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Hasenstab: continuare a fidarsi delle proprie convinzioni

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Quando tutti hanno opinioni diverse, è difficile continuare a fidarsi delle proprie convinzioni. Muoversi in controtendenza è la norma per il Portfolio Manager Michael Hasenstab, che conosce bene la virtù della pazienza e difende da anni con tenacia le proprie tesi d’investimento, smentendo così di volta in volta critici e voci di mercato. L’Irlanda, che solo pochissimi anni fa era ampiamente evitata dalla maggior parte degli investitori, è un esempio calzante. Questo paese è stato protagonista di una delle più spettacolari inversioni di tendenza nella storia della crisi del debito in Europa. Hasenstab continua a sottolineare l’importanza di un’ottica di lungo termine e di continuare a fidarsi delle proprie convinzioni, e afferma che la pazienza è una virtù a cui oggi gli investitori non possono rinunciare, non soltanto in altre parti d’Europa, ma anche in certi mercati emergenti, inclusa la Cina.

Michael Hasenstab, Ph.D., Executive Vice President, Chief Investment Officer, Global Bonds

Franklin Templeton Fixed Income Group®

Riteniamo estremamente interessanti le possibilità d’investimento che si profilano nel 2014 e siamo generalmente ottimisti per quel che riguarda molte altre parti del mondo. Sulla base dei miei viaggi e delle ricerche effettuate in Asia, ho pensato che valga la pena di evidenziare alcuni dei fattori all’origine del nostro entusiasmo per questa regione, ad esempio per la Cina. Riteniamo che la Cina sia alle soglie di alcune riforme fondamentali dei mercati finanziari che potrebbero in ultima analisi riplasmarne l’economia e il panorama finanziario per il prossimo decennio. Il nostro entusiasmo nasce dalla convinzione che il successo di tali riforme potrebbe generare un modello di crescita più sostenibile per l’economia cinese. Nel breve termine, il contesto dovrebbe mantenersi volatile, ma pensiamo che nel lungo periodo i cambiamenti in corso in Cina saranno molto positivi e si diffonderanno in tutta la regione. È importante essere pazienti e adottare un’ottica di lungo termine in merito alla trasformazione cinese. 

Politica monetaria come driver valutario

Alcune delle opportunità che intravediamo per il 2014 sono innanzi tutto a livello di gestione valutaria attiva. Pensiamo che alcune delle principali trasformazioni e misure di politica monetaria globale, inclusi il tapering del programma di acquisto di asset da parte della Federal Reserve, la continuazione del massiccio regime di stampa di moneta in Giappone e la probabilità del mantenimento di una politica piuttosto accomodante in Europa, potrebbero tradursi in ampie variazioni sui tassi di cambio. A mano a mano che la Fed procede alla riduzione dei propri acquisti di asset, riteniamo che il dollaro statunitense sia destinato ad apprezzarsi rispetto all’euro e allo yen. Ma parallelamente al miglioramento dell’economia statunitense crediamo anche che potrebbero emergere opportunità migliori in alcuni mercati emergenti. Negli ultimi tempi, su tali mercati ha gravato un certo pessimismo generale, ma in realtà vi sono ampie divergenze nel panorama emergente. Per esempio, nel 2013 il mercato obbligazionario ungherese è stato uno dei più brillanti, mettendo a segno un rialzo di oltre il 10%, mentre quello sudafricano ha subito un ribasso di quasi il 20%[1]. Tale differenza è significativa e pensiamo che quest’anno sarà altrettanto importante essere selettivi negli investimenti. Siamo convinti che vari paesi, tra i quali Messico e Corea del Sud, offrano opportunità. In Asia, nel complesso rileviamo un contesto ribassista anche in aree come la Corea del Sud, che a nostro avviso sta salendo lungo la catena del valore aggiunto in termini di competitività delle esportazioni ed è sostenuta da fattori quali surplus delle partite correnti, tassi robusti di crescita economica e vantaggio a livello di tassi d’interesse. Pensiamo che la Corea rappresenti un’altra area in cui è necessario essere pazienti e avere un orizzonte d’investimento di lungo periodo, come nel caso dell’Irlanda.

Ciò detto, crediamo anche che vi siano parti del mondo per le quali è lecito nutrire qualche preoccupazione. 

Pazienza contro panico

 

L’Irlanda è un buon esempio di ciò che sappiamo fare meglio: identificare opportunità nei periodi di panico in cui tutti vendono, entrare nel mercato e sfruttare tale panico a nostro vantaggio. L’abbiamo fatto in Irlanda e in Ungheria, così come molte altre volte in tutto il mondo. L’Irlanda è recentemente uscita dai piani di controllo della troika ed è ora rientrata sul mercato. Il 7 gennaio, l’emissione internazionale irlandese di titoli di stato decennali è stata accolta con una domanda di oltre 20 miliardi di dollari statunitensi in una sola giornata, una chiara dimostrazione di come possono cambiare le cose. Abbiamo sfruttato il panico scatenatosi per l’Irlanda nel 2011 e siamo entrati nel mercato quando nessuno acquistava. Ora il mondo è tornato a interessarsi a questo paese, e a nostro avviso ciò dimostra che la pazienza viene ricompensata. La storia dell’Irlanda si ripeterà auspicabilmente in molte parti del mondo che oggi sono in difficoltà. Anche se le storie saranno diverse, prevediamo di continuare a entrare sul mercato quando gli altri cadono in preda al panico. Questa è realmente l’essenza della nostra strategia. 

I timori di un Armageddon nell’eurozona sono in via di attenuazione

 

Da qualche tempo avevamo maturato la convinzione che nell’eurozona non ci sarebbe stato un Armageddon. L’eurozona è indubbiamente molto travagliata, gravata da numerose complicazioni politiche e dalla mancanza di coordinamento. In ultima analisi, ci siamo comunque convinti che la Banca Centrale Europea (BCE) avrebbe stampato un’enorme quantità di moneta per impedire un Armageddon. E questa rimane ancora la nostra prospettiva fondamentale.

In futuro, pensiamo che la crescita nell’eurozona sarà molto verosimilmente debolissima e che la BCE manterrà con ogni probabilità una politica estremamente accomodante. Di conseguenza, ci aspettiamo un indebolimento dell’euro rispetto al dollaro statunitense. Pensiamo comunque che in Europa le opportunità siano in realtà nei paesi periferici. Paesi come l’Ungheria e la Polonia, che hanno mercati del lavoro competitivi, imposte basse, tassi di crescita soddisfacenti e sono legati al motore delle esportazioni tedesche, ci offrono numerose opportunità d‘investimento. Questi paesi ci sembrano più interessanti di certe parti del nucleo centrale europeo, che a nostro avviso continueranno per qualche tempo ad essere piuttosto problematiche. Non crediamo che l’eurozona sarà un forte motore di crescita, ma escludiamo che possa trasformarsi nell’Armageddon temuto da vari osservatori alcuni anni fa. 

Nel contesto odierno, pensiamo che non abbia senso assumersi un consistente rischio di tasso d’interesse, ma che sia ragionevole assumersi qualche rischio di cambio. Riteniamo che un approccio globale privo di vincoli ci consentirà di sfruttare tali opportunità in modo da poter offrire agli investitori proposte interessanti per il 2014 e in futuro.  

Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. In generale, gli investimenti con potenziale di rendimenti elevati sono accompagnati da un livello di rischio più alto. I prezzi delle obbligazioni si muovono di norma in direzione opposta a quella dei tassi d’interesse. Di conseguenza, a mano a mano che i prezzi delle obbligazioni detenute in un portafoglio d’investimento si adeguano a un aumento dei tassi d’interesse, il valore del portafoglio può diminuire. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni relativamente minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità e alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati – oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi – sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera.

 

 



[1] Fonti: Bloomberg L.P., sub-indice J.P. Morgan GBI-EM Global Hungary, sub-indice J.P. Morgan GBI-EM Global South Africa. Copyright © 2014. JPMorgan Chase & Co. Tutti i diritti riservati. J.P. Morgan è la denominazione commerciale di JPMorgan Chase & Co. e delle sue controllate e affiliate in tutto il mondo. I prodotti Franklin Templeton non sono sponsorizzati, garantiti, venduti o promossi da J.P. Morgan. I sub-indici J.P. Morgan GBI-EM Global Hungary/J.P. Morgan GBI-EM Global South Africa sono creati in conformità a chiare regole predefinite. La creazione o l’utilizzo dei sub-indici J.P. Morgan GBI-EM Global Hungary/J.P. Morgan GBI-EM Global South Africa non costituisce una raccomandazione, da parte di J.P. Morgan, né dei prodotti Franklin Templeton né in materia di negoziazione. J.P. Morgan non rilascia alcuna dichiarazione o garanzia, esplicita o implicita, in relazione ai prodotti di Franklin Templeton o all’opportunità di investire in valori mobiliari in generale o in prodotti Franklin Templeton in particolare né alla capacità dei sub-indici J.P. Morgan GBI-EM Global Hungary/J.P. Morgan GBI-EM Global South Africa di replicare le performance dei mercati obbligazionari. J.P. Morgan non ha alcun obbligo di prendere in considerazione le esigenze dei potenziali acquirenti o titolari dei sub-indici J.P. Morgan GBI-EM Global Hungary/J.P. Morgan GBI-EM Global South Africa in sede di determinazione, composizione o calcolo di detti sub-indici. J.P. Morgan non è responsabile né ha partecipato alla determinazione delle tempistiche, dei prezzi o dei quantitativi dei prodotti Franklin Templeton. J.P. Morgan non ha alcun obbligo o responsabilità in relazione all’amministrazione, alla commercializzazione o alla negoziazione dei prodotti Franklin Templeton.

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