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Obbligazionari

Come le elezioni tedesche potrebbero dettare la futura direzione dell’Europa

Mentre la Germania si prepara a votare alle elezioni generali David Zahn, Head of European Fixed Income, Franklin Templeton Fixed Income Group, spiega cosa potrebbe significare il loro risultato per l’Europa, l’Unione Europea e l’eurozona. Esamina anche il recente discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato dal Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker alla ricerca di segnali di quello che il futuro potrebbe riservare agli investitori.

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Il discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato dal Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker la scorsa settimana è stato decisamente più esplicito ed aggressivo di quello che ci saremmo aspettati da lui. Ritengo però che la tempistica sia stata significativa.

In generale, l’Europa sta attraversando un periodo di ottimismo. Contrariamente a quanto molti osservatori si sarebbero potuti aspettare nove mesi fa, riteniamo che la struttura politica europea sia probabilmente la più stabile degli ultimi 10 anni.

La stabilità domina in Europa

In effetti, tenderemmo a sostenere che oggi l’Europa è politicamente più stabile di alcune altre parti del mondo, come per esempio gli Stati Uniti, in cui di solito ci attenderemmo stabilità.

Dal punto di vista degli investimenti, tale stabilità si è rispecchiata nel modo in cui gli investitori hanno di recente allocato i loro investimenti.  La crescente propensione per gli asset europei è andata di pari passo con la percezione di miglioramento delle prospettive politiche.

Ed anche se la stabilità sarà nuovamente messa alla prova questa settimana, quando la Germania andrà al voto per le elezioni generali, il discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato da Junker ha evidenziato una cauta sicurezza.

Il Presidente della Commissione Europea ha ribadito il suo programma federalista, illustrando svariati approcci concepiti per favorire l’integrazione politica ed economica della regione. Tra questi figurano una maggiore unione dei sistemi bancari e fiscali, una politica estera unica per l’Unione Europea (UE) e l’adozione totale dell’euro all’interno di tutta l’UE.

Un’ovvia potenziale conseguenza di questo impegno sul piano dell’integrazione e dell’unione fiscale è l’istituzione di un’obbligazione europea.

A nostro avviso, si tratta di una questione di lungo termine, ma se l’Europa comincia ad intraprendere questo cammino, ci attendiamo una maggiore omogeneità dei mercati obbligazionari e valutari nella regione. Naturalmente, ciò implica anche che potrebbero esservi meno opportunità tra i governi nazionali perché gli spread tenderebbero verosimilmente a contrarsi.

Eliminato il maggiore ostacolo all’integrazione

A nostro avviso, il motivo per cui Juncker ha riacceso questo dibattito ora è che il maggiore ostacolo ad un crescente federalismo — il Regno Unito — sta per uscire dall’Unione Europea.

Se da un lato l’approccio di Juncker contempla una maggiore centralizzazione di poteri, dall’altro il Regno Unito si è opposto con forza alla completa cessione di autorità.

Riteniamo pertanto che i tempi dell’intervento di Juncker siano significativi in quanto prevediamo che la Brexit amplificherà le divisioni in Europa tra i sostenitori di una maggiore unione federale e quelli più scettici.

Siamo del parere che le elezioni generali di questa settimana in Germania possano svolgere un ruolo significativo nell’effettiva concretizzazione di queste tesi.

Merkel in corsa per la vittoria

Al momento, i sondaggi indicano che la Cancelliera in carica Angela Merkel dovrebbe ottenere risultati sufficienti a consentirle di restare al potere. Ed i mercati sembrano concordare.

Ancora una volta, dovrà probabilmente costituire un governo di coalizione e l’elemento interessante sarà vedere con quali partner riuscirà a costituirla.

Intendiamo anche tenere sotto controllo il successo del partito populista di destra Alternativa per la Germania (AfD), che i sondaggi attuali danno al 10% e che, pur essendo improbabile che entri nel governo, potrebbe riuscire a conquistare seggi al Bundestag.

Un buon risultato dell’AfD e di altri partiti populisti rappresenterebbe un voto di protesta degli elettori stanchi di come le cose stiano andando attualmente in Germania.

Ciò costituirebbe a sua volta un segnale per i partiti tradizionali dell’esigenza di apportare modifiche all’economia. In caso contrario, i partiti più estremisti avrebbero maggiori probabilità di conseguire un numero più elevato di voti alla prossima tornata elettorale.

Nonostante le indicazioni delle precedenti elezioni in Francia e nei Paesi Bassi, riteniamo che il populismo in Europa non sia morto, ma semplicemente quiescente.

L’economia europea sta vivendo una fase generalmente migliore ed osserviamo una crescita dell’occupazione. In questo contesto, il populismo tende ad affievolirsi  per poi riemergere quando riaffiora il malcontento. Riteniamo che questo sia un aspetto che i politici devono ricordare.

Nessuna differenza nell’approccio all’Europa

In termini di atteggiamento nei confronti dell’Europa ed in particolare dell’UE, riteniamo che non vi siano differenze sostanziali tra Merkel ed il suo principale rivale, Martin Schultz, Partito Socialdemocratico (SPD).

In effetti, avendo ricoperto cariche per parecchi anni a Bruxelles, Schultz è probabilmente ancora più europeista della Merkel.

Sebbene siamo convinti che l’integrazione complessiva dell’Europa sia destinata a continuare, l’esito delle elezioni tedesche di questa settimana potrebbe dettare il ritmo di attuazione di tale processo.

In particolare, il risultato dei partiti tedeschi più estremisti potrebbe avere un impatto sulla disponibilità della Germania a farsi carico di un’ulteriore integrazione dell’UE.

Qualora i partiti estremisti raggiungessero un discreto successo in base ai loro standard, i leader politici tedeschi potrebbero dover cominciare a rivalutare la loro capacità di attirare tali elettori ed un’ulteriore integrazione europea potrebbe non favorire tale evoluzione.

Chi domina l’asse franco-tedesco

A nostro avviso, l’esito delle elezioni tedesche potrebbe avere implicazioni anche per l’equilibrio di poteri in seno all’UE, soprattutto per le relazioni franco-tedesche.

Il neoeletto presidente francese Emmanuel Macron ha già prospettato il suo supporto ad una maggiore integrazione europea.

Qualora i risultati della Merkel in queste elezioni non fossero buoni come in passato e dovesse formare una coalizione più ampia, la sua reputazione di leader di riferimento dell’Europa ne potrebbe risentire e potrebbe diventare leggermente più debole sulla scena globale.

Sorge quindi un interrogativo: chi sarebbe il leader dell’asse franco-tedesco? Macron sembra propenso ad assumere un ruolo più rilevante sulla scena europea e globale di quello tradizionalmente svolto dalla Francia.

Potremmo quindi trovarci in una situazione in cui due leader lottano per la leadership in Europa.

Macron ha fatto chiaramente capire di essere favorevole ad una maggiore integrazione europea, mentre Merkel ha tradizionalmente mostrato maggiore cautela in merito alla velocità di integrazione.

Qualora il presidente francese avesse la meglio, potremmo pertanto aspettarci di vedere maggiore supporto a favore di una più rapida adozione del percorso auspicato da Juncker.

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