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Gli asset rischiosi proseguono il loro cammino dopo il tapering annunciato dalla Fed

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La Federal Reserve (Fed) ha fatto un inatteso regalo di Natale a certi operatori del mercato, annunciando nella riunione del Comitato di politica monetaria del 18 dicembre che a gennaio avrebbe cominciato a tagliare il suo piano di acquisto di asset (quantitative easing). Abbiamo chiesto qualche parere su ciò che questo potrebbe comportare per i mercati nel nuovo anno a Roger Bayston, Senior Vice President e Director, Franklin Templeton Fixed Income Group®. Bayston è convinto che nel 2014 i mercati dovrebbero proseguire il loro cammino malgrado il tapering della Fed, anche se gli investitori dovrebbero prepararsi in previsione di un aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro.

Roger Bayston, CFA

Senior Vice President, Director

Franklin Templeton Fixed Income Group®

Il 18 dicembre la Fed ha comunicato di aver deciso un taglio degli acquisti mensili di asset da 85 a 75 miliardi di dollari a gennaio, da ripartire in parti uguali tra titoli garantiti da ipoteche e titoli del Tesoro. Dopo un breve momento di volatilità successivo all’annuncio, gli asset rischiosi sono sembrati accogliere bene la decisione della Fed, confermando così ciò di cui eravamo convinti da molto tempo, ossia che l’impatto del tapering sui mercati finanziari statunitensi non sarebbe stato eccessivo. In effetti gli indici azionari, ad esempio l’S&P 500, hanno chiuso il 18 dicembre in sensibile rialzo, e i cali in apertura di giornata dei titoli di stato statunitensi sono stati recuperati velocemente. I rendimenti a due e dieci anni sono saliti modestamente nel corso della giornata, e alla chiusura delle contrattazioni il 18 dicembre il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a dieci anni era salito al 2,89% (in rialzo rispetto al 2,71% del mese precedente e all’1,60% dell’inizio di maggio)[1].

Gli indici azionari mondiali hanno generalmente mantenuto o incrementato i guadagni il giorno successivo, 19 dicembre, e sui mercati obbligazionari è parsa tornare la calma. A nostro avviso non soltanto i mercati avevano già ampiamente scontato la mossa della Fed, ma sono apparsi anche rafforzati dall’impegno della Fed a mantenere i tassi d’interesse a bassi livelli per molto tempo e dalla fiducia della banca centrale nel fatto che l’economia statunitense potesse essere fermamente avviata verso un miglioramento progressivo della crescita economica. Questi non sono stati tuttavia gli unici fattori che hanno determinato la risposta positiva del mercato alle azioni della Fed: vi è stata anche la fine, accolta con sollievo, delle congetture incerte e infinite sull’inizio del tapering, che si trascinavano da metà 2013 e che a nostro avviso hanno contribuito a cali periodici in certi mercati, soprattutto in quelli valutari, azionari e obbligazionari dei mercati emergenti. 

Siamo convinti che i rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi, dopo un rialzo misurato nel 2013, dovrebbero continuare a salire nel 2014. Tale rialzo dovrebbe essere visto semplicemente come una normalizzazione che rispecchia l’ottimismo per la ripresa in corso, poco spettacolare, dell’economia statunitense, e la scarsa probabilità di un rialzo in tempi brevi dei tassi d’interesse a breve termine. L’ampiezza della volatilità ultimamente non ha suggerito forti cambiamenti dei rendimenti delle obbligazioni a lungo termine. In ultima analisi, i rendimenti delle obbligazioni a lungo termine dovrebbero rispecchiare le aspettative di inflazione e crescita dell’economia sul lungo periodo. I segnali di una possibile accelerazione della crescita economica non mancano, ma le misure inflazionistiche restano modeste, creando un possibile tetto ai tassi a lungo termine anche se la Fed sta rallentando gli acquisti di asset.

Notiamo che la Fed non ha escluso la possibilità di tornare ad aumentare gli acquisti mensili di obbligazioni qualora l’economia non dovesse migliorare come previsto. La strada intrapresa dalla Fed non è a senso unico. In particolare, la banca centrale statunitense intende monitorare il tasso di inflazione, che resta costantemente inferiore al suo obiettivo del 2%, minacciando l’andamento dell’economia. Tuttavia, siamo convinti che al momento attuale è molto probabile che la Fed continuerà a rallentare gradualmente il ritmo di acquisti mensili di asset, fino a concluderli definitivamente alla fine del 2014 se allora l’economia sarà su una strada di ripresa robusta e sostenibile. Una fine dell’acquisto di asset da parte della Fed segnalerebbe che l’economia statunitense ha finalmente recuperato gran parte delle perdite provocate dalla crisi finanziaria del 2007-2008. Allo stesso tempo, riteniamo che le stime per il futuro della Fed riguardo a bassi tassi, combinati con un irrobustimento della crescita, inflazione modesta e discussioni del Congresso riguardo alla spesa governativa, potrebbero continuare ad attirare gli investitori verso asset “rischiosi”.

Quali sono i rischi?
Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. In generale, gli investimenti con potenziale di rendimenti elevati sono accompagnati da un livello di rischio più alto. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. I prezzi delle obbligazioni si muovono di norma in direzione opposta a quella dei tassi d’interesse. Di conseguenza, a mano a mano che i prezzi delle obbligazioni detenute in un portafoglio d’investimento si adeguano a un aumento dei tassi d’interesse, il valore del portafoglio può diminuire.

CFA® e Chartered Financial Analyst® sono marchi di proprietà del CFA Institute.

 



[1] Fonte: US Department of the Treasury.

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