Beyond Bulls & Bears

Prospettive Templeton da Beijing

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La settimana scorsa il Templeton Global Equity Group si è riunito in Cina per valutare gli esiti delle ricerche, analizzare i mercati ed esplorare opportunità d’investimento nella regione. Norm Boersma, CFA e Chief Investment Officer del Templeton Global Equity Group, illustra qualche tematica emersa durante queste riunioni di ricerca. 

Riflessioni di Norm Boersma sul rallentamento della crescita del PIL cinese

“La Cina ha avuto uno straordinario periodo di crescita a due cifre che tuttavia come si può vedere non è sostenibile di pari passo con l’evoluzione dell’economia del paese. Penso che ora gli analisti stiano cercando di determinare quale potrebbe essere un tasso di crescita sostenibile della Cina in futuro. Il dato comunicato dal governo sembra essere il 7,5%, ma è difficile prevedere se potrà essere raggiunto effettivamente. In un’ottica di lungo termine, riteniamo che la Cina sia destinata a registrare un buon andamento e non siamo molto preoccupati per un rallentamento della crescita. La nostra selezione di titoli si basa su un processo bottom-up e pertanto ci concentriamo sulla valutazione di ogni singolo titolo. Nell’analisi delle singole società in particolare, vi sono alcune problematiche specifiche che ci preoccupano. In Cina, varie imprese statali possono infatti essere considerate più come strumenti per l’occupazione che come veicoli destinati a generare rendimenti per gli azionisti. Di conseguenza, come investitori, dobbiamo prestare estrema attenzione al prezzo di tali titoli. In Cina non vi sono molte società private quotate in borsa, ma noi analizziamo attivamente tale mercato.

“Tra i vari settori, le valutazioni delle banche cinesi sono indubbiamente scese a livelli più accessibili, ma esiste un certo numero di situazioni in cui i prestiti sono probabilmente destinati a costituire un problema. Potremmo assistere a un incremento dei prestiti non performanti (NPL) e pertanto, anche in questo caso, dobbiamo analizzare con cautela ogni potenziale investimento e accertarci di pagare il prezzo che riteniamo giusto. Il mercato ha recentemente registrato un leggero rimbalzo, ma in generale si è mosso al ribasso e ciò dovrebbe offrirci maggiori opportunità.”

A proposito della riduzione graduale operata dalla Fed

“La riduzione graduale del programma di allentamento quantitativo da parte della Federal Reserve avrà un impatto sull’economia reale. I tassi d’interesse sono bassi in tutto il mondo e in gran parte ciò è dovuto sostanzialmente alla riduzione dei tassi effettuata dai governi in corrispondenza dell’estremità breve della curva. La classe politica sta cominciando a valutare tale situazione e hanno già affermato che “le cose stanno migliorando, di conseguenza dovremmo probabilmente cambiare approccio; non intendiamo creare problemi d’inflazione o bolle”.

“A causa dei bassi livelli dei tassi, si sono effettivamente venuti a creare boom immobiliari in varie zone, incluse aree in Asia e Canada. Con un rialzo dei tassi, potrebbero emergere problemi in determinate regioni; è un fenomeno economico naturale. Per quando ci concerne, la nostra attenzione principale è sempre concentrata sulle singole aziende. Esaminiamo le società detenute nei nostri portafogli ed eseguiamo una “scenario analysis”. Per esempio, se i tassi fossero al 3%, 4% o 5%, cosa succederebbe al potenziale di utili nel lungo termine delle società in questione? Nei nostri portafogli deteniamo società i cui bilanci potrebbero finire sotto tensioni tali da avere veri problemi? In un contesto di tassi in aumento dobbiamo essenzialmente capire in cosa siamo investiti e quale potrebbe essere l’impatto di tale aumento. In prevalenza, tendiamo a concentrarci sulle società che generano livelli elevati di liquidità e vantano buoni bilanci. Se le società dispongono di liquidità e di bilanci robusti in un contesto di tassi in aumento, esiste la probabilità di conseguire un rendimento elevato sulla liquidità e pertanto gli incrementi dei tassi non hanno sempre effetti negativi.”

Riflessioni sulle opportunità in Europa

“Notiamo che a livello di singoli titoli esistono ancora numerose opportunità. Il mercato europeo ha complessivamente registrato un rimbalzo quest’anno, ma a nostro avviso le valutazioni sono ancora migliori rispetto agli Stati Uniti. I titoli finanziari europei sono stati l’area che ha suscitato le preoccupazioni maggiori, soprattutto per aspetti legati alla solvibilità. I problemi di rischio sovrano riscontrati in Europa hanno pesato direttamente sulle preoccupazioni per il settore bancario, in quanto le banche detengono forti quantitativi di titoli di Stato, e ciò ha spinto al ribasso i coefficienti patrimoniali. Tuttavia le banche si sono ricapitalizzate e l’economia sta cominciando a stabilizzarsi. In pratica, abbiamo sfruttato alcune opportunità da noi individuate nell’ultimo paio d’anni.

“Abbiamo anche preso in considerazione società che sono effettivamente protagoniste globali e svolgono la loro attività in tutto il mondo, ma le cui valutazioni sono state penalizzate unicamente perché hanno sede in Europa. Abbiamo valutato tali aspetti concludendo essenzialmente che “queste sono in concorrenza diretta con aziende statunitensi, giapponesi e asiatiche”. In sostanza, facevano la stessa cosa, ma le loro valutazioni erano molto più basse. Ci è sembrato del tutto logico cercare di cogliere questo genere di opportunità.”