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ll settore delle biotecnologie: un boom o una bolla?

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Nel 2013, vari nuovi sviluppi entusiasmanti nei settori farmaceutico e biotecnologico hanno attirato l’attenzione degli investitori, spingendo numerosi titoli a nuovi massimi . Evan McCulloch, Vice President & Portfolio Manager/Research Analyst, Franklin Equity Group®, concentra l’attenzione sui prodotti nei settori della salute, delle biotecnologie e farmaceutico ed è altrettanto entusiasta delle innovazioni – e del futuro potenziale di crescita – delle società che segue in queste aree. La domanda che si pongono molti investitori è se il recente boom sia giustificato o se si tratti di una bolla speculativa pronta ad esplodere. Secondo McCulloch, questo certamente non è il momento giusto per uscire dalle biotecnologie.

 

McCulloch e il suo team seguono attivamente più di 200 società in tutto il mondo, alla ricerca di potenziali opportunità e, dalla loro sede a metà strada tra i pool di innovazione di San Francisco e della Silicon Valley in California, possono inoltre osservare direttamente molte di queste aziende all’avanguardia. Di seguito illustra le sue riflessioni su alcuni degli sviluppi nei settori farmaceutico e biotecnologico sui quali si concentra al momento la sua attenzione.

 

Evan McCulloch, CFA®

Vice President

Portfolio Manager/Research Analyst

Attualmente, il segmento farmaceutico e delle biotecnologie presenta numerosi prodotti interessanti i cui dati clinici dimostrano un cambiamento significativo per i pazienti. Lo scorso anno, abbiamo assistito al lancio di farmaci che rappresentano progressi ragguardevoli nel trattamento della sclerosi multipla, dell’epatite C e della leucemia.

Sempre lo scorso anno, sono stati pubblicati importanti risultati relativi a farmaci per il carcinoma prostatico e pancreatico, la fibrosi polmonare e altri tumori del sangue, da cui potrebbe scaturire la prossima serie di potenziali lanci di prodotti quest’anno e nel prossimo futuro. Anche in questi casi, riteniamo che ciascuno di questi prodotti rappresenti progressi significativi rispetto ai trattamenti tradizionali al momento in commercio.

 

Anche quel che accade a livello di prodotti di lancio nel settore è piuttosto interessante, soprattutto in riferimento ad alcune tecnologie di innovazione farmacologica che stanno aprendo nuove strade al trattamento di malattie che precedentemente non era possibile gestire con gli approcci farmacologici più tradizionali. Tra queste figura la terapia genica e d’interferenza dell’RNA, che tratta in modo più diretto e corregge i difetti genetici associati a tali malattie. Teniamo sotto stretta osservazione queste tecnologie e i composti da esse derivanti, che si trovano nelle fasi di sviluppo iniziale.

Sul fronte del trattamento dell’epatite C, lo scorso anno è stato lanciato un nuovo farmaco che rappresenta un notevole progresso rispetto allo standard di cura precedente, che comportava un ciclo di iniezioni della durata di circa un anno, causava effetti collaterali simili all’influenza e poteva curare soltanto la metà dei pazienti affetti da questa malattia. Il nuovo trattamento, che elimina tali iniezioni tossiche, consiste in un farmaco orale da assumere in combinazione con altri farmaci orali e da somministrare soltanto per 12 settimane. Il periodo di somministrazione potrebbe inoltre ridursi ulteriormente nelle generazioni future di tale regime, e di conseguenza si intravede non soltanto una possibilità di abbreviare la durata del regime, ma anche di raddoppiare potenzialmente le percentuali di cura.

Valutazioni e prospettive di crescita

Per svariate ragioni, sono convinto che al momento non siamo in presenza di una bolla biotecnologica. Esaminiamo le valutazioni in un’ottica di lungo termine. Per quanto riguarda i titoli large cap, i multipli price-earning (P/E) sono saliti all’attuale livello che si aggira intorno a 20x, rispetto ai circa 10x dei minimi di circa due anni e mezzo fa[1]. Il livello attuale è in linea con la media storica di tali titoli negli ultimi 10 – 15 anni, ma è anche in linea con i tassi di crescita[2]. Le società maggiori stanno attraversando cicli di nuovi prodotti importanti proprio in questa fase e ciò ha determinato un’accelerazione dei loro tassi di crescita. I nostri modelli supportano i multipli degli scambi attuali.

Riteniamo che la ragione essenziale all’origine del rialzo dei titoli biotecnologici sia il miglioramento dei fondamentali. Le attività di ricerca e sviluppo (R&D) hanno una registrato una rinascita della produttività. Numerosi nuovi prodotti, oltre a quelli prima citati, hanno generato dati clinici positivi e vediamo anche molti prodotti nelle fasi iniziali e intermedie della rampa di lancio che appaiono estremamente promettenti. Pensiamo poi che il quadro normativo sia attualmente favorevole alle società farmaceutiche in termini di conseguimento delle approvazioni.

Molti dei farmaci lanciati recentemente hanno inoltre dimostrato che quando si immette sul mercato un buon farmaco, questo è destinato ad essere venduto, nonostante le pressioni sui rimborsi esercitate dalle società di intermediazione che gestiscono l’acquisto di farmaci (i cosiddetti Pharmacy Benefit Manager, PBM) e dagli organismi responsabili della gestione della sanità. L’abbiamo riscontrato con numerosi farmaci, inclusi quelli per il trattamento della sclerosi multipla e del carcinoma prostatico.

Sul fronte delle società small cap, che non hanno messo a segno un rialzo così marcato come le large cap, rileviamo ancora notevole valore. Queste società tendono ad essere più rischiose in quanto gran parte del loro valore è solitamente legato a uno o due programmi in fase di sviluppo. Ciò nonostante, alcune di queste tecnologie di innovazione farmacologica nelle fasi iniziali su cui lavorano le società nel segmento small cap ci sembrano piuttosto interessanti. L’interferenza dell’RNA (“RNAi”) è una tecnica con cui si “attivano” e “disattivano” i geni: l’“attivazione” per esempio di geni per produrre una proteina altrimenti mancante, oppure la “disattivazione” di un gene per arrestare la produzione di una proteina che causa una malattia. Questa tecnologia consente di applicare nuovi approcci farmacologici a una serie di malattie in precedenza non trattabili. Molte di queste sono le cosiddette “malattie orfane”, ossia patologie con una popolazione ridotta di pazienti, solitamente inferiore a 200.000 unità. Ma considerando che il mercato continua a supportare i livelli elevati dei prezzi dei farmaci per il trattamento di malattie che colpiscono popolazioni limitate, riteniamo che vi siano opportunità commerciali ancora ragionevoli.

Impatto dell’Affordable Care Act negli Stati Uniti

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Nel breve termine, l’impatto dell’Affordable Care Act (la riforma del sistema sanitario statunitense) si tradurrà probabilmente in un ampliamento della copertura dell’assistenza sanitaria, che potrebbe a sua volta imprimere uno slancio modestissimo all’impiego complessivo di farmaci. Secondo le nostre stime, se si considera il numero di pazienti destinato a ottenere una copertura assicurativa e cominciare ad utilizzare prodotti farmaceutici, e lo si divide per il numero di anni verosimilmente necessari per attuare tale riforma, il mercato farmaceutico dovrebbe complessivamente registrare un incremento di circa l’1% annuo, ossia un impatto estremamente modesto.

La considerazione a nostro giudizio più importante è rappresentata dalle implicazioni di lungo termine. Con l’espansione del programma Medicaid e a mano a mano che i costi della sanità continuano a salire, crescerà probabilmente l’esigenza di intensificare le misure di contenimento dei costi. Ciò significa che quando prendiamo decisioni d’investimento dobbiamo essere consapevoli del fatto che i prezzi e l’utilizzo di farmaci sono destinati a subire una pressione continua. Riteniamo che i farmaci che hanno minori probabilità di subire pressioni sul fronte dei rimborsi siano quelli privi di concorrenza. Di conseguenza, il nostro slogan è:primo, migliore e unico nella sua categoria”. Dopodiché, vengono i farmaci che dovrebbero trattare un’esigenza medica significativa non soddisfatta e hanno un valore clinico dimostrato. Questi sono i farmaci a nostro giudizio destinati a superare qualsiasi problema a livello di rimborsi, indipendentemente dall’intensità delle pressioni.

Al di là delle problematiche del mercato statunitense, il cui grado di penetrazione è attualmente piuttosto soddisfacente, a nostro avviso l’Europa sta assumendo un’importanza crescente nel settore biotecnologico. Le società hanno l’opportunità di realizzare un’infrastruttura commerciale in Europa e di lanciare i propri farmaci, anziché collaborare con una delle maggiori aziende farmaceutiche, come è avvenuto nell’ultimo decennio. Pensiamo che la fase successiva consisterà nell’ingresso nei mercati emergenti, nonostante le difficoltà che questi comportano. Il livello di spesa sanitaria pro capite nei mercati emergenti non è ancora così alto come nei mercati sviluppati e i sistemi sanitari devono in molti casi essere sviluppati. Tuttavia, siamo sempre alla ricerca di società di tutto il mondo in cui investire.

I commenti, le opinioni e le analisi di Evan McCulloch hanno finalità puramente informative e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione a investire in un titolo o ad adottare una strategia di investimento. Le condizioni di mercato ed economiche sono passibili di rapidi cambiamenti, pertanto i commenti, le opinioni e le analisi si intendono resi alla data di questo post e sono soggetti a modifiche senza preavviso. Il materiale non intende costituire un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi a un paese, una regione, un mercato, un settore, un investimento o una strategia. 

Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. Il settore biotecnologico/farmaceutico comporta rischi quali gli aspetti legati ai brevetti, la responsabilità di prodotto, i requisiti normativi imposti dai vari governi e l’approvazione regolatoria per i nuovi farmaci e prodotti medici. Le società biotecnologiche sono spesso di dimensioni ridotte e/o relativamente giovani. Le società di minori dimensioni possono essere particolarmente sensibili ai cambiamenti delle condizioni economiche e le loro prospettive di crescita sono meno certe di quelle delle società maggiori, più tradizionali, e possono essere volatili, specialmente nel breve termine. Gli investimenti in società estere comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi e incertezza politica. Gli investimenti nei mercati emergenti implicano rischi accentuati legati agli stessi fattori.

CFA® e Chartered Financial Analyst® sono marchi di proprietà del CFA Institute.



[1] Fonte: Bloomberg LP. Al 4 marzo 2014.

[2] Fonte: Bloomberg LP.