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Prospettive per gli investimenti 2015: il mercato creditizio asiatico

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Eric Takaha e Marc Kremer di Franklin Templeton Fixed Income Group® presentano una panoramica dei mercati globali del credito e delle ragioni per cui a loro giudizio molti investitori che perseguono il rendimento continuano a rivolgere l’attenzione all’Asia alla ricerca di potenziali opportunità nel 2015.

Marc Kremer
Marc Kremer
Eric Takaha
Eric Takaha

Marc Kremer, CFA
Vice President, Research Analyst & Portfolio Manager
Franklin Templeton Fixed Income Group®

Eric Takaha, CFA
Director, Corporate & High Yield Group
Senior Vice President & Portfolio Manager
Franklin Templeton Fixed Income Group®

Il mercato creditizio di tutto il mondo nel 2014 hanno vissuto un anno contrassegnato da andamenti contrastanti. Negli Stati Uniti hanno iniziato con un’ottima intonazione, ma verso la metà dell’anno la performance ha cominciato a invertirsi quando hanno cominciato ad aumentare le preoccupazioni degli investitori per il ritmo della crescita economica globale, la possibilità di un irrigidimento della politica monetaria statunitense e il brusco calo dei prezzi energetici e delle materie prime. In Europa al contrario il mercato creditizio ha ignorato le deboli prospettive di crescita regionale ed è salito in previsione del lancio imminente di un programma di acquisto di obbligazioni (allentamento quantitativo) da parte della Banca centrale europea nel 2015.

Lo scorso anno, le valutazioni si sono mosse in un quadro di fondamentali ampiamente positivo, dato che la maggior parte delle società di tutto il mondo ha continuato, e continua, a gestire prudentemente la leva finanziaria, le scadenze del debito e la liquidità di bilancio. Gli emittenti sono riusciti a sfruttare i bassi tassi d’interesse globali per rifinanziare il debito di breve termine e ridurre gli oneri finanziari, anche se in alcuni casi le società hanno fatto ricorso ai prestiti per finanziare riacquisti di azioni proprie o per operare acquisizioni. I tassi d’insolvenza sono rimasti bassi rispetto alle medie storiche, anche se non ci sorprenderebbe osservare un loro incremento nel 2015.

Prevediamo che nel 2015 le condizioni saranno generalmente favorevoli per il mercato creditizio, anche se diventerà sempre più importante la selettività a livello di mercato e di scelta degli emittenti. Sul fronte della crescita economica, sono destinate a persistere differenze significative, evidenziate dalla performance più robusta degli Stati Uniti rispetto all’Europa. Altri paesi saranno sostenuti dalla combinazione delle dinamiche della crescita regionale da un lato e globale dall’altro, anche se crediamo che l’attenzione di tutto il mondo si concentrerà sulle decisioni delle banche centrali in materia di politica, sull’andamento dei prezzi dell’energia e sugli sviluppi geopolitici.

Per quanto riguarda specificamente l’Asia (Giappone escluso), vediamo una regione che continua a guidare la crescita globale, nonostante il ritmo sia rallentato, offrendo al contempo valutazioni interessanti in rapporto ai mercati sviluppati. Questa dinamica non è una novità, dato che gli investitori che perseguono il rendimento hanno rivolto l’attenzione all’Asia alla ricerca di spread più elevati sulla scia della crisi finanziaria globale del 2007-2009. Negli ultimi sette anni, la capitalizzazione di mercato dell’Indice JP Morgan Asia Credit (JACI) è aumentata di oltre il 200%, alimentata da una crescita delle emissioni che ha creato una serie di opzioni d’investimento più diversificata in termini sia geografici che settoriali. Gli spread sul credito per i titoli del Tesoro statunitensi sono anch’essi diminuiti rispetto ai massimi della crisi finanziaria globale in quanto la qualità di tale segmento è migliorata e gli investitori hanno acquisito maggiore familiarità con il rischio di credito della regione[1].

In particolare, negli ultimi anni sono notevolmente cresciute le emissioni cinesi, che ora rappresentano più di un terzo dell’universo investibile asiatico, Giappone escluso[2]. Le imprese statali cinesi sono state emittenti significative di nuovo debito, avendo operato una diversificazione che le ha viste passare dalle banche onshore, la fonte di finanziamento tradizionale per le entità cinesi, al mercato obbligazionario offshore. Molte di queste emissioni hanno volumi elevati e sono estremamente liquide, caratteristiche che a nostro avviso costituiscono elementi interessanti per gli investitori globali. Abbiamo inoltre continuato ad assistere a una serie di emissioni immobiliari e industriali cinesi investment grade e high-yield, nonché nell’area della new economy. Le banche cinesi a loro volta hanno iniziato a entrare sul mercato per rispettare i requisiti patrimoniali globali più rigorosi.

Riteniamo che la selezione dei titoli in Asia rimanga estremamente importante, in quanto le valutazioni si sono rafforzate e alcuni investitori potrebbero non riconoscere pienamente certi rischi di credito sottostanti intrinseci al mercato. Vi sono alcune società che sono riuscite a entrare nel mercato del debito nonostante prospettive finanziarie incerte, leva finanziaria elevata e/o governance societaria discutibile. Crediamo che sia importante non soltanto capire i punti di forza e di debolezza specifici del credito di ogni emittente, ma anche considerare le valutazioni in un contesto globale. Inoltre, gli impatti sul credito esercitati dall’andamento dei prezzi delle materie prime nel corso del 2014 non dovrebbero essere uniformi: alcuni emittenti beneficeranno infatti di costi inferiori dei fattori di produzione, mentre altre società subiranno un impatto negativo dovuto ai prezzi di vendita più bassi delle loro materie prime.

Nel 2015 le condizioni del credito in Asia dovrebbero restare generalmente favorevoli. Riteniamo che il credito asiatico offra opportunità di potenziali sovraperformance rispetto ad altri mercati globali grazie alle migliori prospettive di crescita economica, alla minore sensibilità ai tassi dei titoli del Tesoro statunitense e alla maggiore disciplina in termini di spese in conto capitale degli emittenti, nonché alla continua espansione dell’universo d’investimento. Tuttavia, siamo fortemente convinti che la chiave del successo sia rappresentata da forti capacità di ricerca sui fronti del credito e macroeconomico, dal momento che gli investitori sono sempre più selettivi nei confronti degli emittenti.

 

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Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi, di conseguenza gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. I prezzi delle obbligazioni si muovono di norma in direzione opposta a quella dei tassi d’interesse. Di conseguenza, a mano a mano che i prezzi delle obbligazioni detenute in un portafoglio d’investimento si adeguano a un aumento dei tassi d’interesse, il valore del portafoglio può diminuire.   I rendimenti elevati riflettono i maggiori rischi di credito associati ad alcuni titoli di rating inferiore detenuti in un portafoglio. I rischi dei titoli esteri comprendono fluttuazioni dei cambi e instabilità politica. Gli investimenti nei mercati emergenti implicano rischi accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni relativamente minori e ai volumi inferiori di liquidità dei mercati in questione. Le variazioni della solidità finanziaria di un emittente obbligazionario o del rating creditizio di un’obbligazione possono influenzarne il valore.

 


[1] Gli indici non sono gestiti e non è possibile investire direttamente in un indice. La performance del passato non costituisce una garanzia di risultati futuri.

[2] Fonte: FactSet, JP Morgan. Per maggiori informazioni sui fornitori di dati, si rimanda al sito web www.franklintempletondatasources.com.