Beyond Bulls & Bears

Un approccio bilanciato ai fondamentali azionari e obbligazionari e i timori per i prezzi del petrolio

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Mentre ci avviciniamo agli ultimi giorni dell’anno, i principali benchmark azionari statunitensi sembrano volgere verso performance positive per il 2014, che riflettono ampiamente la continua forza dei parametri economici chiave e dei fondamentali societari negli Stati Uniti. Sebbene le recenti preoccupazioni per il rallentamento della crescita globale (soprattutto in aree come la Cina, il Giappone e l’eurozona) a fronte dell’aumento dell’offerta di petrolio e gas abbiano contribuito a un ribasso dei prezzi del petrolio, secondo Ed Perks, Chief Investment Officer & Portfolio Manager, Franklin Equity Group®, il settore offre opportunità d’investimento interessanti. Sui mercati obbligazionari l’attenzione si è concentrata sulla confluenza tra le misure adottate dalle banche centrali, dove le ipotesi di aumenti dei tassi d’interesse negli Stati Uniti sono state controbilanciate dalle politiche di allentamento e i cali dei tassi in altre parti del mondo. Perks spiega dove sta cercando opportunità sui mercati azionari e obbligazionari per i suoi portafogli, con l’obiettivo di offrire reddito e potenziale di crescita nel lungo termine. Aggiunge anche qualche riflessione sulla recente volatilità del settore energetico e spiega perché non ritiene che l’attuale tendenza ribassista sia destinata a persistere nel lungo periodo.

Ed Perks
Ed Perks

Ed Perks, CFA®
Chief Investment Officer, Executive Vice President, Portfolio Manager
Franklin Equity Group®

Quasi ogni giorno siamo obbligati a ricordarci che il mondo è un luogo complicato. È comprensibile che alcuni investitori si siano preoccupati per le possibili ripercussioni delle crisi globali, come quelle osservate quest’anno in Medio Oriente e in Ucraina, sull’integrità dei loro capitali. Tuttavia, credo che per ora l’effetto di queste crisi, pur molto preoccupanti e tragiche, sui titoli azionari statunitensi nel 2014 siano stati minimi, essendo stati protetti dalla performance relativamente positiva dell’economia degli Stati Uniti. Alcuni analisti ritengono che la debolezza dei rendimenti registrati quest’anno in determinate aree obbligazionarie possa aver forzato gli investitori a continuare a concentrarsi sui titoli azionari, indipendentemente da ciò che succedeva nel resto del mondo. Sotto certi aspetti questa teoria può essere fondata, tuttavia non dobbiamo trascurare il fatto che l’economia statunitense, soprattutto in rapporto a quelle di molti altri paesi, sta avendo un andamento soddisfacente.

A fronte di tassi d’interesse di lungo termine ancorati a livelli prossimi ai minimi storici negli Stati Uniti e in molti mercati globali alla fine del 2014, la nostra ricerca di titoli che offrano un reddito interessante e potenziale di crescita nel lungo termine si è concentrata su un mix di azioni e titoli legati ad azioni, nonché su opportunità selezionate tra le obbligazioni societarie, in particolare titoli di debito non investment grade. Benché l’andamento generale dei mercati finanziari nel 2014 sia stato favorevole, si sono registrati periodi di elevata volatilità, alimentata in parte dalle preoccupazioni per il rallentamento della crescita in Europa e numerose economie emergenti, tra cui Cina, Russia e Brasile. Per il 2015, crediamo che la forza degli utili societari e della spesa al consumo sia destinata a sostenere una crescita economica ininterrotta negli Stati Uniti. Alla luce di queste prospettive positive, riteniamo che i fondamentali possano continuare a supportare i prezzi degli asset e offrire potenziale di performance.

I fondamentali dei mercati azionari statunitensi hanno continuato ad apparire forti, nonostante quello che nell’ultimo periodo molti osservatori hanno definito un mercato rialzista. Anche con livelli modesti di utili o crescita dei ricavi, le società statunitensi hanno generato quantità enormi di liquidità grazie alla forte redditività. Pur riconoscendo la solidità dei bilanci societari e livelli significativi di cash flow libero, esaminiamo le convinzioni dei management delle società in materia di fusioni e acquisizioni, investimenti aziendali, crescita dei dividendi e riacquisti di azioni proprie. Cerchiamo di capire come i manager delle società intendano allocare il capitale e con quanta disciplina sia portato avanti tale processo: sono questi infatti gli elementi chiave dei nostri criteri di analisi e investimento. Per esempio, riteniamo che nel 2015 molte società dovrebbero essere in grado di accrescere i dividendi in percentuale uguale o superiore a quella di crescita degli utili. Negli ultimi tempi, queste osservazioni e la nostra strategia bottom-up hanno indirizzato la nostra attenzione verso società a nostro giudizio ben gestite e di ottima qualità nel settore informatico, e molte tra queste con ottimi bilanci e cash flow hanno attribuito importanza crescente ai dividendi.

Opportunità selettive nel segmento obbligazionario

Sul fronte obbligazionario, nel 2014 i tassi d’interesse di lungo termine sono scesi – contrariamente a quanto previsto dalla maggior parte degli economisti all’inizio dell‘anno – dando luogo a un’ininterrotta robusta emissione di obbligazioni societarie. Al contempo, gli spread sul credito societario hanno subito una contrazione e sono rimasti intorno a livelli storicamente tesi. Nel corso dell’anno, il segmento delle obbligazioni societarie ad alto rendimento ha registrato un aumento della volatilità e abbiamo cominciato a preoccuparci maggiormente per il rischio di credito, soprattutto nella fascia inferiore della qualità, in quanto nella seconda metà del 2014 si sono registrati deflussi significativi di investimenti. Queste forti vendite potrebbero essere state in parte una reazione alle forti tensioni geopolitiche o all’incertezza sul ritmo del ciclo di aumenti dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, che è sembrato amplificare le preoccupazioni per le valutazioni esistenti, dopo il rialzo messo a segno dalla asset class negli ultimi anni. Questo mutamento nel sentiment degli investitori si è verificato nonostante che i tassi di default siano rimasti prossimi a minimi storici, anche per i titoli di credito non investment grade di qualità inferiore. Sfruttando la flessibilità che ci consente di considerare altre asset class, il recente contesto di mercato, che rispecchia le nostre prospettive complessive per il mercato obbligazionario, ci ha quindi indotto a favorire i titoli azionari. A nostro giudizio, tuttavia, la asset class ad alto rendimento ha dimostrato di saper superare con successo anche i picchi di volatilità, e ciò può aiutare gli investitori a rivalutare la propria tolleranza al rischio; anche se, a nostro avviso gli arretramenti periodici non sono necessariamente negativi per il mercato obbligazionario e riteniamo che nel segmento delle emissioni societarie vi siano ancora nicchie di opportunità.

Ciò detto, siamo estremamente selettivi. I fondamentali societari robusti hanno sostenuto i mercati del credito nel tempo e, in un’ottica di più lungo termine, abbiamo visto le società trarre beneficio dai bassi tassi d’interesse e dalla forte domanda di titoli di debito societario. Numerose aziende hanno esteso la durata dei propri titoli, guadagnando più tempo prima di arrivare alle date di scadenza. Ritengo che tale dinamica ci offra l’opportunità di essere ancora selettivi e individuare opportunità d’investimento in tale area del mercato.

Prospettive per l’energia: fondamentali o paure?

In termini di asset class, i settori di energia e materiali hanno sofferto per il recente andamento ribassista delle materie prime. Negli ultimi tempi, più che per i materiali il contesto è stato particolarmente sfavorevole per l’energia. Riteniamo che vi siano validi motivi per il calo dei prezzi dei titoli energetici, in quanto in alcuni casi le vendite nel settore sono state più che giustificate, tuttavia a volte anche queste ci sono sembrate ampiamente basate su timori o forzature. Di conseguenza, abbiamo cominciato a notare maggiori opportunità in alcune aziende del settore energetico.

I robusti incrementi di offerta, in combinazione con i livelli incerti della domanda, hanno contributo alla debolezza dei prezzi, e a novembre abbiamo assistito a un’accelerazione del calo dei prezzi del petrolio. Nel breve termine, riteniamo possibili ulteriori flessioni dei prezzi del petrolio fino a quando non si rileveranno segnali di rallentamento della crescita dell’offerta o una ripresa più robusta della domanda. Nel lungo periodo, crediamo tuttavia che i prezzi energetici più bassi non siano comunque sostenibili, dato che l’offerta dovrebbe calare a fronte della contrazione della spesa. Alcune società statunitensi di esplorazione e produzione hanno già annunciato riduzioni di spesa per il 2015, mentre altre hanno sottolineato la flessibilità dei loro piani di spesa, qualora i prezzi del greggio rimanessero a livelli uguali o inferiori a quelli di fine mese. Anche se queste azioni combinate potrebbero non ridurre immediatamente le scorte globali a livelli tali da bilanciare completamente il mercato, crediamo che siano segnali importanti di un potenziale migliore allineamento della domanda e dell’offerta nel corso del 2015. Inoltre, i prezzi energetici più bassi potrebbero favorire la domanda, con conseguenti potenziali impatti positivi sull’equilibrio tra domanda e offerta.

La nostra prospettiva attuale è che i mercati petroliferi dovrebbero stabilizzarsi nei prossimi trimestri parallelamente a un miglioramento della domanda e al rallentamento a un livello più gestibile della crescita della produzione. Il fattore più importante è comunque che molti titoli legati all’energia sembrano ora scontare i prezzi delle materie prime a livelli pari o inferiori alla fascia bassa dei nostri range stimati dei valori intrinseci nel lungo termine. Sebbene in fasi come queste il sentiment possa diventare eccessivamente negativo e i valori dei titoli possano calare, e in effetti spesso calino più del previsto, riteniamo che gli investimenti nella struttura di capitale di molte società energetiche siano diventati più interessanti dopo la recente debolezza.

In linea con il nostro approccio opportunistico agli investimenti, abbiamo esaminato più attentamente le potenziali opportunità d’investimento nel settore. Ai fini di questa valutazione, è essenziale condurre un’approfondita ricerca dei fondamentali per individuare le società che a nostro giudizio sono in grado di continuare a generare solidi cash flow, per sostenere i pagamenti di dividendi e interessi in questo periodo di debolezza dei prezzi delle materie prime, e che sembrano posizionate in modo da esprimere buone performance in caso di ripresa.

 

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