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Obbligazionari

Mercati obbligazionari ed elezioni americane: cosa conta davvero

Chris Molumphy, di Franklin Templeton Fixed Income Group, afferma che nonostante la frenesia dei media attorno alle elezioni presidenziali americane, le implicazioni per gli investitori obbligazionari potrebbero essere molto più contenute. Detto questo, ritiene che la corsa ad aggiudicarsi un seggio al Congresso, che non gode di altrettanta attenzione da parte dei media, con ogni probabilità avrà conseguenze maggiori sull’economia e sui mercati americani. Ha anche dichiarato che il suo team è preoccupato per il rafforzarsi del protezionismo, che potrebbe incidere negativamente sulla crescita e sulla salute generale dell’economia statunitense.

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Storicamente, le elezioni presidenziali hanno avuto un impatto diretto marginale sui mercati obbligazionari. Malgrado una maggiore copertura mediatica ed un’attenzione spasmodica alle elezioni statunitensi di quest’anno, riteniamo che l’impatto diretto del risultato sui mercati obbligazionari complessivi non dovrebbe essere molto rilevante. Con l’avvicinarsi dell’8 novembre, data delle elezioni, manteniamo tuttavia l’attenzione su alcuni settori.

I fondamentali sono in ultima istanza il motore della performance nel lungo termine per i mercati obbligazionari. Detto questo, i commenti generali attorno agli effetti su economia e mercati tendono ad essere esagerati, mentre ci si avvicina alle elezioni. Riteniamo che temi più importanti, quali i risultati della corsa alla Camera ed al Senato del Congresso, questa volta siano rimasti in secondo piano rispetto alle elezioni presidenziali. In realtà, tuttavia, ogni spostamento rilevante nella composizione del Congresso potrebbe comportare un effetto più significativo per gli investitori. Il Congresso si occupa ampiamente di politiche fondamentali, per cui ogni spostamento di una certa rilevanza al suo interno (ovvero Camera e Senato sotto il controllo dei Democratici) potrebbe incidere sulla politica fiscale, sui regolamenti ed in modo diretto su vari settori, compresa l’energia e l’assistenza sanitaria e potenzialmente sui servizi finanziari.

Le elezioni in quanto tali dovrebbero aver una scarsa influenza diretta sui mercati obbligazionari rispetto ad altri mercati, ma terremo alta la guardia. Come sottolineato, uno spostamento di partito al Congresso potrebbe produrre un effetto maggiore, soprattutto indotto da modifiche in ordine alla politica. Pur ritenendo che un tale rivolgimento sia piuttosto improbabile in questo momento, teniamo sotto stretto controllo la situazione e potremmo dovervi reagire. La corsa al Congresso non è stata molto pubblicizzata sulla stampa generalista, ma siamo più concentrati su questo evento, che secondo noi avrà un impatto concreto maggiore sui mercati e sull’economia in generale.

I mercati tendono a non gradire l’incertezza ed abbiamo notato una certa volatilità nel corso delle varie fasi di questa stagione elettorale. Il mercato gradisce inoltre il normale sistema di “check and balance” del nostro Governo, per cui lo spostamento sostanziale di un partito potrebbe determinare una maggiore incertezza.

Tuttavia, riteniamo che la fine dell’incertezza quando saranno stati resi noti i risultati elettorali aiuterà a riportare l’attenzione complessivamente sui fondamentali macroeconomici e di mercato globali.

Impatto dei deficit sulla politica dei tassi d’interesse

Per tutto quest’anno abbiamo sovente ribadito che abbiamo già iniziato ad intravedere un aumento del deficit statunitense man mano che i discorsi attorno alla spesa finanziata (legata ad una fonte di reddito, rispetto alla spesa in disavanzo) si sono andati affievolendo. Tuttavia, non riteniamo probabile che le elezioni producano uno spostamento significativo entro il prossimo periodo. Due grandi argomenti correlati di cui prevediamo il proseguimento sono la “repatriation holiday” (una sospensione del pagamento delle imposte per le persone fisiche o giuridiche relativa ai redditi realizzati all’estero, sui quali dette persone sono tenute a pagare un’aliquota notevolmente ridotta solo al momento del rimpatrio dei capitali) ed un aumento della spesa per l’infrastruttura. Il rimpatrio dei capitali riporterebbe un grande potenziale d’investimento all’economia statunitense, mentre una legge sull’infrastruttura potrebbe rivelarsi vantaggiosa nella misura in cui sia effettivamente di stimolo alla crescita e non si limiti ad una politica finanziata dal disavanzo.

Un altro aspetto sul quale ci siamo concentrati è l’aumento del protezionismo all’interno degli Stati Uniti. Questo aumento causa non poche preoccupazioni; al netto dei fatti, consideriamo il protezionismo come un fattore negativo per la crescita e la salute generale dell’economia. Nel complesso, un commercio più globale ed una maggiore interazione con l’economia mondiale sono fattori di crescita del tutto positivi negli Stati Uniti. Se dovessimo assumere una posizione netta, dovremmo riesaminare le nostre previsioni di crescita complessiva per gli Stati Uniti.

Sul fronte della politica monetaria americana, in termini di bilancio non riteniamo che le elezioni siano per loro natura in grado di condizionare significativamente il percorso dei tassi di interesse a meno che i fondamentali economici non si invertano significativamente. Inoltre, il passare dell’incertezza elettorale dovrebbe rimuovere un’altra potenziale obiezione al proseguimento di un graduale percorso di restringimento. Infine, Janet Yellen ricoprirà l’incarico di Presidente della Federal Reserve (Fed) fino al 2018. Pertanto, prevediamo anche una coerenza della politica della Fed nel prossimo mandato presidenziale.

Per maggiori informazioni sui mercati obbligazionari e sulla politica monetaria da parte di Franklin Templeton Fixed Income Group, leggi l’ultimo numero di Global Economic Perspective.

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