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Prospettive azionarie globali: offuscate dall’incertezza

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Nel 2013, gli investitori azionari globali in generale hanno avuto motivo di rallegrarsi e con il trascorrere dei mesi sono sembrati più propensi al rischio. Il clima rialzista continuerà nel 2014?  Norm Boersma, Chief Investment Officer, Templeton Global Equity Group, afferma che sebbene negli ultimi giorni siano chiaramente aumentati gli investimenti globali in azioni (soprattutto statunitensi), aleggiano ancora numerose incognite che rendono difficile essere troppo esuberanti.

Norman J. Boersma, CFA, Chief Investment Officer

TEMPLETON GLOBAL EQUITY GROUP

 

A nostro avviso, le prospettive per gli investimenti nel 2014 sono offuscate dall’incertezza. Alla fine del 2013, i titoli azionari avevano generalmente messo a segno in tutto il mondo notevoli rimbalzi rispetto ai minimi toccati durante la fase di crisi e molti indici avevano registrato rialzi quasi da record. I margini degli utili societari negli Stati Uniti, la maggiore economia mondiale, erano vicini ai livelli più elevati e le valutazioni delle azioni statunitensi ci sono sembrate scontare un certo ottimismo in un momento in cui il quadro politico è estremamente teso e gli stimoli monetari sono prossimi a essere ridotti. L’Europa ha continuato a muoversi sull’orlo della deflazione, mentre Cina e Giappone hanno intrapreso percorsi di riforma diversi, seppure ugualmente sperimentali, le cui conseguenze non sono ancora determinabili. Malgrado un indubbio miglioramento della fiducia degli investitori e una leggera ripresa degli afflussi in titoli azionari, l’entusiasmo è stato frenato da questa persistente incertezza macroeconomica e politica. Di conseguenza, lo scetticismo degli investitori ha continuato a creare quelle che, a nostro avviso, sono opportunità selettive a livello bottom-up, particolarmente in Europa, dove riteniamo che le valutazioni e il ciclo degli utili societari rimangano chiaramente depressi. 

Nel complesso, riteniamo che a dicembre 2013 le valutazioni azionarie siano ancora basse rispetto ad altre asset class, continuando a offrire una fonte interessante di potenziale rendimento in un contesto di bassi tassi d’interesse. Le condizioni politiche globali nette rimangono favorevoli, con l’eccesso di liquidità ancora in aumento e il tapering da parte della Fed ampiamente compensato dalla promessa della Bank of Japan di raddoppiare le dimensioni del proprio bilancio. Pur ribadendo l’impossibilità di prevedere l’andamento del mercato e consapevoli del fatto che le azioni hanno goduto di un lungo periodo di rialzi senza correzioni significative, non crediamo che le condizioni invitino all’euforia associata normalmente alla conclusione delle fasi di rialzo dei mercati. Storicamente, le contrazioni estreme sono state tendenzialmente seguite da riprese sostenute, e quindi il contesto attuale non è così insolito come potrebbe sembrare a molti osservatori.

A livello settoriale, siamo ancora positivi nei confronti dei titoli finanziari, soprattutto europei. Le preoccupazioni sul piano politico ed economico nella regione ci hanno consentito di detenere titoli i cui fondamentali a nostro giudizio stanno migliorando, con forti posizioni competitive a valutazioni ragionevoli. Continuiamo ad avere fiducia non soltanto in banche a maggiore valore in economie dell’eurozona rimaste arretrate, ma anche in una serie diversificata di banche dell’Europa settentrionale che riteniamo possano beneficiare dei fondamentali nazionali più solidi e dell’esposizione a interessanti mercati esteri. Nel complesso, continuiamo a privilegiare le banche europee in quanto il quadro normativo più robusto e le radicali misure di ristrutturazione potrebbero aiutare tali istituti a stabilizzarsi a fronte di un contesto di graduale ripresa economica. Troviamo inoltre ancora potenziale valore nel settore dell’energia, un segmento già caratterizzato, come quello finanziario, da estrema ciclicità e che dopo la crisi finanziaria globale è rimasto arretrato, creando quelle che riteniamo costituire opportunità di valore per gli investitori disciplinati. In particolare, abbiamo rilevato un potenziale di valore sempre maggiore nei servizi petroliferi, soprattutto per quanto riguarda le società esposte alla rivoluzione dei gas di scisto in Nord America. 

Come sempre, riteniamo che gli investitori dovrebbero rimanere prudenti e scettici, concentrandosi sull’identificazione delle aeree in cui le pressioni macroeconomiche stanno punendo ingiustamente le imprese con fondamentali in miglioramento e un profilo favorevole di utili nel lungo termine, cash flow e prospettive di crescita degli asset. Continuiamo a ricercare tali opportunità sui mercati e nei settori di tutto il mondo e restiamo positivi nei confronti del potenziale di lungo termine dei nostri portafogli, indipendentemente dall’andamento a breve del mercato.

 Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento.

I rischi dei titoli esteri comprendono fluttuazioni dei cambi e instabilità politica. Gli investimenti nei mercati emergenti implicano rischi accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni relativamente minori e ai volumi inferiori di liquidità dei mercati in questione.

L’attuale incertezza politica che grava sull’Unione europea (UE) e sui paesi membri può accentuare la volatilità di mercato. L’instabilità finanziaria di alcuni paesi dell’Unione europea, quali Grecia, Italia e Spagna, in combinazione con il rischio del conseguente impatto su altri paesi più stabili, può accrescere il rischio economico dell’investimento in società europee.

CFA® e Chartered Financial Analyst® sono marchi di proprietà del CFA Institute.

 

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