Beyond Bulls & Bears

Il treno QE arriva finalmente in Europa

Questo contenuto è disponibile anche in: Inglese Olandese Francese Tedesco Polacco

Il periodo dominato da incertezza e supposizioni che da tempo gravava sull’eurozona si è concluso questa settimana con l’annuncio atteso da tempo della Banca centrale europea (BCE) di un programma di acquisto di asset del controvalore di 1 trilione di euro che dovrebbe far ripartire l’inflazione e stimolare l’attività economica nella regione dopo il lungo ristagno della crescita. David Zahn, Head of European Fixed Income, Franklin Templeton Fixed Income Group®, afferma che il piano della BCE valeva l’attesa e ne analizza le probabili conseguenze.

David Zahn
David Zahn

David Zahn, CFA, FRM
Head of European Fixed Income
Senior Vice President
Franklin Templeton Fixed Income Group®

Il piano della Banca centrale europea, definito allentamento quantitativo (QE) e che prevede l’acquisto di obbligazioni pari ad un trilione di euro, rappresenta un grande passo avanti. Ritengo che si tratti di un importo di denaro enorme e della dimostrazione che la BCE non si limita a parlare, ma sa anche passare all’azione, il che è psicologicamente importante per i mercati.

Credo che il piano sia destinato ad avere un impatto modesto sugli obiettivi della BCE di indebolire il tasso di cambio dell’euro e consentire alle imprese e ai consumatori di assumere con maggiore facilità prestiti che possano a loro volta stimolare la crescita. Il piano offrirà inoltre un quadro accomodante ai paesi che stanno attuando le necessarie riforme strutturali, a mio parere essenziali per la ripresa dell’eurozona nel lungo termine.

L’elemento che ritengo insolito è che il rischio sarà ripartito in tutta l’eurozona soltanto per il 20% degli acquisti di obbligazioni per 1 trilione di euro, ossia 60 miliardi di euro al mese almeno sino a settembre 2016. Spetterà alle singole banche centrali nazionali acquistare il rimanente 80% e quei paesi saranno responsabili dei rischi associati alla detenzione degli asset in questione. Penso che sarebbe stato meglio se il piano avesse previsto una ripartizione del rischio per il 100% degli asset e i titoli fossero stati detenuti direttamente nel bilancio della BCE. In quel modo, le perdite – o i guadagni – eventuali sarebbero stati distribuiti tra i costituenti. Non credo tuttavia che il piano così strutturato influenzerà significativamente le banche centrali nazionali, poiché esse sono in grado di detenere i titoli – anche se scambiati in perdita – fino alla scadenza.

Questi aspetti rendono il piano della BCE leggermente più complesso dei programmi di QE che sono stati attuati negli Stati Uniti o nel Regno Unito. Quando sono in gioco molti paesi, come nel caso dell’eurozona, ci vuole tempo per organizzare il tutto. Un’altra differenza tra il QE della BCE e quelli degli Stati Uniti e del Regno Unito sono le sue dimensioni. Sebbene un trilione di euro rappresenti un programma di ottime dimensioni – superiori a quelle previste da molti – a mio giudizio è piuttosto modesto rispetto a quelli attuati dagli Stati Uniti o dal Regno Unito.

Prospettive di mercato: obbligazioni alla ribalta, euro in ribasso

Gli asset idonei all’acquisto nel programma da 1 trilione di euro della BCE sono titoli di stato, obbligazioni emesse da agenzie e sovranazionali domiciliate nell’area euro. Secondo il Presidente della BCE Mario Draghi possono essere considerate per l’acquisto anche le obbligazioni con rendimenti negativi. La sua ammissione è stata piuttosto sorprendente, poiché in precedenza la BCE aveva dichiarato di non intendere acquistare obbligazioni con rendimenti negativi; il Regno Unito e gli Stati Uniti non hanno mai acquistato obbligazioni con rendimenti negativi, e ritengo che questo cambiamento di orientamento dimostri l’impegno della BCE a fare funzionare il suo programma di QE.

Pur non facendo parte del piano di acquisto di asset della BCE, penso che il debito societario potrebbe andare piuttosto bene sulla scia del programma. È probabile che vi possa essere una tendenza ad assumere un rischio più elevato man mano che la BCE acquista titoli di stato e gli investitori devono quindi cercare altre fonti di rendimento. È probabile che si rivolgeranno allora alle obbligazioni societarie, e ciò potrebbe tradursi in un calo continuo degli spread su tali emissioni.

Inoltre, con il lancio del piano di QE, la BCE ha ribadito ancora una volta l’intenzione di iniettare nel mercato la maggiore quantità possibile di liquidità. Ciò dovrebbe significare che le obbligazioni europee sono potenzialmente posizionate per esprimere buone performance, soprattutto rispetto ad altri mercati obbligazionari mondiali, perché la BCE è in pieno ciclo quantitativo, mentre in altri paesi (vale a dire gli Stati Uniti) si prospettano aumenti dei tassi. Non credo tuttavia che il QE sarà positivo per la valuta dell’eurozona e ritengo che col tempo il valore dell’euro sia probabilmente destinato a calare sulla scia di questo piano.

Inversione di rotta in Svizzera

Un cenno finale ai tassi di cambio nel quadro dell’annuncio della BCE, in particolare all’abbandono da parte della Swiss National Bank (SNB) del tetto al cambio del franco svizzero rispetto all’euro. L’eliminazione del tetto, che aveva fissato il cambio franco-euro a 1.20, ha provocato un calo significativo dell’euro rispetto al franco svizzero.

Ritengo che la SNB si sia resa conto che, a seguito dell’attuazione del programma di QE da parte della BCE, avrebbe dovuto acquistare una quantità eccessiva di asset per mantenere il tetto al franco svizzero e abbia quindi deciso di anticipare invece un intervento che consentisse agli svizzeri di gestire i problemi della loro economia alle loro condizioni. Penso comunque che la mossa preventiva abbia alquanto intaccato la credibilità della SNB, dato che i funzionari della banca avevano appena dichiarato che il tetto al cambio era uno dei pilastri del loro sistema. È ovvio che invece non lo era, dato che l’hanno eliminato. Ritengo inoltre che ciò sia destinato a creare una crescente pressione deflazionistica in Svizzera, che dovranno cercare a loro volta di gestire alle loro condizioni.

 

I commenti, le opinioni e le analisi rappresentano i pareri personali del gestore degli investimenti e hanno finalità puramente informative e d’interesse generale e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione o sollecitazione ad acquistare, vendere o detenere un titolo o ad adottare qualsiasi strategia di investimento. Non costituiscono una consulenza legale o fiscale. Le informazioni fornite in questo materiale sono rese alla data di pubblicazione, sono soggette a modifiche senza preavviso e non devono essere intese come un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi a un paese, una regione o un mercato.

 

Nella redazione di questo materiale potrebbero essere stati utilizzati dati provenienti da fonti esterne che non sono stati controllati, validati o verificati in modo indipendente da Franklin Templeton Investments (“FTI”). FTI non si assume alcuna responsabilità in ordine a perdite derivanti dall’uso di queste informazioni e la considerazione dei commenti, delle opinioni e delle analisi in questo materiale è a sola discrezione dell’utente. Prodotti, servizi e informazioni potrebbero non essere disponibili in tutte le giurisdizioni e sono offerti da società affiliate di FTI e/o dai rispettivi distributori come consentito dalle leggi e normative locali. Si invita a rivolgersi al proprio consulente professionale per ulteriori informazioni sulla disponibilità di prodotti e servizi nella propria giurisdizione.

 

Quali sono i rischi?

 

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. I prezzi delle obbligazioni si muovono di norma in direzione opposta a quella dei tassi d’interesse e le variazioni della solidità finanziaria di un emittente obbligazionario o del rating creditizio di un’obbligazione possono influenzarne il valore. Gli investimenti in strumenti a rendimento superiore e rating inferiore comportano un rischio più elevato di insolvenza e di perdita del capitale. Questi titoli implicano un grado più elevato di rischio di credito rispetto ai titoli investment grade. L’attenzione di volta in volta focalizzata su particolari paesi, regioni, industrie, settori o tipi di investimento può implicare un rischio più elevato di sviluppi negativi in tali aree di focalizzazione rispetto all’investimento in una gamma più ampia di paesi, regioni, industrie, settori o investimenti.