Beyond Bulls & Bears

Azionari

Che cosa potrebbe essere più importante della Brexit per le azioni del Regno Unito?

Manca soltanto poco più di un anno all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea nel 2019 e l’incertezza sulla futura relazione tra le due parti sta (comprensibilmente) gettando un’ombra sul sentiment degli investitori. Colin Morton, Vice President & Portfolio Manager, UK Equity Team, ritiene tuttavia che la Brexit non definirà il Regno Unito nei prossimi anni. Suggerisce agli investitori di concentrare l’attenzione sul potenziale impatto dell’aumento dei tassi d’interesse sulle azioni britanniche.

Questo contenuto è disponibile anche in: Inglese Francese Polacco

Nonostante la diffusa copertura che i media hanno dedicato alle trattative per il divorzio tra il Regno Unito e l’Unione Europea (UE), riteniamo che vi siano ragioni per credere che la Brexit dovrebbe rappresentare un semplice contrattempo per le prospettive economiche di lungo termine del paese.

Sebbene al momento possa essere percepita come un grosso problema, pensiamo che la Brexit non sia destinata a definire il Regno Unito nei prossimi 5-10 anni.

A nostro giudizio, sviluppi macroeconomici più generali, come ad esempio il cambiamento della politica monetaria nel Regno Unito e in tutto il mondo, rivestono un’importanza maggiore.

Influenze globali

Dopo un lungo periodo di ristagno che ha fatto seguito alla crisi finanziaria globale (GFC) del 2007-2009, la crescita sembra finalmente in ripresa in tutto il mondo e si prevede che nel 2018 salirà al 3,1%.[1] Potrebbe essere il primo anno dalla GFC in cui l’economia globale marcia a pieno ritmo, o quasi.

In queste circostanze, considerando anche l’occupazione quasi totale in parecchie economie primarie, di norma ci aspetteremmo un incremento dei salari, che sarebbe a sua volta tradizionalmente destinato a contribuire a un aumento dell’inflazione.

Qualora nel Regno Unito l’inflazione cominciasse a salire in misura significativa, ci aspetteremmo un aumento dei tassi da parte della Bank of England (BoE), volto a limitare le pressioni inflazionistiche.

Abbiamo già visto un aumento dei tassi d’interesse da parte della BoE a novembre 2017, un anno dopo il voto sulla Brexit, sebbene tale intervento abbia semplicemente annullato il precedente taglio dei tassi operato nel periodo immediatamente successivo al voto.

Sulle azioni britanniche potrebbero incidere anche fattori internazionali. La decisione della Federal Reserve (Fed) di non modificare le proprie prospettive per i tassi nel 2018, che prevedono tre rialzi dei tassi d’interesse, ha provocato un calo e un indebolimento del dollaro statunitense rispetto alle principali valute. Queste prospettive prudenti potrebbero gravare sugli utili delle società britanniche a media e ad alta capitalizzazione i cui utili sono generati all’estero in dollari statunitensi.

Alcuni titoli britannici ancora forti nonostante la Brexit

Nell’anno e mezzo trascorso dopo il voto con cui il Regno Unito ha deciso di lasciare l’UE, i mercati azionari del paese si sono dimostrati più esuberanti di quanto avessero previsto molti osservatori.

I propulsori di tale dinamica stabile comprendono la resilienza di alcune società esportatrici e i prezzi interessanti di talune azioni denominate in sterline di multinazionali quotate a Londra.

Molte di queste società ad alta capitalizzazione sono già esperte nella gestione delle complessità degli accordi commerciali tra paesi diversi.

L’aumento dei tassi comporta un rischio decisamente maggiore della Brexit

Malgrado tutte le preoccupazioni per la Brexit, riteniamo che la possibilità di aumenti dei tassi d’interesse potrebbe costituire in effetti un rischio di medio termine più elevato per le azioni britanniche.

Alcuni investitori potrebbero ritenere che l’aumento dei tassi d’interesse e il conseguente incremento dei rendimenti obbligazionari siano un segnale di fiducia nell’economia. Un contesto di aumento dei tassi ha tuttavia implicazioni per altre asset class.

In un mercato abituato a tassi d’interesse estremamente bassi, sono da prevedere degli adeguamenti a mano a mano che i tassi d’interesse si normalizzano. Riteniamo che alzare i tassi per arginare l’inflazione possa frenare la propensione degli investitori per i titoli quotati nel Regno Unito, soprattutto per quelli che già consideriamo sopravvalutati. Di conseguenza, alcuni di questi titoli potrebbero diventare meno interessanti con il passare del tempo. Un irrigidimento delle condizioni del credito dovuto a tassi d’interesse più elevati potrebbe limitare i potenziali utili ed eroderei flussi di cassa delle società.

In particolare, l’aumento dei tassi d’interesse potrebbe in qualche misura comprimere i guadagni che abbiamo osservato nelle azioni britanniche cosiddette bond-proxy, vale a dire azioni di società operanti nei settori dei servizi di pubblica utilità, beni di prima necessità, farmaceutico e immobiliare. Queste società offrono tradizionalmente una crescita bassa ma stabile, dividendi costanti e volatilità limitata. Queste sono tutte qualità interessanti per gli investitori in un contesto di bassi tassi d’interesse, ma potrebbero diventare meno attraenti qualora i tassi d’interesse dovessero cominciare a salire.

Un aumento incrementale dei tassi d’interesse potrebbe avere un impatto anche sulle società britanniche di minori dimensioni. La disponibilità di credito a basso costo potrebbe diminuire e l’aumento degli interessi sui prestiti esistenti potrebbe a sua volta diluire gli utili societari.

In un quadro economico in via di miglioramento, questi tipi di titoli potrebbero diventare meno interessanti a fronte della concorrenza di altre asset class, come ad esempio le obbligazioni. Nonostante tutta l’attenzione dedicata alla Brexit, saremmo imprudenti se ignorassimo altri fattori macroeconomici in gioco, inclusa la politica monetaria, che a nostro giudizio potrebbero esercitare un impatto ancora più significativo sui mercati azionari del Regno Unito.

 

Note Informative e Legali

I commenti, le opinioni e le analisi rappresentano i pareri personali dei gestori degli investimenti ed hanno finalità puramente informative e d’interesse generale e non devono essere considerati come una consulenza individuale in materia di investimenti né come una raccomandazione o sollecitazione ad acquistare, vendere o detenere un titolo o ad adottare qualsiasi strategia di investimento. Non costituiscono una consulenza legale o fiscale. Le informazioni fornite in questo materiale sono rese alla data di pubblicazione, sono soggette a modifiche senza preavviso e non devono essere intese come un’analisi completa di tutti i fatti rilevanti relativi ad un paese, una regione, un mercato od un investimento.

Nella redazione di questo materiale potrebbero essere stati utilizzati dati provenienti da fonti esterne che non sono stati controllati, validati o verificati in modo indipendente da Franklin Templeton Investments (“FTI”). FTI non si assume alcuna responsabilità in ordine a perdite derivanti dall’uso di queste informazioni e la considerazione dei commenti, delle opinioni e delle analisi in questo materiale è a sola discrezione dell’utente. Prodotti, servizi ed informazioni potrebbero non essere disponibili in tutte le giurisdizioni e sono offerti da società affiliate di FTI e/o dai rispettivi distributori come consentito dalle leggi e normative locali. Si invita a rivolgersi al proprio consulente professionale per ulteriori informazioni sulla disponibilità di prodotti e servizi nella propria giurisdizione.

Quali sono i rischi?             

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti nei mercati emergenti, un segmento dei quali è costituito dai mercati di frontiera, implicano rischi più accentuati connessi con gli stessi fattori, oltre a quelli associati alle dimensioni minori dei mercati in questione, ai volumi inferiori di liquidità ed alla mancanza di strutture legali, politiche, economiche e sociali consolidate a supporto dei mercati mobiliari. I rischi associati ai mercati emergenti sono generalmente amplificati nei mercati di frontiera poiché gli elementi summenzionati (oltre a vari fattori quali la maggiore probabilità di estrema volatilità dei prezzi, illiquidità, barriere commerciali e controlli dei cambi) sono di norma meno sviluppati nei mercati di frontiera. I prezzi delle azioni subiscono rialzi e ribassi, talvolta estremamente rapidi e marcati, a causa di fattori che riguardano singole società, particolari industrie o settori o condizioni di mercato generali. I prezzi delle obbligazioni si muovono di norma in direzione opposta a quella dei tassi d’interesse. Di conseguenza, a mano a mano che i prezzi delle obbligazioni detenute in un portafoglio d’investimento si adeguano ad un aumento dei tassi d’interesse, il valore del portafoglio può diminuire.

 

[1] Fonte: World Bank, Global Economic Prospects, gennaio 2018. Non vi è alcuna garanzia che alcuna previsione, proiezione o stima si realizzi.