Beyond Bulls & Bears

Quali problemi affliggono il settore della biotecnologia negli USA?

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I professionisti di Franklin Templeton Investments illustrano un tema fondamentale per gli investimenti in maniera sintetica, ma significativa.

Le preoccupazioni per la redditività e le valutazioni avevano già contagiato i prezzi dei titoli biotecnologici statunitensi a settembre, quando l’attenzione politica e mediatica si era concentrata particolarmente sull’aumento dei costi dei farmaci, rafforzando la spinta al ribasso del settore. Evan McCulloch, Senior Vice President, Director of Research, Franklin Equity Group, illustra approfonditamente la sua posizione nel dibattito sui costi dei farmaci, la proposta della candidata alle elezioni presidenziali Hillary Clinton e la ricaduta generale sul settore biotecnologico.

McCulloch_EvanEvan McCulloch
Senior Vice President, Director of Research
Portfolio Manager
Franklin Equity Group

Nelle ultime settimane il settore biotecnologico statunitense è apparso piuttosto turbolento. Qual è il propulsore di questa volatilità?

In tutto il mercato azionario vi è stata una certa volatilità, che in generale ha innervosito gli investitori rendendoli ipersensibili ad alcuni possibili problemi fondamentali. Per quanto riguarda specificamente il settore biotecnologico statunitense, tuttavia, si è riaffacciata la minaccia di un controllo più rigido sui prezzi dei farmaci negli USA. Tutto è iniziato con un articolo pubblicato dal The New York Times il 20 settembre riguardo ad una piccola società privata che dopo aver acquistato un farmaco per la cura della toxoplasmosi ne ha alzato il prezzo del 5.000%. È un fatto molto insolito per un prodotto che era già da tempo sul mercato, e quindi ha avuto un’ampia risonanza nei media. All’articolo ha fatto seguito un tweet della candidata democratica alle elezioni presidenziali Hillary Clinton, che ha dichiarato di ritenere che i prezzi di certi farmaci fossero eccessivi e di avere un piano per la riduzione dei costi dei farmaci su prescrizione.

Clinton ha poi annunciato il suo programma, che proponeva il ricorso al potere di acquisto di Medicare per negoziare direttamente con le società farmaceutiche. Dopodiché altri politici si sono mossi su questa scia, allineandosi contro i prezzi elevati dei farmaci. Lo House Committee on Oversight and Reform aveva già richiesto di citare in giudizio i documenti relativi a un forte aumento del prezzo di un paio di farmaci cardiovascolari attuato da una grande società farmaceutica nella prima parte di quest’anno, e ha quindi chiesto di citare in giudizio la piccola società privata riguardo all’aumento del prezzo del suo farmaco, utilizzato per il trattamento di infezioni da parassiti.

È interessante notare che la discussione sui prezzi si era accesa da tempo, con una serie di articoli pubblicata dai giornali già a luglio scorso. Il presidente Obama ha parlato periodicamente dei prezzi elevati dei farmaci, e il senatore Bernie Sanders, un altro candidato democratico alla nomination per le elezioni presidenziali, ha pubblicato un programma concentrato sui prezzi che ha risvegliato l’attenzione. Quindi mentre è un tema che vale la pena di seguire, lo ritengo il culmine di preoccupazioni specifiche per il settore riguardo ai prezzi dei farmaci che va a coronare altri temi più generali del mercato, i quali hanno a loro volta scatenato la recente volatilità del prezzo delle azioni.

Dove potrà portare tutto questo? Pensa che si potrà arrivare a una riduzione dei prezzi dei farmaci?

Comunque vadano le cose, a mio avviso la risposta è no. Clinton non ha fatto altro che articolare un programma, ma ciò non equivale a una legislazione. Il prezzo dei farmaci su prescrizione è un argomento popolare, poiché negli Stati Uniti molti pensano che siano alti, e l’argomento sta a cuore ai votanti. Lo ripeto, non è una legislazione, e se lo fosse, non è molto probabile che sarebbe approvata da un Congresso a maggioranza repubblicana. Dato che sembra probabile che i repubblicani conserveranno la maggioranza nella Camera dei Rappresentanti dopo le elezioni del 2016, non mi sembra probabile l’approvazione di qualsiasi legge almeno fino al 2018.

Anche se il programma di Clinton, come appare adesso, alla fine dovesse essere approvato, ritengo che l’impatto sarebbe facilmente gestibile per il settore. Secondo le nostre stime, va notato in particolare che qualsiasi taglio dei prezzi dei farmaci nell’ambito del programma Medicare sarebbe molto inferiore di quanto potrebbe implicare la recente correzione del 15%-20% dei titoli nel settore.

Tuttavia, ci attendiamo un maggior numero di riforme basate sul mercato. Questo processo di protesta pubblica al quale stanno ricorrendo i politici dovrebbe indurre le società ad alzare moderatamente i prezzi per il futuro, permettendo anche alle compagnie di assicurazioni di passare a sconti più elevati e una maggiore sostituzione con farmaci meno costosi. Quindi, ci aspettiamo una certa moderazione della crescita a margine, ma che dovrebbe essere scarsamente percettibile a livello settoriale. Nel fondo, ci concentriamo sugli investimenti in società con farmaci di grande valore clinico e con scarsa concorrenza, cercando di mitigare l’impatto di alcune di tali iniziative.

Passando all’argomento della protezione dei brevetti, nutre qualche preoccupazione sulle disposizioni relative all’esclusiva del Trans-Pacific Partnership (TPP), l’accordo commerciale proposto tra 12 paesi sulle coste del Pacifico?

No, non nutro alcuna preoccupazione a questo riguardo. Il TPP propone che farmaci venduti fuori dagli Stati Uniti siano protetti da una clausola di esclusiva per otto anni. I brevetti attualmente non proteggono i farmaci statunitensi all’estero. Pertanto sicuramente otto anni sono meno dei 12 anni attuali di esclusiva negli Stati Uniti, ma dovrebbero essere paragonati all’assenza virtuale di qualsiasi diritto di esclusiva attuale, in quanto molti paesi che partecipano a questa partnership non rispettano i diritti di proprietà intellettuale. Questa disposizione quindi proteggerebbe le società farmaceutiche per otto anni, e a nostro parere ciò sarebbe positivo per il settore.

C’è qualcosa che a suo avviso i media non coprono, o presentano in modo fuorviante per quanto riguarda il settore biotecnologico, mentre secondo lei gli investitori dovrebbero esserne informati?

I media si sono concentrati sugli aumenti dei prezzi lordi dei farmaci, un fattore ben diverso dagli aumenti dei prezzi effettivi o netti. Nella maggior parte dei casi, gli aumenti dei prezzi sono mitigati da sconti ai pagatori, ma essendo un prezzo negoziato, il prezzo effettivo pagato dai piani assicurativi alle società farmaceutiche non è trasparente per gli investitori o per i media. La maggior parte delle volte, quando vediamo un aumento di prezzo conosciamo solo da uno a due terzi di come tale aumento sia stato realizzato, pertanto gli aumenti di prezzo effettivi sono molto inferiori a ciò che la stampa pubblica attualmente.

Quali sono le sue prospettive attuali per l’area biotecnologica?

A mio avviso i fondamentali del settore sono più forti che mai. Vi è un’ampia serie di nuovi prodotti in via di sviluppo, tra i quali nuovi importanti trattamenti per il cancro, il morbo di Alzheimer e un’intera gamma di malattie genetiche rare. Nel trattamento dei tumori, vi è molto interesse per l’uso di farmaci che inducono il sistema immunitario a lottare contro il cancro.

Molte tecnologie per la scoperta di nuovi farmaci, ad esempio la terapia genetica, RNAi (interferenza dell’RNA) e antisenso permettono alle aziende farmaceutiche di mirare a malattie genetiche che precedentemente non potevano essere trattate con approcci farmacologici tradizionali. Per i farmaci che superano con successo le sperimentazioni cliniche, la US Food and Drug Administration sta collaborando con il settore per mettere a disposizione dei pazienti nuovi farmaci, e nella maggior parte delle situazioni ha approvato prodotti che offrono un forte valore.

Fino a poco tempo fa, le preoccupazioni degli investitori si limitavano in generale alle valutazioni dei titoli, non ai fondamentali. Pur essendo sorti timori per il potere di determinazione dei prezzi dei farmaci, non mi attendo cambiamenti importanti. Inoltre, con le valutazioni diventate più interessanti dopo questa recente correzione, riteniamo che la prospettiva del settore sia molto positiva.

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Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. Il portafoglio è un portafoglio non diversificato, concentrato in un singolo settore, e comporta rischi quali questioni legate ai brevetti, responsabilità per i prodotti, normative statali e autorizzazioni regolamentate per nuovi farmaci e prodotti medicali. Le società biotecnologiche sono spesso di dimensioni ridotte e/o relativamente giovani. Le società di minori dimensioni possono essere particolarmente sensibili ai cambiamenti delle condizioni economiche e le loro prospettive di crescita sono meno certe di quelle delle società maggiori, più tradizionali, e possono essere volatili, specialmente nel breve termine. Il portafoglio può inoltre investire in società estere, che comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi e incertezza politica.