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Ripartenza della crescita in Brasile

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Una decina d’anni fa, il Brasile venne scelto per entrare a far parte insieme a Russia, India e Cina di un gruppo di élite di propulsori dei mercati emergenti chiamato “BRIC”. La scelta si è dimostrata sostanzialmente giusta per quanto ha riguardato la prima metà dell’ultimo decennio, ma da allora in poi il paese potrebbe essere piuttosto definito come un mercato emergente con grandi potenzialità che spesso sono rimaste inespresse o non si sono realizzate affatto. Tuttavia la speranza è l’ultima a morire per gli investitori di lungo termine in Brasile, in quanto in termini di fondamentali il quadro della crescita è ancora intatto e il paese si prepara a ospitare due importantissimi eventi sportivi internazionali, che hanno dato il via a una gara per la realizzazione di infrastrutture destinate ad accogliere i numerosi arrivi di visitatori dall’estero. Il Brasile sarà pronto per questi importanti appuntamenti? E, cosa forse ancora più importante per gli investitori, questi eventi e progetti infrastrutturali possono contribuire a far partire la crescita brasiliana e favorire una politica governativa più favorevole al mercato? Marco Freire, Fixed Income Chief Investment Officer per il Brasile, illustra le sue prospettive fiduciose, ma caute.

Marco Freire
Marco Freire

Marco Freire

Vice President, Brazilian Fixed Income CIO, Portfolio Manager

Quale paese ospite della Coppa del Mondo FIFA 2014 e dei Giochi Olimpici del 2016, il Brasile è diventato un protagonista sempre più importante della scena sportiva mondiale. L’immagine con cui si presenta al mondo non è tuttavia priva di ombre. Pur essendo stato appena sfiorato dalla recessione nel 2009 e avendo vissuto un rimbalzo della sua economia nel 2010, il Brasile ha in seguito registrato una decelerazione. Riteniamo che i consistenti investimenti necessari per ospitare la Coppa del Mondo FIFA e le Olimpiadi potrebbero imprimere all’economia lo slancio infrastrutturale di cui il paese ha tanto bisogno, ma sono emersi dubbi circa la capacità di completare in tempo alcuni di questi progetti, unitamente a preoccupazioni per la sicurezza. Le proteste su ampia scala contro la corruzione, i servizi pubblici mediocri o inesistenti e il costo crescente della vita rappresentano anch’essi problemi cui far fronte. Anche se in effetti possiamo constatare certi progressi nello sviluppo delle infrastrutture nelle grandi città, complessivamente negli ultimi due anni i solidi fondamentali dell’economia brasiliana si sono indeboliti. In tale contesto, gli asset finanziari brasiliani si sono dimostrati particolarmente vulnerabili, soprattutto perché le stime di crescita del Brasile sono diminuite, la valuta ha subito un calo pesante e il deficit delle partite correnti del paese è aumentato. Inoltre la fiducia degli investitori si è affievolita a causa dell’incertezza in merito alle politiche governative e dell’interventismo e protezionismo striscianti. Il sentiment degli investitori nei confronti del Brasile non è stato aiutato dalle decisioni del governo di imporre enormi imposte retroattive a una società mineraria e altre grandi imprese. Inoltre, pesa l’attesa di una sentenza della Corte suprema del paese che dovrà decidere se costringere le banche a risarcire i clienti delle perdite subite a causa di politiche governative che risalgono a oltre 20 anni fa. A nostro giudizio, la sentenza potrebbe avere un enorme impatto sulle banche brasiliane e penalizzare l’attività sul fronte della concessione di finanziamenti.

In prospettiva, riteniamo che il rallentamento dell’attività economica in Brasile sia destinato a persistere, come indicano le ultime indagini economiche e l’irrigidimento delle condizioni finanziarie. Nonostante la decelerazione della crescita, la banca centrale del Brasile ha dovuto aumentare il tasso d’interesse di riferimento dal minimo storico del 7,25% del 2012 all’11,0% di aprile di quest’anno, nell’intento di contrastare l’inflazione persistente. Gli investitori hanno inoltre reagito con preoccupazione al peggioramento delle prospettive fiscali del paese, culminate nel declassamento del debito brasiliano di lungo termine da BBB a BBB- operato da Standard & Poor’s (S&P) a marzo, sebbene il mercato avesse previsto e già scontato questo rischio di declassamento del debito sovrano. Benché la posizione delle partite correnti del paese si sia indebolita, il Brasile continua tuttavia a registrare surplus primari sufficientemente ampi da stabilizzare il suo rapporto debito netto-prodotto nazionale lordo. A fine febbraio, il rapporto era molto più basso di quelli degli Stati Uniti e della maggior parte dei paesi europei, anche se i fabbisogni per il servizio del debito sono in aumento.

Malgrado questi fattori negativi, esistono catalizzatori che in futuro potrebbero offrire aree di opportunità d’investimento. A nostro giudizio, le riserve valutarie brasiliane rimangono elevate rispetto al debito del paese in valuta estera e riteniamo che il real brasiliano continuerà a deprezzarsi rispetto al dollaro statunitense, a vantaggio del deficit delle partite correnti (anche se crediamo che possa anche alimentare l’inflazione). L’impatto ritardato del rallentamento della crescita potrebbe inoltre essere favorevole per certe obbligazioni brasiliane core e le valutazioni stanno diventando sempre più interessanti. Riteniamo che la curva dei tassi d’interesse reali locali sia ancora al di sopra del suo livello di equilibrio a causa della combinazione di rischi che gravano sulla sostenibilità fiscale e degli squilibri economici interni. Questi rischi (principalmente un potenziale surriscaldamento della domanda interna e un deficit delle partite correnti pari al 3,69% del PIL nei 12 mesi a febbraio[1]) dovrebbero essere a nostro avviso destinati ad attenuarsi nei prossimi due anni, grazie alla contrazione della liquidità nell’economia e agli aumenti degli oneri fiscali, creando un quadro potenzialmente interessante per le obbligazioni brasiliane.

Riteniamo inoltre che vi sia un notevole potenziale di rialzo in termini di sentiment di mercato. A nostro giudizio, il governo brasiliano è certamente consapevole del fatto che le modifiche della politica necessarie per arginare l’inflazione e riordinare le finanze pubbliche penalizzeranno probabilmente la crescita nel breve termine, ma una volta concluse le elezioni presidenziali a ottobre, potremmo assistere a un passaggio a una politica più favorevole al mercato e meno interventista. A nostro giudizio, il governo ha già iniziato – in modo poco appariscente – ad annullare certi eccessi politici (per esempio stabilendo un obiettivo di surplus primario pari all’1,9% del PIL e la riduzione graduale della crescita del credito delle banche pubbliche) e anche la rielezione dell’attuale presidente, Dilma Rousseff, potrebbe portare a modifiche in grado di contribuire a ripristinare la fiducia degli investitori. Riteniamo che la stretta della politica fiscale da noi prevista per i prossimi due anni e il calo dell’incertezza in merito a tale politica potrebbero creare altre opportunità d’investimento sul fronte obbligazionario grazie agli interessanti premi di rischio nella curva dei rendimenti locali. Al 7 aprile, il rendimento delle obbligazioni quinquennali brasiliane in valuta locale era del 12,35%, un livello interessante rispetto a quello di altri mercati obbligazionari emergenti o sviluppati in valuta locale[2]. Per esempio, al 7 aprile, il rendimento di un titolo quinquennale era dell’1,68% negli Stati Uniti, del 3,16% in Corea del Sud e del 5,1% in Messico[3]. Anche se la banca centrale brasiliana ha sorpreso negativamente aumentando la previsione d’inflazione per il 2014 al 6,1% dalla precedente stima del 5,7%, il Brasile continua a offrire alcuni dei tassi reali più elevati del mondo.

Siamo inoltre consapevoli che le pressioni esercitate dai movimenti sociali volte a migliorare i servizi della sanità, dell’istruzione e dei trasporti pubblici potrebbero andare a vantaggio delle società nazionali operanti in questi settori. Il mercato ha già ampiamente scontato uno scenario economico di depressione per l’economia brasiliana e un eventuale miglioramento rispetto a tali previsioni ribassiste potrebbe dare luogo a sorprese positive in molte classi di asset, inclusi certi settori e titoli azionari specifici; quando si saranno attenuate le incertezze fiscali e politiche, crediamo che i punti di forza del Brasile quale terzo maggiore esportatore mondiale di alimentari e importante esportatore di petrolio potrebbero ritornare in primo piano. Il Brasile vanta inoltre una base di ricerca di prim’ordine nelle biotecnologie e nell’esplorazione di giacimenti di idrocarburi in acque profonde, oltre a numerose società nazionali innovative che hanno notevolmente beneficiato dell’enorme espansione della classe media del paese negli ultimi 20 anni.

Sebbene il Brasile non sia più il mercato emergente prediletto di un tempo, l’attuale pessimismo è probabilmente eccessivo rispetto ai fondamentali e ciò potrebbe offrire agli investitori opportunità trascurate da altri.

I commenti, le opinioni e le analisi di Marco Freire hanno finalità puramente informative e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione a investire in un titolo o ad adottare una strategia di investimento. Le condizioni di mercato ed economiche sono passibili di rapidi cambiamenti, pertanto i commenti, le opinioni e le analisi si intendono resi alla data di questo post e sono soggetti a modifiche senza preavviso. Il materiale non intende costituire un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi a un paese, una regione, un mercato, un settore, un investimento o una strategia.

Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. I prezzi delle obbligazioni si muovono di norma in direzione opposta a quella dei tassi d’interesse. Ciò significa che quando i tassi d’interesse salgono, i prezzi delle obbligazioni tendono a scendere, mentre in caso di calo dei tassi d’interesse, i corsi obbligazionari tendono a salire. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti implicano rischi accentuati legati a questi stessi fattori.


[1] Fonte: Banco Central do Brasil.

[2] Fonte: © 2014 FactSet Research Systems Inc. Tutti i diritti riservati. Le informazioni qui contenute: (1) sono proprietà esclusiva di FactSet Research Systems Inc. e/o dei suoi fornitori di contenuti; (2) non possono essere copiate o distribuite e (3) non sono coperte da alcuna garanzia di accuratezza, completezza o tempestività. FactSet Research Systems Inc. e i suoi fornitori di contenuti non sono in alcun caso responsabili di danni o perdite derivanti dall’utilizzo di tali informazioni.

[3] Fonte: Ibid.