Beyond Bulls & Bears

L’Europa balla il “Two-Step”

Questo contenuto è disponibile anche in: Inglese Francese

Negli ultimi anni, l’eurozona è sembrata passare da una crisi all’altra, senza una chiara prospettiva di soluzione: mentre le autorità sono impegnate a superare una crisi su un mercato, altrove ne scoppia una nuova. Il focolaio più recente è stato il Portogallo, dove il Presidente, Cavaco Silva, è stato costretto a intervenire per sostenere il programma di salvataggio del paese. Nuovi problemi tornano a profilarsi in Italia, il cui credito sovrano  è stato declassato da una primaria agenzia di rating. È quasi come se l’Europa stesse vivendo, in una versione da incubo, il “two-step dance”, ballo country in cui ogni piccolo passo in avanti è immediatamente seguito da uno all’indietro.

Mentre la situazione politica in tutta Europa sta vivendo momenti contrastanti, l’economia della regione è entrata in una fase di svolta. Una ripresa duratura dipende in parte dalla salute dell’economia globale, soprattutto della Cina e degli Stati Uniti, i due maggiori partner commerciali dell’UE. I dati cinesi che indicano un calo dei tassi di crescita e una crisi dei finanziamenti a livello nazionale  tuttavia non dovrebbero essere sopravvalutati, poiché il paese continuerà ad essere uno dei maggiori propulsori dell’economia globale. Negli Stati Uniti, l’economia ha evidenziato segnali incoraggianti di ripresa, in parte perché i politici sono sfuggiti alla tentazione (o è mancata la volontà politica) di imporre pesanti misure di austerità.

Uwe Zoellner, Head of European Equity, e Mike Clements, Portfolio Manager, Franklin Equity Group©, ritengono che, a fronte di un miglioramento economico in questo contesto di prospettive macroeconomiche favorevoli, le opportunità di investimento in Europa siano migliori di quanto non pensino numerosi investitori.

Pur sostenendo che i giorni più gloriosi per il mondo sviluppato appartengono oramai al passato, Zoellner riscontra segnali di progressi sostenibili.

“In Europa, la situazione è notevolmente migliorata negli ultimi dodici mesi. A mio giudizio, il quadro per i mercati azionari è positivo, ma non credo in un ritorno all’età dell’oro, ossia l’epoca compresa tra la fine degli anni Novanta e il 2008, perché quel livello di crescita alimentata dal debito non sarà più ripetibile. I tassi di crescita saranno probabilmente più modesti in tutto il mondo, ma in compenso dovrebbero essere più sostenibili.”

Un orizzonte di lungo periodo per i mercati azionari europei

Zoellner prevede una fase rialzista per i titoli azionari europei, anche se accompagnata da una certa volatilità.

“Pur sottolineando che le prospettive a lungo termine per l’Europa rimangono positive, penso che continueremo ad assistere a una certa volatilità in futuro e gli ultimi mesi hanno dimostrato che la volatilità è una condizione alla quale dobbiamo abituarci anche se, a nostro avviso, può offrire opportunità. Adottiamo un approccio bottom-up nella selezione dei titoli e un processo basato sulla valutazione delle singole società. Tendiamo ad assumere uno stile contrarian, in quanto la nostra filosofia e il nostro approccio ci conducono spesso verso segmenti di mercato trascurati da altri investitori. Penso che quest’anno il nostro approccio sarà più importante che mai, perché con queste condizioni di mercato non si può procedere ad acquisti indiscriminati. In particolare, è opportuno essere prudenti nei confronti di certe società difensive con esposizione globale nei settori del consumo che sono state tra quelle maggiormente preferite dagli investitori ma al momento attuale hanno valutazioni piuttosto elevate.

“Molti investitori hanno ridotto gli orizzonti d’investimento preferendo una maggiore prudenza a causa dell’incertezza di mercato e delle notizie sul fronte dei declassamenti. Ritengo tuttavia che ora gli investitori stiano considerando le prospettive a lungo termine per i titoli azionari europei e valutando il loro potenziale di rialzo. Il quadro di lungo periodo in Europa appare orientato verso ulteriori riforme strutturali. Prevediamo che la situazione si andrà normalizzando in gran parte della regione, e ciò dovrebbe fungere da futuro propulsore delle performance.”

Ripresa dell’eurozona

Zoellner ritiene che il calo dei costi unitari del lavoro rappresenti un’ottima opportunità di ripresa nell’eurozona.

“Vari paesi europei stanno riducendo i costi del lavoro. Gli oneri da sostenere per la riunificazione del paese hanno indotto la Germania ad affrontare il problema ben prima della crisi globale e ha dovuto apportare modifiche alla propria economia che hanno migliorato i suoi costi unitari del lavoro e il vantaggio competitivo all’interno dell’eurozona. Di contro, in altri paesi dell’eurozona i costi sono aumentati mentre l’efficienza diminuiva, e ora spetta a loro adottare misure per ridurre i costi.

“L’Irlanda è stato il primo paese dell’eurozona a compiere progressi reali sul fronte delle riforme economiche strutturali. Ma non è la sola ad aver adottato un’economia di austerità, in quanto riforme simili sono in via di attuazione in altri paesi dell’eurozona. In Spagna, il costo unitario del lavoro è diminuito del 10% rispetto ai massimi storici, dimostrando i progressi compiuti grazie a queste riforme. Riscontriamo chiari progressi in numerosi paesi, dove il calo del costo unitario del lavoro si traduce in una maggiore competitività.

“Il fattore incoraggiante è dato dai dati di mercato che, secondo le società nell’Europa meridionale, stanno diventando più competitivi. Le società spagnole, gravate dalla crescita debole del mercato nazionale, hanno dovuto guardare oltre frontiera alla ricerca di opportunità di crescita interessanti. Questo è un tema ricorrente in tutta la regione. Si tratta di un processo lento, che potrebbe richiedere dai tre ai cinque anni, ma siamo convinti che si registreranno progressi. Inoltre, in termini di dinamiche reali, pensiamo che l’economia globale dovrebbe essere propizia per questa crescita incrementale.

Riconosciamo alcuni paesi ancora in ritardo, ad esempio Italia e Francia, dove persiste una resistenza politica al processo di riforma. Tuttavia, in generale, riteniamo di avere buoni motivi per essere ottimisti poiché le misure di riforma dovrebbero sostenere la redditività e generare un potenziale significativo per i mercati azionari in Europa.”

 

Costo del lavoro in Europa Indice del costo unitario del lavoro (ribasato a 100)

Fonte: Unit Labour Costs – Annual Indicators,  © OECD 2013, http://stats.oecd.org.

Aspetti interessanti delle Small Cap

Nell’universo azionario, molti investitori alla ricerca di titoli sicuri graviteranno verso le società a larga capitalizzazione, o large cap, piuttosto che verso le small cap, ritenendo che abbiano maggiori probabilità di sovraperformare, o quanto meno di sopravvivere. In un’ottica contrarian, Clements crede nelle opportunità d’investimento riscontrabili adottando un approccio estremamente selettivo focalizzato sui titoli di alta qualità, molti dei quali possono essere individuati nel segmento della piccola e media capitalizzazione.

“Non perdiamo molto tempo ad analizzare se le small cap registrino buone performance rispetto alle large cap. Tuttavia, in Europa esistono numerose società a piccola capitalizzazione che vantano ottimi business model, ma sono ignorate da altri investitori. Ciò può dare luogo a valutazioni più interessanti. Per esempio, abbiamo recentemente individuato una società britannica nell’industria marittima che è decisamente un leader di mercato, ha un bilancio solidissimo e vanta ROE elevati, ma presenta valutazioni interessanti perché il settore in cui opera non è attualmente tra quelli favoriti dal mercato.”

 

Per gli investitori europei che intendono operare in aree più vicine al proprio paese, è possibile che – sebbene l’andamento altalenante dell’economia europea non si sia ancora esaurito – le opportunità siano migliori di quanto temuto.

 

Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti implicano rischi accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni relativamente minori e ai volumi inferiori di liquidità dei mercati in questione. L’attuale incertezza politica che grava sull’Unione europea (UE) e sui paesi membri può accentuare la volatilità di mercato. L’instabilità finanziaria di alcuni paesi dell’Unione europea, quali Grecia, Italia e Spagna, in combinazione con il rischio del conseguente impatto su altri paesi più stabili, può accrescere il rischio economico dell’investimento in società europee.