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I titoli azionari europei sono ancora un investimento in controtendenza?

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Secondo Michael Clements, Vice President e Portfolio Manager, Franklin Equity Group®, si sta avvicinando il momento in cui gli acquisti sul mercato azionario europeo non saranno più considerati investimenti in controtendenza.  Ciò potrebbe sorprendere alcuni investitori secondo i quali l’Europa e le sue industrie sono ancora in una crisi molto profonda. In realtà, in Europa vi sono numerose imprese che nonostante la recessione hanno prosperato, spesso perché esposte ai mercati in via di sviluppo a crescita elevata. Clements sostiene che queste società presentano inoltre valutazioni competitive in termini globali e sono posizionate in maniera ideale per beneficiare di eventuali rialzi di mercato nel 2014. Leggete alcune sue riflessioni sull’Europa e i titoli azionari europei per il prossimo anno.

 

Michael Clements

Vice President & Portfolio Manager

Franklin Equity Group®

Per quanto possiamo osservare, le prospettive per l’Europa per l’anno che sta per iniziare appaiono positive. Nel breve periodo prevediamo ancora una certa volatilità, ma siamo fiduciosi che l’Europa sia sulla strada giusta per una ripresa sostenibile. Nel complesso, riteniamo che i fondamentali dei mercati azionari europei siano atti a consentire una continuazione della traiettoria rialzista, seppure con una probabile alternanza tra i vari settori di volta in volta favoriti o trascurati. Intendiamo considerare i periodi di debolezza come potenziali opportunità d’acquisto laddove rileviamo specifico valore nel lungo termine. In quest’ottica, il nostro team vede attualmente buone opportunità potenziali tra le società di servizi petroliferi e gli investimenti nel settore minerario.

A nostro avviso, numerosi fattori supportano queste prospettive positive per i titoli azionari europei. La situazione macroeconomica si è stabilizzata e sembra in via di miglioramento. La maggior parte delle economie europee dovrebbe aver quanto meno toccato il minimo ciclico e alcune di esse stanno registrando una crescita piuttosto soddisfacente; il caso probabilmente più significativo è quello del Regno Unito. Nel terzo trimestre, il PIL del Regno Unito ha messo a segno una crescita dello 0,8%, il ritmo più elevato dal 2010[1]. Alla luce di questo dato, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha rivisto al rialzo la stima di crescita del Regno Unito, portandola all’1,4% per quest’anno e al 2,4% nel 2014[2].

Le riforme strutturali intraprese in Europa negli ultimi tre o quattro anni, per quanto dolorose, stanno cominciando a dare i risultati auspicati. Numerosi parametri, quali gli indicatori della fiducia dei consumatori e la produttività del lavoro, evidenziano i progressi compiuti. I costi del lavoro in certi paesi europei stanno scendendo a livelli che hanno riportato il continente ad essere più competitivo a livello globale. Per esempio, in Spagna il deficit della bilancia commerciale ha invertito la rotta e si sta registrando un’eccedenza delle esportazioni, che è esattamente ciò di cui hanno bisogno le economie in difficoltà per migliorare nel lungo periodo.

Valutazioni e valore intrinseco

Quest’anno in generale i titoli azionari europei hanno segnato un rialzo, ma sul piano storico le valutazioni di mercato ci sembrano ancora piuttosto interessanti. Se si confrontano le valutazioni dei titoli azionari europei con quelle di altre classi di asset, ad esempio le obbligazioni, oppure con le valutazioni dei titoli azionari statunitensi o asiatici, si nota che in Europa gli scambi sono a sconto.  In parte, tale sconto è ancora giustificato dalle difficoltà che l’Europa continua ad affrontare, come per esempio i problemi strutturali quali scarsa mobilità del lavoro, prassi occupazionali restrittive e bassi livelli di produttività. Ma anche altre regioni hanno i loro problemi. Ciò che rende i titoli azionari europei attraenti ai nostri occhi è il buon potenziale di ripresa nel lungo termine, a valutazioni piuttosto attraenti. A nostro avviso, un elemento interessante dei titoli azionari europei è la loro esposizione ai mercati globali in crescita al di fuori della regione. Molti investitori sono attirati dai mercati emergenti perché in generale offrono tassi di crescita storicamente più elevati rispetto ai paesi sviluppati e potenzialità di crescita futura più forti. Alcuni investitori potrebbero tuttavia non rendersi conto che molte società europee sono in grado di sfruttare la crescita dei mercati emergenti grazie alla loro natura estremamente globale. Pur avendo sede in Europa, una quota consistente degli utili e dei fatturati di certe società europee è realizzata in economie dei mercati emergenti a crescita elevata.

Investire in tali società è un modo semplice per accedere ad alcune delle parti del mondo a crescita più elevata poiché certi titoli europei, scambiati al loro attuale livello di sconto, si rapportano favorevolmente in termini di costo con i titoli equivalenti dei mercati emergenti.

Per queste ragioni, guardando al 2014, riteniamo che in linea di massima l’investimento in titoli azionari europei non si possa più considerare una strategia in controtendenza. Il punto di svolta, a mio giudizio, è stato il discorso in cui il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, a luglio 2012, ha dichiarato che “la BCE era pronta a tutto per salvare l’euro”. Da allora, abbiamo osservato afflussi crescenti sui titoli azionari europei e prevediamo che nel corso del prossimo anno un numero sempre maggiore di investitori riconoscerà il potenziale della regione.

Investire con convinzione

Il nostro team d’investimento investe in titoli azionari europei con un approccio di tipo bottom-up basato sulle nostre convinzioni e sostanzialmente non vincolato a benchmark. Per noi, investire con convinzione significa condurre un’analisi approfondita e dettagliata delle singole società; in altre parole selezioniamo i titoli mediante un processo bottom-up basato sui fondamentali con un orizzonte d’investimento di cinque anni. In pratica, ciò significa che ci muoviamo spesso in controtendenza, come abbiamo fatto in Europa, quando gli altri erano più restii a investire. Andiamo alla ricerca di idee d’investimento o società che a nostro avviso offrono un buon potenziale futuro, ma che per qualche ragione destano preoccupazioni in altri investitori.

Investire con convinzione significa essere in grado di creare valore per i clienti elaborando opinioni forti basate su una buona ricerca dei fondamentali che si differenzia dal consenso del mercato. Questo ci consente, se la nostra ricerca è corretta, di creare un notevole valore per i nostri clienti.

Per esempio, nel quarto trimestre del 2012, abbiamo acquistato per il nostro portafoglio azioni di una società spagnola nel settore dei media che costituiva un investimento puro nel mercato del consumo interno. All’epoca l’economia spagnola non era in ottime condizioni e, data la disoccupazione elevata e in aumento, per i consumatori si prospettavano riduzioni delle spese voluttuarie.

A sua volta, ciò implicava che le società dipendenti dall’economia interna spagnola, come nel caso della nostra società,  erano destinate a muoversi con difficoltà. Ciò nonostante, abbiamo individuato un’azienda che soddisfaceva i nostri requisiti, ritenendola di alta qualità, con un bilancio solido, dominante nel suo settore e dotata anche di valutazioni molto interessanti, dato che al momento il settore e il paese erano ignorati dal mercato.

Ogni volta che consideriamo un investimento, cerchiamo sempre di vedere cosa sia già stato scontato dal mercato e cosa potrebbe accadere nel lungo termine. Nell’esempio della società spagnola, abbiamo riscontrato che – sulla base del prezzo da noi pagato – il mercato sembrava ipotizzare che nulla fosse destinato a migliorare. Se troviamo una società che a nostro giudizio è destinata a sopravvivere nonostante la debolezza dell’economia globale, genera un buon livello di redditività e cash flow, è poco amata dagli investitori e la cui quotazione è stata pesantemente penalizzata, riteniamo di essere in presenza di segnali di un buon investimento.

 

Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti implicano rischi accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni relativamente minori e ai volumi inferiori di liquidità dei mercati in questione. L’attuale incertezza politica che grava sull’Unione europea (UE) e sui paesi membri può accentuare la volatilità di mercato. L’instabilità finanziaria di alcuni paesi dell’Unione europea, quali Grecia, Italia e Spagna, in combinazione con il rischio del conseguente impatto su altri paesi più stabili, può accrescere il rischio economico dell’investimento in società europee.



[1] Fonte: Office for National Statistics licensed under the Open Government Licence v.1.0.

[2] Fonte: Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, “OECD Economic Outlook” November 2013, p. 120. © OECD.

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