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Prospettive per gli investimenti 2015: cali dei prezzi globali del petrolio e possibili implicazioni

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All’inizio del 2015, i riflettori sono ancora puntati sul crollo del prezzo del petrolio che scatena vivaci discussioni circa le implicazioni per l’economia e gli investimenti di un potenziale contesto caratterizzato da prezzi inferiori rispetto agli ultimi anni. Tre professionisti di Templeton Global Equity Group™ – Norm Boersma, Cindy Sweeting e Heather Arnold – illustrano le loro considerazioni in merito.

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Heather Arnold
Cindy Sweeting
Cindy Sweeting
Norm Boersma
Norm Boersma

Norman J. Boersma, CFA
Chief Investment Officer,
Templeton Global Equity Group

Cindy L. Sweeting, CFA
Director of Portfolio Management
Templeton Global Equity Group

Heather Arnold, CFA
Director of Research, Portfolio Manager, Research Analyst
Templeton Global Equity Group


Cosa sta succedendo?

I mercati petroliferi globali sono in una condizione di squilibrio in quanto alla maggiore offerta nordamericana, ossia il petrolio di scisto statunitense, si contrappone una minore domanda da parte dell’Europa, della Cina e di altri mercati emergenti. Ad accentuare la pressione ribassista sui prezzi del petrolio vi è il mutato comportamento dell’Arabia Saudita/Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC), con i sauditi che, sembrano, non essere più disposti a svolgere il ruolo di produttori flessibili ma sostenitori de facto della stabilità dei prezzi. I responsabili politici dell’Arabia Saudita sembrano ora invece soddisfatti di mantenere l’offerta del paese a livelli costanti e accettare la volatilità di prezzo per indurre i produttori costretti a farsi carico di costi più elevati a ridurre la capacità.

Sul fronte dell’offerta, la crescita della produzione petrolifera sta rallentando, pur essendo ancora positiva. Le società petrolifere integrate hanno sinora prospettato tagli delle spese in conto capitale di circa il 15%–20% per il 2015, mentre le società di esplorazione e produzione (E&P) sembrano intenzionate a tagliare il 20% – 30%[1]. La produzione di petrolio di scisto statunitense continuerà probabilmente a crescere nel breve termine; tuttavia, i tassi elevati di contrazione naturale (ossia il declino naturale di un giacimento petrolifero produttivo se non stimolato) e i tagli degli investimenti dovrebbero tradursi in una revisione al ribasso delle previsioni di crescita future. Qualora i mercati petroliferi non riuscissero a trovare un equilibrio autonomamente, l’OPEC potrebbe teoricamente ancora tagliare la produzione e normalizzare l’offerta. La prossima riunione dell’OPEC è prevista per giugno 2015, ma se richiesto dalle circostanze potrebbe essere anticipata.

Sul fronte della domanda, prevediamo di rilevare una crescita continua dei paesi non OCSE, sostenuta principalmente dall’utilizzo crescente dei carburanti per i trasporti in Cina e India. I prezzi più bassi del petrolio potrebbero inoltre imprimere uno slancio a breve termine alla domanda globale, soprattutto statunitense, favorendo così un riequilibrio del mercato. Nel più lungo termine, i crescenti standard di efficienza dei carburanti e altre misure di conservazione/sostituzione dovrebbero contribuire a ridurre modestamente la domanda petrolifera, anche se il calo dei prezzi dell’energia convenzionale può rallentare il ritmo di riduzione della domanda. Infine, negli ultimi anni la presenza di operatori finanziari nel mercato petrolifero è cresciuta ed è probabile che continui in futuro a concorrere alla volatilità dei prezzi nel breve termine.

Cosa potrebbe succedere?

Sul fronte dell’offerta, vi sono vari sviluppi che potrebbero incidere sui livelli di produzione dei mercati petroliferi globali. Le trattative tra Iran e Stati Uniti sul programma nucleare potrebbero concludersi con l’abolizione delle sanzioni e la possibile immissione di consistenti forniture di petrolio iraniano nel mercato globale. L’Iraq ha espresso l’ambizione di aumentare significativamente la propria produzione giornaliera di petrolio, sebbene l’obiettivo possa essere difficile da raggiungere fintanto che non si placheranno gli attuali conflitti nella regione. Negli Stati Uniti, la produzione di petrolio da scisto potrebbe mantenersi elevata qualora i costi scendessero in linea con il calo dei prezzi energetici. Altrove, potremmo assistere all’inizio dello sviluppo di programmi di estrazione del petrolio dallo scisto da parte di altri paesi, anche se ai livelli di prezzo attuali ciò appare improbabile a causa dei fattori economici sfavorevoli.

Infine, non possiamo escludere vari eventi imprevisti quali conflitti militari, attacchi terroristici o addirittura un brusco cambiamento di strategia dell’OPEC, ciascuno dei quali potrebbe avere notevoli ripercussioni sull’offerta nei mercati petroliferi globali.

Qual è l’impatto degli investimenti?

In linea con il prudente approccio Templeton alla previsione dei fondamentali e a fronte di tutte le informazioni disponibili, la nostra ipotesi base è che l’OPEC manterrà la quota di mercato e gli obiettivi di produzione ai livelli attuali. Riteniamo che le forze di mercato ridurranno probabilmente la crescita dell’offerta e che la domanda si riprenderà gradualmente, traducendosi in un equilibrio dei mercati petroliferi nel medio termine. La riluttanza dell’OPEC significa che gran parte di questa offerta andrà probabilmente a incidere sulla produzione del petrolio di scisto nordamericana. Questa conclusione, a cui sono giunti i mercati finanziari, ha avuto un impatto negativo sulle società di servizi petroliferi statunitensi, ma è importante ricordare che l’offerta in questa parte del mercato è molto flessibile.

Se da un lato il numero di impianti di estrazione in Nord America può scendere rapidamente, dall’altro può salire altrettanto velocemente. Non intendiamo formulare previsioni esplicite dei prezzi delle materie prime, ma analizzare le nostre partecipazioni nel settore dell’energia utilizzando una serie di ipotesi per il prezzo del petrolio che aiutino a definire un margine di sicurezza in condizioni di “normalità”. Sulla base dei precedenti storici e della nostra analisi dei fattori economici dell’attuale situazione, prevediamo tuttavia che il prezzo del petrolio ritornerà alla fine a un livello atto a favorire gli investimenti continui. Crediamo che esistano condizioni di lungo termine favorevoli a determinate società petrolifere integrate ed E&P.

Stando alla nostra analisi, l’energia è tra i settori meno cari al mondo in base a vari parametri e molte delle nostre partecipazioni sono state recentemente scambiate a valutazioni prossime ai minimi storici. Pur prevedendo una perdurante volatilità nel breve termine a causa dei bassi livelli di sentiment, crediamo che il contesto attuale offra la rara possibilità di acquistare quelle che riteniamo opportunità di crescita e reddito nel lungo termine a valutazioni estremamente basse. Come John Templeton affermò una volta, “Comprare in momenti di pessimismo e non seguire la folla richiedono grande coraggio ma offrono le ricompense maggiori”.

I commenti, le opinioni e le analisi rappresentano i pareri personali del gestore degli investimenti e hanno finalità puramente informative e d’interesse generale e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione o sollecitazione ad acquistare, vendere o detenere un titolo o ad adottare qualsiasi strategia di investimento. Non costituiscono una consulenza legale o fiscale. Le informazioni fornite in questo materiale sono rese alla data di pubblicazione, sono soggette a modifiche senza preavviso e non devono essere intese come un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi a un paese, una regione, un mercato o un investimento. Nella redazione di questo materiale potrebbero essere stati utilizzati dati provenienti da fonti esterne che non sono stati controllati, validati o verificati in modo indipendente da Franklin Templeton Investments (“FTI”). FTI non si assume alcuna responsabilità in ordine a perdite derivanti dall’uso di queste informazioni e la considerazione dei commenti, delle opinioni e delle analisi in questo materiale è a sola discrezione dell’utente. Prodotti, servizi e informazioni potrebbero non essere disponibili in tutte le giurisdizioni e sono offerti da società affiliate di FTI e/o dai rispettivi distributori come consentito dalle leggi e normative locali. Si invita a rivolgersi al proprio consulente professionale per ulteriori informazioni sulla disponibilità di prodotti e servizi nella propria giurisdizione.

Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. Gli investimenti nel settore dell’energia comportano rischi particolari, quali una maggiore sensibilità a sviluppi economici e normativi avversi che influenzano il settore. Gli investimenti in titoli esteri comportano un’esposizione a volatilità dei cambi e incertezze economiche.

Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità e alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati – oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi – sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera.



[1] Fonte: sulla base delle attuali analisi del Templeton Global Equity Group per i budget 2015 delle società petrolifere ed E&P nel nostro universo di copertura.