, riforme delle politiche finanziarie ed economiche, che comprendono miglioramenti dell’infrastruttura di mercato. Come nel caso di qualunque mercato riclassificato, Qatar ed EAU hanno già intrapreso varie riforme di mercato mirate a rispettare le linee guida per la quotazione previste da MSCI per i mercati emergenti: il Qatar ha infatti innalzato i limiti alla proprietà estera delle società, mentre gli EAU hanno migliorato i sistemi di regolamento delle operazioni. Il dato più incoraggiante è che, dopo la riclassificazione, gli EAU hanno rinnovato la proposta di procedere alla fusione delle due borse valori principali, Abu Dhabi Securities Exchange Market (ADX) e Dubai Financial Market (DFM), nel quadro di un’operazione promossa dallo Stato che potrebbe favorire le operazioni sul mercato locale, attirando un maggior numero di investimenti esteri nello Stato del Golfo. La fusione proposta amplierebbe inoltre il mercato azionario della seconda economia del mondo arabo, incoraggiando da un lato nuove società a quotare in borsa le loro azioni e dall’altro le istituzioni internazionali ad acquistare tali azioni.

Riteniamo che i governi del GCC, inclusi Qatar ed EAU, faranno progressi e liberalizzeranno ulteriormente l’accesso ai loro mercati, innalzando i limiti di proprietà estera per gli investitori e adottando quadri normativi e legislativi flessibili. Gli organismi regolatori hanno già fornito importanti segnali dell’impegno a sviluppare ulteriormente i loro mercati per rispecchiare adeguatamente le economie sottostanti. I governi stanno cercando di favorire una maggiore partecipazione del settore privato, incoraggiando le imprese familiari locali a divenire società ad azionariato diffuso quotate sulle varie borse.

A loro volta, le società quotate stanno avviando misure attive per migliorare la corporate governance in conformità agli standard internazionali. Sono inoltre in via di adozione provvedimenti significativi intesi a migliorare le prassi in materia di informativa e di trasparenza. Giudichiamo favorevolmente queste azioni positive che a nostro giudizio sono destinate a migliorare la competitività di mercato complessiva e a promuovere ulteriori investimenti.

Arabia Saudita: la frontiera finale

Riteniamo che la decisione di MSCI di promuovere EAU e Qatar potrebbe spingere l’Arabia Saudita ad accelerare i piani di proprietà estera per la propria borsa. La potenziale apertura dell’Arabia Saudita agli investitori esteri rimane uno degli eventi più attesi nella regione MENA. Recentemente si sono intensificate le voci di mercato riguardanti l’imminente approvazione di una legge sugli investimenti esteri da parte del consiglio dei ministri.

Sebbene secondo il consenso generale tale sviluppo sia una questione di “quando” e non di “se”, la sua tempistica effettiva rimane incerta. Sottolineiamo tuttavia che la recente nomina di un nuovo responsabile della Capital Market Authority (CMA) e il riallineamento del fine settimana saudita agli altri mercati della regione rappresentano sviluppi chiari e positivi della potenziale apertura del mercato.

Forte di una capitalizzazione di 400 miliardi di dollari statunitensi[2] e di un volume giornaliero medio di negoziazioni pari a 2 miliardi di dollari statunitensi nel 2012[3], il mercato azionario dell’Arabia Saudita è il maggiore della regione MENA e sarebbe anche il più grande dei normali indici dei mercati di frontiera, qualora vi fosse incluso. Secondo le nostre stime, l’innalzamento della proprietà estera al 10% del mercato comporterebbe circa 38 miliardi di dollari statunitensi di nuovi acquisti di azioni.

Nel medio termine, prevediamo che l’interesse degli investitori esteri sia destinato ad aumentare costantemente in previsione dell’inserimento finale dell’Arabia Saudita negli indici globali. A nostro avviso, ciò potrebbe dimostrarsi il singolo evento più importante nella storia recente dello sviluppo dei mercati di capitali della regione MENA.

Inserimento nell’Indice dei ME: ottima notizia, tempistica inappropriata

Pur sembrando una buona notizia, la decisione di MSCI non sarebbe potuta arrivare in una fase più delicata per i mercati emergenti, che negli ultimi tempi hanno registrato una certa volatilità. Il recente annuncio del Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, di una graduale riduzione degli acquisiti di obbligazioni ha scatenato un sensibile rialzo del dollaro e una flessione del mercato dei titoli del Tesoro statunitense, spingendo così i rendimenti obbligazionari ai massimi da oltre un anno. I mercati emergenti, tra i principali beneficiari della politica di allentamento quantitativo della Fed, hanno registrato un’intensificazione dei deflussi di capitali dopo l’incremento dei rendimenti in quanto gli investitori si sono precipitati a vendere obbligazioni, valute e azioni dei mercati emergenti. In questo quadro di rendimenti più elevati in combinazione con un indebolimento delle valute e delle prospettive di crescita, le banche centrali dei mercati emergenti avranno difficoltà a formulare risposte politiche appropriate.

A differenza delle tipiche economie dei mercati emergenti, i paesi del GCC ancorati al dollaro statunitense potrebbero in effetti beneficiare di un suo rafforzamento. Queste economie vantano notevoli surplus delle partite correnti grazie alla maggiore produzione e ai prezzi più elevati del petrolio. I rapporti debito/PIL in questa regione sono estremamente bassi e vanno dal 5% al 36%[4] e i paesi membri hanno pertanto fruito di rating creditizi robusti e solidi con l’estero; iil volume inaspettato di maggiori entrate petrolifere ha consentito loro di ridurre notevolmente il loro profilo di debito e costituire ampie riserve in valuta estera.

I governi del GCC si sono così impegnati a sostenere le loro economie con budget record e piani di massicci investimenti infrastrutturali. Secondo le ultime previsioni dell’FMI, nel 2013 il PIL reale non legato al petrolio è destinato a salire di quasi il 5%.

A nostro avviso, le valutazioni rimangono a livelli storicamente bassi. I mercati dei paesi del GCC registrano scambi a multipli di circa 12,5 volte le stime di utili per il 2013, con forti prospettive di crescita, e i rendimenti azionari rimangono elevati, al 3,8%, con rapporti utili/dividendi bassi che hanno ampi spazi di incremento[5].

Crediamo che l’impulso positivo della liquidità conseguente alla decisione di MSCI, unito alle valutazioni interessanti, fornirà supporto ai mercati del GCC nel medio termine. Le prospettive economiche – quanto meno nella maggior parte dei paesi membri – rimangono positive. Le enormi misure di stimolo in questi paesi GCC, che non sono soggetti ad alcuno dei vincoli fiscali del mondo sviluppato, potrebbero riaccendere l’attenzione per i titoli azionari MENA, soprattutto qualora le prospettive economiche globali per il 2013 rimanessero modeste. In conclusione, la decisione trasmette un messaggio positivo molto forte per la regione MENA nel complesso e per gli EAU e il Qatar in particolare, in quanto questi mercati saranno ora saldamente impressi nella mente degli investitori nei mercati emergenti.

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Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti implicano rischi accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni relativamente minori e ai volumi inferiori di liquidità dei mercati in questione.



[1] Fonte: Comunicato stampa MSCI dell’11 giugno 2013, “MSCI Announces the Results of the 2013 Annual Market Classification Review” (MSCI annuncia i risultati dell’esame annuale delle classificazioni dei mercati). Tutti i dati MSCI sono forniti “come sono”. MSCI disconosce qualunque dichiarazione o garanzia implicita o espressa e non si assume alcuna responsabilità riguardo ai dati MSCI qui riportati. I dati MSCI non possono essere ulteriormente ridistribuiti o utilizzati come base per altri indici o qualunque tipo di titolo o prodotto finanziario. Questa relazione non è stata approvata, esaminata o prodotta da MSCI. La performance del passato non è indice di risultati futuri. Indici non gestiti. Non è possibile investire direttamente in un indice.

[2] Fonte: Bloomberg LP, al 30 giugno 2013.

[3] Fonte: Bloomberg LP, al 31 dicembre 2012.

[4] Fonte: IMF World Economic Outlook, October 2012. Copyright © 2013. By International Monetary Fund. Tutti i diritti riservati.

[5] Al 7 luglio 2013. Fonte: S&P GCC Composite LargeCap, 26 giugno 2013. Copyright © 2013, S&P Dow Jones Indices LLC. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione di S&P Index Data Services in ogni forma, salvo in caso di previa autorizzazione scritta di S&P. S&P non garantisce l’accuratezza, l’adeguatezza, la completezza o la disponibilità di alcun genere di informazione e non è responsabile di errori od omissioni (indipendentemente dalla causa) né dei risultati derivanti dall’utilizzo di tali informazioni. S&P DISCONOSCE QUALSIVOGLIA GARANZIA ESPLICITA O IMPLICITA INCLUSE, IN VIA NON LIMITATIVA, EVENTUALI GARANZIE DI COMMERCIABILITÀ O IDONEITÀ A UNO SCOPO O UTILIZZO PARTICOLARE. S&P non sarà in alcun caso responsabile di danni diretti, indiretti, speciali o consequenziali, costi, spese, parcelle legali o perdite (inclusi mancati utili o perdita di utili e costi di opportunità) in relazione all’utilizzo di S&P Index Data Services da parte di abbonati o altri. Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice.