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Mercati emergenti

Come la crisi finanziaria asiatica ha riplasmato i mercati emergenti

Vent’anni fa, il mondo si è trovato sull’orlo del baratro a seguito della crisi finanziaria asiatica. In quest’articolo, Michael Hasenstab, CIO, Templeton Global Macro, esamina come la risposta dei responsabili politici locali nei due decenni successivi abbia influito sui mercati emergenti in generale. Spiega inoltre perché a suo avviso certi mercati in valuta locale più ignorati rappresentino oggi alcune delle opportunità più entusiasmanti disponibili.

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La crisi finanziaria asiatica (AFC) iniziata a luglio di 20 anni fa ha avuto effetti persistenti fino a buona parte del 1998, gettando una lunga ombra su molte economie regionali per parecchi anni. Da allora, le lezioni insegnate da tale crisi hanno svolto un ruolo fondamentale nel plasmare radicalmente i mercati emergenti, in particolare in Asia, ma anche nel resto del mondo.

Al culmine della crisi, vivevo in Asia e ne ho osservato gli effetti devastanti sulle economie locali. Paesi come Indonesia, Corea del Sud, Tailandia, Malesia e Filippine, sono stati pesantemente penalizzati dai notevoli deprezzamenti delle loro valute, che ne hanno rapidamente amplificato le vulnerabilità esterne.

A distanza di due decenni, parecchi paesi hanno lavorato duramente per diventare più resilienti agli shock esterni. Molti responsabili politici di oggi che hanno vissuto l’AFC e imparato la lezione, si sono impegnati per ridurre al minimo le probabilità che si ripeta.

Alcuni di tali paesi hanno dedicato anni ad aumentare i propri cuscinetti di riserve valutarie, portando le partite correnti in positivo o in prossimità del pareggio, migliorando i bilanci fiscali e riducendo le passività in dollari statunitensi facendo ricorso a fonti di finanziamento interne. Questi adeguamenti hanno avuto effetti profondi sulle loro economie; oggi esiste un sottogruppo di mercati emergenti (ME) che evidenzia una crescita più forte e bilanci più sani di molte economie sviluppate.

Rileviamo parecchie opportunità d’investimento sottovalutate in tutti i mercati in valuta locale, soprattutto tra i paesi che hanno imparato direttamente dalle lezioni dell’AFC e lavorato per decenni allo scopo di fortificare e proteggere le proprie economie da futuri shock.

Un’era di resilienza economica in Indonesia

L’Indonesia è un ottimo esempio di un paese che ha attivamente ridotto le dipendenze esterne a seguito dell’AFC. Dopo aver vissuto gli effetti devastanti della crisi, l’Indonesia ha intrapreso un ambizioso programma di riforme strutturali mirate a rafforzare l’economia del paese, bilanciarne i propulsori di crescita e accelerare lo sviluppo interno. Queste continue riforme strutturali hanno irrobustito la sua economia sottostante dotandola di mezzi atti a respingere meglio gli shock esterni.

Il fatto che tali riforme strutturali abbiano funzionato non è semplicemente frutto di ipotesi: nell’ultimo decennio sono state infatti attivamente testate da shock esogeni reali. Nel 2008, la crisi finanziaria globale ha travolto le economie di tutto il mondo. L’Indonesia aveva tuttavia passività esterne di gran lunga inferiori e un’economia più bilanciata, internamente diversificata, rispetto al 1997. Di conseguenza, questa volta il paese non ha rivissuto l’AFC, nonostante i deprezzamenti valutari dovuti all’avversione al rischio registrati in tutti i mercati emergenti.

Negli ultimi tempi, l’Indonesia ha dimostrato di poter far fronte a un calo marcato dei prezzi delle materie prime, come il crollo dei prezzi del petrolio nel quarto trimestre del 2014 ed il suo persistente peggioramento all’inizio del 2016. Parallelamente a tale pesante flessione dei prezzi del petrolio, a metà del 2015 i mercati hanno cominciato a temere una contrazione dell’economia cinese, a fronte del rallentamento del suo tasso di crescita. Il crollo dei prezzi del petrolio, in combinazione con le preoccupazioni per la Cina, hanno generalmente spinto gli investitori fuori dai mercati emergenti, provocando ampi deprezzamenti valutari in tutta la classe di asset.

L’economia indonesiana è tuttavia rimasta resiliente durante tutti questi eventi, registrando una crescita media del prodotto interno lordo (PIL) su base annua intorno al 5%.1 Vent’anni fa, sarebbe stato difficile per paesi come l’Indonesia resistere contemporaneamente ad uno shock per i prezzi delle materie prime, uno shock per i tassi di cambio ed uno shock commerciale. Ma oggi molti paesi hanno notevolmente ridotto queste vulnerabilità esterne. Rileviamo un valore estremamente interessante sul mercato indonesiano in valuta locale ed a nostro giudizio le prospettive del paese nel lungo termine continuano ad essere promettenti.

Parecchi ME hanno ampliato i loro mercati interni   

Una delle misure più importanti adottate da molti mercati emergenti nell’ultimo decennio è stata l’espansione dei propri mercati finanziari interni.

In passato, la mancanza di una forte base di investitori interni ha spesso amplificato le conseguenze della volatilità finanziaria. Per contro, gli investitori istituzionali nazionali oggi sono decisamente prevalenti in molti mercati interni e, quando i prezzi degli asset crollano, fungono spesso da forza stabilizzante acquistando asset nel momento in cui gli investitori esteri disinvestono.

Nel complesso, il passaggio al finanziamento interno ha migliorato la resilienza finanziaria in molti paesi. Tra le altre misure adottate, figurano:

  • l’introduzione della flessibilità dei cambi, che ha consentito adeguamenti rapidi agli shock esogeni;
  • il mantenimento di consistenti riserve valutarie;
  • l’adozione di politiche fiscali prudenti per un lungo periodo, che riduce vulnerabilità immediate, consentendo al contempo agli stabilizzatori finanziari di proteggere dagli shock;
  • la promozione di un mix di politiche macroeconomiche più bilanciate, con banche centrali indipendenti e credibili, maggiormente in grado di mantenere l’inflazione ancorata e di supportare al contempo la crescita in combinazione con la politica fiscale;
  • il rafforzamento dei bilanci, in particolare a livello governativo e finanziario, sebbene in alcuni paesi le società abbiano invece incrementato i livelli di debito; e
  • lo sviluppo di settori bancari robusti e stabili che operano in contesti di migliore regolamentazione.

Nel complesso, parecchi mercati emergenti asiatici e di tutto il mondo hanno notevolmente ridotto la loro dipendenza dai finanziamenti esteri e rafforzato la propria stabilità finanziaria complessiva; rileviamo un futuro promettente per molti di questi paesi. Sebbene l’AFC abbia avuto conseguenze pesanti 20 anni fa, le lezioni di tale crisi hanno portato molti paesi ad adottare le soluzioni odierne decisamente migliori.

Note Informative e Legali

Per un’analisi ancora più dettagliata dell’argomento, si rimanda alla versione integrale di Global Macro Shifts, una panoramica basata su ricerche sulle economie globali, comprendente analisi ed opinioni del Dr. Michael Hasenstab e di membri senior di Templeton Global Macro. Il Dott. Hasenstab ed il suo team gestiscono le strategie obbligazionarie globali di Templeton, inclusi reddito fisso unconstrained, valute e global macro. Questo team di economisti, formatisi in alcune delle migliori università del mondo, integra l’analisi macroeconomica globale con un’approfondita ricerca geografica allo scopo di identificare gli squilibri di lungo termine che si traducono in opportunità d’investimento.

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Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità ed alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati (oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi) sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. I prezzi delle obbligazioni si muovono di norma in direzione opposta a quella dei tassi d’interesse. Di conseguenza, a mano a mano che i prezzi delle obbligazioni detenute in un portafoglio d’investimento si adeguano ad un aumento dei tassi d’interesse, il valore del portafoglio può diminuire.

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  1. Fonte: IMF World Economic Outlook database, aprile 2017.