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Prospettive

Le implicazioni politiche della vittoria di Macron in Francia

Sulla scia della vittoria di Emmanuel Macron nelle elezioni presidenziali francesi, cosa si prospetta per gli investitori? Matthias Hoppe, Senior Vice President, Portfolio Manager, Franklin Templeton Solutions, illustra le sue riflessioni sulle implicazioni per il mercato e politiche. Afferma che, nonostante la possibilità che la Francia debba affrontare qualche stallo politico, gli investitori sono destinati a rivolgere l’attenzione al miglioramento dei fondamentali in Europa.

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In previsione del secondo turno delle elezioni francesi, i livelli estremamente bassi di volatilità dei mercati hanno indicato che gli investitori assegnavano una probabilità molto elevata alla vittoria di Emmanuel Macron. I mercati hanno avuto ragione. Altrettanto dicasi dei sondaggi d’opinione. L’ondata politica populista, anti-globalizzazione che è dilagata in tutta Europa e dal Regno Unito agli Stati Uniti, sembra in via di attenuazione.

Ora inizia la parte difficile. Se Macron intende avere qualche probabilità di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, deve trovare un modo di costruire una base potente. Le elezioni legislative francesi si terranno a giugno ed il movimento “En Marche” creato recentemente da Macron è più un movimento che un partito politico organizzato. Potrebbe vincere soltanto pochi seggi all’Assemblea Nazionale, pur avendo candidati in ogni collegio.

Più in generale, Macron potrebbe non avere una maggioranza in parlamento, qualora i partiti tradizionali (come i repubblicani di centro-destra) rifiutassero di collaborare con lui. Detto ciò, data la posizione centrista di Macron, una coalizione tra vari partiti sembra per lui più probabile di quanto non lo fosse per la sua rivale Marine Le Pen.

Come presidente, Macron potrebbe pertanto trovarsi dinanzi a parecchi vincoli, le cui conseguenze a breve termine potrebbero comportare un certo stallo. Una delle sue priorità è l’impegno a riscrivere la legge francese sul lavoro. Alla luce della probabile opposizione dei sindacati, che in precedenza hanno dimostrato di poter bloccare la Francia, tale obiettivo potrebbe dimostrarsi difficile da realizzare. Qualora tali vincoli avessero la meglio nelle fasi iniziali della sua presidenza, Macron potrebbe rapidamente perdere lo slancio di cui ha bisogno per avere successo.

La Francia deve tuttavia attuare un programma di riforme economiche, che negli ultimi 30 anni e più si è ripetutamente bloccato. Riuscirà Macron dove gli altri hanno ripetutamente fallito? Macron intende attuare un certo protezionismo a livello europeo (p.es. una “Legge Compra europeo”); il suo programma elettorale prevede un’ulteriore integrazione dell’Unione Europea (UE) e comprende anche proposte di riforma sul fronte della fornitura, in combinazione con incentivi per la domanda.

Impatto sull’economia ed i mercati

I mercati hanno reagito con ottimismo all’esito del primo turno elettorale. I mercati azionari hanno registrato forti rialzi ed i tradizionali beni rifugio, come i bund tedeschi e l’oro, sono scesi. Oggi rimane un interrogativo: cosa può significare la vittoria di Macron per i mercati ed il panorama politico in Francia e, più in generale, nell’Unione Europea?

In termini di immediate opportunità d’investimento, riteniamo che l’esito favorevole sia già stato ampiamente scontato. Ma a mano a mano che il rischio legato alle elezioni in Europa si attenua, crediamo che gli investitori globali dovrebbero spostare l’attenzione dai rischi politici di un’altra crisi europea (o addirittura di una dissoluzione dell’intera UE) ai notevoli miglioramenti osservati nei dati economici dell’Eurozona. Il miglioramento dei dati sul fronte economico e societario potrebbe offrire a Macron un certo slancio per le prime due settimane della sua presidenza.

A fronte della diminuzione del rischio di dissoluzione dell’unione monetaria, gli spread sui titoli di stato francesi (ed in misura ancora maggiore quelli dei mercati periferici) sono destinati a toccare un massimo. I rendimenti dei bund dovrebbero salire e gli spread sui titoli di stato francesi dovrebbero scendere dai loro massimi triennali.

Posizionamento per la presidenza Macron

Nei primi tre mesi dell’anno la crescita del prodotto interno lordo (PIL) è stata robusta, mentre quella del PIL per il quarto trimestre del 2016 è stata rivista al rialzo dallo 0,4% allo 0,5%, nonostante una certa delusione per il PIL francese, risultato inferiore a tale percentuale. Per il 2017 gli economisti si attendono un’accelerazione della crescita del PIL reale dell’Eurozona, ma il dato più importante è che da settembre 2016 le stime di crescita sono state costantemente riviste al rialzo. Riteniamo che questa tendenza sia destinata a continuare.

Al contempo, a fine aprile il ritmo di aumento dell’inflazione è salito all’1,9% su base annua, avvicinandosi all’obiettivo della Banca Centrale Europea (BCE), ma senza il rischio di un superamento significativo. Ciò eliminerà probabilmente le persistenti preoccupazioni di deflazione, inducendo verosimilmente la BCE ad abbandonare la posizione ultra-accomodante prima del previsto. Un allentamento delle tensioni politiche dopo la vittoria di Macron dovrebbe favorire questo processo.

Sebbene la disoccupazione nell’Eurozona sia diminuita e la percentuale di utilizzo della capacità sia aumentata, riteniamo che, a causa del grado rimanente di stasi ancora presente nell’economia, servirà ancora molto tempo per arrivare ad una tendenza rialzista sostenibile dell’inflazione core, che è il presupposto di qualsiasi cambiamento della politica della BCE e sostanzialmente di rendimenti più elevati nell’Eurozona. Nell’ultima riunione, la banca centrale ha a malapena mutato il proprio atteggiamento, distinguendo tra una valutazione di crescita più ottimista ed una prospettiva di inflazione ancora contenuta.

Qualunque cambiamento di atteggiamento potrebbe scatenare un rapido aumento dei rendimenti dei bund tedeschi ed una contrazione degli spread tra i rendimenti dei Treasury USA e dei bund, che determinerebbe un ulteriore rialzo dell’euro rispetto al dollaro statunitense. Per ora ci attendiamo comunque soltanto un impatto temporaneo e limitato sull’euro. La vittoria di Macron non cambia tale prospettiva.

La combinazione tra attività economica più forte, pressioni inflazionistiche limitate e condizioni finanziarie accomodanti, dovrebbe continuare a sostenere gli utili societari nell’Eurozona, a mano a mano che il ciclo economico continua a rafforzarsi. Il ciclo economico negli Stati Uniti è in una fase piuttosto matura, mentre la ripresa nell’Eurozona è in atto soltanto da alcuni trimestri. Se a ciò si aggiunge la diversa posizione della politica monetaria nell’Eurozona in rapporto agli Stati Uniti, riteniamo che il quadro sia attraente e destinato a favorire le azioni europee rispetto a quelle statunitensi.

Alla luce del prevedibile periodo che intercorrerà tra le elezioni francesi e quelle in Germania e del probabile cambiamento di leadership a Berlino (dove le elezioni sono previste per settembre), riteniamo che il premio per il rischio politico rimarrà piuttosto elevato, ma l’esito delle elezioni francesi ne ha chiaramente annullato una buona parte.

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