Beyond Bulls & Bears

India in transizione

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Negli ultimi due anni, le previsioni per molti mercati emergenti sono cambiate notevolmente. L’India rappresenta sotto molti aspetti un paese in transizione ed è stata oggetto di marcati mutamenti di sentiment. Numerosi commentatori economici che inizialmente l’avevano lodata come nuova potenza economica globale sono poi passati a retrocederla al rango di un caso quasi disperato. Sukumar Rajah, Managing Director e Chief Investment Officer, Local Asset Management, Asian Equity, ci presenta una visione più equilibrata e spiega le opportunità d’investimento offerte dai titoli azionari indiani.

 

Sukumar Rajah

Managing Director, Chief Investment Officer

Local Asset Management, Asian Equity

Templeton Asset Management Ltd (Singapore)

 

Nell’ultimo anno il calo dei tassi di crescita e il deprezzamento della valuta hanno scosso la fiducia degli investitori nell’India. Uno o due anni fa le previsioni per la crescita del PIL indiano erano di circa il 7% o l’8%[1] e la rupia indiana era ritenuta una valuta destinata a mantenersi stabile. Da allora, le stime di crescita di lungo periodo sono crollate. Alcuni prevedono che la crescita del PIL scenderà quest’anno al di sotto del 5%[2] e altri sostengono che la rupia continuerà a deprezzarsi. A nostro avviso, la realtà è a metà strada tra queste due posizioni.

Per avere una visione realistica dell’India, è essenziale fare una distinzione tra i fattori strutturali e quelli ciclici. La nostra analisi indica che il rallentamento attuale è dovuto maggiormente a fattori ciclici e che non vi è alcuna diluizione significativa dei fondamentali di lungo periodo alla base della situazione indiana. La decelerazione della crescita può essere imputata alla risposta politica del governo alla crisi finanziaria globale del 2008. Gli imponenti stimoli fiscali messi in atto negli anni successivi hanno dato luogo a una crescita guidata dai consumi, mentre vari problemi politici hanno inciso sull’attività d’investimento. La riduzione successiva delle politiche fiscali accomodanti è stata piuttosto graduale ma, in combinazione con i problemi infrastrutturali del paese, ha determinato pressioni sul fronte dell’offerta e un’inflazione elevata. I tassi d’interesse sono così inevitabilmente saliti, deprimendo i consumi.

I pessimisti attribuiscono la responsabilità del rallentamento strutturale degli investimenti alla paralisi politica, ma a nostro avviso ciò è vero solo in parte. Una causa altrettanto importante del rallentamento è l’eccesso di capacità venutosi a creare in numerosi settori durante il boom economico. Se da un lato la capacità è aumentata, dall’altro il suo utilizzo e i margini dopo il 2008 sono diminuiti, costringendo numerose società a ridurre le spese in conto capitale. Riteniamo che questa tendenza sia ciclica e che le società dovrebbero ricominciare a investire a mano a mano che i loro margini risalgono. Sul fronte delle infrastrutture, si sono registrati ritardi in alcuni settori quali l’energia, ma sono stati anche compiuti progressi in altri come il trasporto ferroviario e l’industria.

Prospettive realistiche

Alla luce del tasso di risparmio sostenibile dell’India, pari a quasi il 25%[3], una ripresa del tasso di crescita è realistica. Semplici calcoli matematici indicano che con un rapporto capitale e produzione di lungo termine intorno a quattro, l’India dovrebbe essere in grado di crescere quasi del 6% – 7%[4] anche senza una ripresa significativa degli investimenti esteri. Ci rincuora vedere come il dibattito politico si stia spostando da sussidi ed esenzioni a crescita e sviluppo. Crescita e sviluppo sono stati, infatti, al centro dei recenti discorsi dei politici più importanti.

Gli ultimi risultati societari indicano che le società con business model sostenibili mantengono una posizione salda e stanno reagendo in modo soddisfacente alle difficoltà macroeconomiche, mentre il ciclo di riduzione degli utili sembra essersi stabilizzato. I margini aziendali si sono contratti, a causa del minore utilizzo della capacità, dei costi degli interessi più elevati e dell’inflazione salariale. Anche se è possibile che i tassi d’interesse non scendano nel breve periodo, in alcuni settori l’inflazione salariale ha iniziato a diminuire in conseguenza del rallentamento. L’eccesso di capacità creato dalle previsioni formulate all’epoca del boom viene via via sempre più utilizzato e la produttività ha cominciato a migliorare.

Si inizia inoltre ad osservare l’impatto del ciclo economico su vari settori. Per esempio, cinque anni fa il settore delle telecomunicazioni rappresentava una percentuale consistente degli utili delle società indiane e le aziende più importanti erano ai primi posti in termini di utili. Una combinazione di fattori, tra cui l’ingresso di nuovi operatori e le misure anticorruzione, ha tuttavia gravato pesantemente sul settore. Le telecomunicazioni hanno registrato una fase di pressioni sui margini e rallentamento degli utili, che secondo le nostre previsioni dovrebbe essere ora seguita da un periodo di consolidamento.

Svolta del ciclo economico

Data la natura dei cicli economici, siamo convinti che in India vi sarà una ripresa. Abbiamo cominciato a vedere il governo attuare una serie di misure politiche favorevoli, parallelamente a una nuova fase di consolidamento. Ci attendiamo un’espansione dei margini, una volta che i tassi si saranno normalizzati e la leva operativa positiva sarà entrata in azione. L’incremento di capacità è stato piuttosto basso e potrebbe migliorare alquanto rapidamente.

In un’ottica di medio-lungo termine, consumi ed investimenti sono destinati a rimanere i temi fondamentali. Una forte classe media e l’esigenza di sviluppare le infrastrutture dovrebbero rappresentare i propulsori chiave e le società in grado di sfruttarli potrebbero verosimilmente trasformarsi in elementi creatori di ricchezza nei prossimi decenni. Pur non prevedendo un andamento brillante per le esportazioni, emergono anche alcuni dati positivi. Le esportazioni del settore dei servizi continuano a prosperare e la crescita dovrebbe riprendere di pari passo con il miglioramento delle prospettive per le economie sviluppate. Stiamo inoltre chiaramente riscontrando una ripresa delle esportazioni di prodotti manifatturieri grazie alla maggiore competitività legata alla svalutazione della moneta.

Gli eventi globali e la direzione della dei flussi di liquidità dovrebbero continuare a pesare sui mercati indiani, ma crediamo che il ciclo economico abbia toccato il minimo e ora non possa che risalire. Sebbene le elezioni del prossimo anno siano oggetto di grande attenzione, riteniamo anche che esista un ampio consenso circa la maggior parte delle riforme necessarie. Di conseguenza, indipendentemente dalla natura del nuovo governo, ci aspettiamo un miglioramento del quadro politico. Siamo convinti che un miglioramento ciclico ripristinerà gradualmente la fiducia degli investitori nelle prospettive di lungo periodo per gli investimenti in India.

Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti implicano rischi accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni relativamente minori e ai volumi inferiori di liquidità dei mercati in questione.



[1] Fonte: IMF World Economic Outlook, April 2012. La crescita stimata del PIL indiano per il 2013 era del 7,3%. Copyright © 2013 International Monetary Fund. Tutti i diritti riservati.  

[2] Fonte: IMF World Economic Outlook, October 2013. La crescita stimata del PIL indiano per il 2013 è del 3,0%. Copyright © 2013 International Monetary Fund. Tutti i diritti riservati.

[3] Fonte: Banca Mondiale. Risparmi lordi (% del PIL), 2011. Indicatori dello sviluppo mondiale.

[4] Fonte: Franklin Templeton Investments.