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E’ il momento giusto per l’ottimismo in Europa?

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La volatilità dei mercati e la discontinuità della ripresa potrebbero forse giustificare la prudenza per gli investimenti in Europa in questo momento, mentre negli Stati Uniti lo spettro di tassi d’interesse più elevati potrebbe anche prospettare un quadro di mercato difficile per il futuro. Philippe Brugere-Trelat, Executive Vice President, Mutual Series®, è convinto che le prospettive siano più ottimistiche per le opportunità d’investimento in titoli azionari europei e nonostante l’inizio dell’anno sia stato turbolento per i titoli azionari di tutto il mondo, ritiene che il mercato sia ancora ricco di potenziali opportunità per gli investitori selettivi, soprattutto nei segmenti sottovalutati. Un mercato in cui a suo giudizio è opportuno adottare una certa prudenza? Il Giappone.

Philippe Brugere-Trelat

Executive Vice President, Mutual Series®

 

Penso che al momento gli investitori globali abbiano vari motivi per essere cautamente ottimisti, ma in realtà vorrei porre l’accento più su “ottimisti” che su “cautamente”.  In parole povere, in Europa le condizioni economiche, finanziarie e politiche sono migliorate, offrendo agli investitori l’opportunità di acquistare asset societari robusti a prezzi che riteniamo interessanti, in un momento in cui la regione sembra sull’orlo della ripresa.

Nonostante i segnali di progressi, la ripresa europea rimane fragile e persiste il rischio di deflazione, per combattere il quale la Banca Centrale Europea (BCE) ha comunque a disposizione molte misure, che ancora non sono state utilizzate. A differenza della Federal Reserve, la BCE non ha mai condotto un allentamento quantitativo (QE) – ossia una politica di emissione di moneta specificamente mirata all’acquisto di attività finanziarie – aggressivo per un periodo di tempo prolungato. Con un bilancio relativamente limitato, la BCE è pertanto pronta ad agire, se necessario.

Il grosso interrogativo che si pongono gli investitori è il modo in cui la riduzione, e l’eventuale conclusione, del QE possano influire non soltanto sui titoli azionari statunitensi ma anche sui mercati globali in generale, che sono stati in parte alimentati da tale liquidità. A mio giudizio, il tapering del QE potrebbe mettere un tetto all’espansione dei multipli, ossia del prezzo che gli investitori saranno disposti a pagare per le azioni sulla base delle previsioni di utili futuri. A questo punto, penso che un ulteriore rialzo dei titoli azionari statunitensi scaturirà da un aumento degli utili, che a loro volta necessitano di una maggiore crescita della top-line.

Anche in Europa vi sono limiti all’espansione dei multipli. Tuttavia, per numerose società europee essi sono ancora di gran lunga inferiori a quelli statunitensi in termini di prezzo-utile o prezzo-cash flow e anche in rapporto ai rendimenti azionari. In quest’ottica, quindi, in Europa stiamo individuando valori che giudichiamo interessanti.

 

 

 

Sorprese sul fronte degli utili societari in Europa

Durante la crisi del debito in Europa, le società europee hanno reagito energicamente tagliando la propria base di costi e grazie a tali misure molte di esse sono oggi più snelle e più forti. Ritengo che anche un miglioramento modesto dell’economia possa incrementare ulteriormente la loro leva operativa, generando utili in grado di sorprendere, soprattutto in un momento in cui le previsioni generali di mercato sono ai minimi storici. Stando a queste previsioni, ritengo che i rischi di delusioni siano probabilmente bassi e che il potenziale di rialzo sia piuttosto buono, ipotizzando l’assenza di shock imprevisti.

Attenzione concentrata su una rigorosa selezione dei titoli

Ciò detto, a Mutual Series siamo investitori bottom-up alla ricerca di opportunità a livello di singoli titoli, indipendentemente dal quadro macroeconomico di un particolare paese o di una regione nel suo complesso. Investiamo dove troviamo valore. Di conseguenza, sebbene al momento ci piaccia molto l’Europa e troviamo opportunità in questa regione, ci piacciono anche gli Stati Uniti perché offrono un universo molto più ampio. Negli Stati Uniti, il quadro economico è decisamente più positivo e la ripresa in fase più avanzata rispetto all’Europa e abbiamo individuato nuove opportunità in settori come l’informatica che avevamo storicamente evitato.

In Europa, i titoli difensivi in cui Mutual Series ha tradizionalmente investito – nei settori degli alimentari, delle bevande e del tabacco – sono diventati a nostro giudizio molto costosi. Abbiamo pertanto spostato l’attenzione sull’intensificazione degli investimenti nel settore dei beni voluttuari, sulle imprese maggiormente orientate verso l’economia europea e interna, in segmenti come auto, tempo libero, alberghi e finanza. Al momento non siamo molto entusiasti delle banche europee, ma abbiamo un atteggiamento molto più positivo nei confronti delle compagnie assicurative europee perché in generale sono soggette a una leva finanziaria inferiore rispetto alle banche e la loro capacità di gestire il rischio si è dimostrata storicamente di gran lunga superiore.

Prudenza nei confronti del Giappone

Un’area a cui guardo con molta cautela è il Giappone, anche se lo scorso anno è stato una delle mete preferite degli investitori, come ha dimostrato il rialzo del 57% messo a segno dal benchmark giapponese Nikkei Stock Average[1].

Ritengo che in Giappone il problema non sia necessariamente la deflazione, ma un problema strutturale. L’economia giapponese è sostanzialmente chiusa al resto del mondo. L’immigrazione è inesistente, la corporate governance è talvolta dubbia e i tassi di pensionamento della popolazione lavorativa sono molto elevati.

Quando una persona va in pensione, smette di risparmiare. Il problema del Giappone è che ha uno dei rapporti debito-PIL più elevati del mondo, se non il più elevato in assoluto. Il debito pubblico lordo giapponese è enorme in base agli standard statunitensi o persino europei e supera il 240% del PIL[2]. E la ragione principale per cui il Giappone è riuscito ad andare avanti è che per decenni ha finanziato tale debito con i risparmi interni. Ora quei risparmi interni stanno diminuendo perché un numero crescente di persone va in pensione.

Ritengo che la politica monetaria aggressivamente accomodante che abbiamo osservato in Giappone (la cosiddetta “Abenomics”) lo scorso anno, stia indubbiamente dando risultati, se misurata in base all’andamento a breve del mercato azionario. Tuttavia, non intravedo una grande forza motrice nel lungo termine e di conseguenza il Giappone non è un paese su cui mi concentro particolarmente in termini di ricerca di potenziali opportunità per i nostri portafogli.

Finora il 2014 si sta prefigurando come un anno complesso, seppure in grado di offrire un quadro che riteniamo possa essere positivo per chi investe in base a una selezione scrupolosa dei titoli. Rileviamo performance contrastanti tra le varie società in generale e ciò ben si adatta al nostro approccio all’investimento bottom-up e orientato al valore. 

I commenti, le opinioni e le analisi di Philippe Brugere-Trelat hanno finalità puramente informative e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione a investire in un titolo o ad adottare una strategia di investimento. Le condizioni di mercato ed economiche sono passibili di rapidi cambiamenti, pertanto i commenti, opinioni e analisi si intendono resi alla data di questo post e sono soggetti a modifiche senza preavviso. Il materiale non intende costituire un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi a un paese, una regione, un mercato, un settore, un investimento o una strategia.



[1] Fonte: Nikkei Stock Average. © Nikkei Inc.

[2] Fonte: © International Monetary Fund. Tutti i diritti riservati. Debito del governo centrale (in percentuale del PIL) giapponese per il 2013: stima del 245,4%.