Beyond Bulls & Bears

Obbligazionari

On My Mind: Ora riprendiamoci quei posti di lavoro

Questo contenuto è disponibile anche in: Inglese Tedesco

I mercati finanziari ci stanno ingannando? Sonal Desai CIO – Fixed Income spiega l’importanza delle prossime settimane per orientare la ripresa.

Il COVID-19 ha causato un sacrificio in termini di vite umane e un costo all’economia globale; gli ultimi dati sull’occupazione negli Stati Uniti rivelano un numero impressionante di perdite di posti di lavoro nel mese di aprile. Franklin Templeton Fixed Income CIO Sonal Desai riflette sulla situazione e sostiene che le prossime settimane si riveleranno probabilmente cruciali per orientare la direzione del mercato del lavoro per il resto di quest’anno.

Alla diffusione dei dati di aprile sull’occupazione negli Stati Uniti, non ho potuto fare a meno di scuotere la testa incredula di fronte a quello che sta attraversando il nostro mercato del lavoro.

Il rapporto sull’occupazione di aprile ha scontato l’impatto catastrofico che le misure di contenimento hanno inflitto ai lavoratori statunitensi. I salari non agricoli hanno subito la peggiore contrazione mai vista: con la perdita di 20,5 milioni di unità, i posti di lavoro ridiscendono ai livelli di inizio 2011. Il tasso di disoccupazione è salito di oltre dieci punti percentuali al 14,7%, corrispondente a 16 milioni di disoccupati in più. Il più ampio indicatore “U6”, che comprende i lavoratori sottoccupati o part-time involontari (ovvero che non riescono a trovare un lavoro a tempo pieno), è balzato quasi al 23%.

Durante la Grande Recessione del 2009, questi due indici avevano raggiunto un picco rispettivamente del 10% e del 17% circa. La maggior parte del calo si è concentrato nel settore dei servizi, soprattutto nel tempo libero e nell’ospitalità (-7,7 milioni), ma anche l’industria manifatturiera e l’edilizia hanno subito un duro colpo.

Per quanto scioccanti, sono numeri che non sorprendono. Le richieste di sussidi di disoccupazione, infatti, riguardavano inizialmente più di 33 milioni di persone per assestarsi successivamente poco sotto i 23 milioni di persone, visto che la chiusura di gran parte dell’economia statunitense, iniziata a marzo, è proseguita per tutto il mese di aprile. In parte per questo motivo, i mercati finanziari sembrano aver reagito positivamente ai dati pubblicati, chiudendo la seduta di venerdì con un rialzo degli indici azionari.

Gli investitori sono probabilmente rincuorati anche dal fatto che alcuni Stati americani hanno iniziato a riaprire le loro economie; anche i mercati azionari stanno probabilmente scontando l’impatto atteso della massiccia politica monetaria espansiva sui prezzi degli asset, come abbiamo visto nella reazione alle precedenti crisi.

Non lasciatevi però ingannare dalla reazione dei mercati finanziari. Il mercato del lavoro ha subito un duro colpo, e ora si trova ad affrontare una formidabile sfida per ricostruire posti di lavoro e fonti di reddito. Per avere la piena consapevolezza del danno, si consideri quanto segue: le fila dei disoccupati si sono gonfiate di 16 milioni di persone, ma una volta aggiunti i lavoratori sottoccupati o part-time involontari si sfiora quota 22 milioni di posti di lavoro persi, pari al calo dell’occupazione. A questi numeri bisogna aggiungere i circa 6,4 milioni di persone che sono uscite dalla forza lavoro.

E infine, abbiamo visto crescere sensibilmente (di circa 5,5 milioni) i lavoratori classificati come “attivi ma assenti dal lavoro”: rimangono dipendenti dei loro datori ma non lavorano attivamente. Questa voce ci porta a quasi 34 milioni di persone, in linea con i 33 milioni di persone che hanno presentato domanda di sussidio di disoccupazione.

Le persone che hanno perso il posto appartengono per lo più alle classi di lavoratori più svantaggiate: individui con minori competenze e salari più bassi. Ciò è stato evidenziato dal notevole balzo della redditività media oraria, che è salita dal 3,3% di marzo al 7,9% di aprile. La perdita di posti tra i lavoratori meno pagati è stata così massiccia che la retribuzione economica media è aumentata in modo significativo.

A mio parere, ciò sottolinea l’urgente necessità di accelerare la riapertura sicura dell’economia statunitense. Alcuni settori si troveranno ad affrontare difficoltà durevoli per i possibili cambiamenti nel comportamento dei consumatori (come i viaggi aerei e i ristoranti) o a causa del crollo dell’attività economica nel resto del mondo. Dobbiamo anche tenere sotto osservazione il potenziale effetto disincentivante di generosi sussidi di disoccupazione, che potrebbero rallentare le assunzioni in alcuni settori (come abbiamo discusso nel nostro recente libro bianco, “Prospettive macro degli Stati Uniti: ora facciamo risalire la curva della crescita economica”. Ma altri settori potrebbero godere di una ripresa più rapida con l’abolizione delle restrizioni.

La notizia incoraggiante è che gli esuberi temporanei costituiscono la maggior parte dei nuovi disoccupati nel rapporto di aprile (circa il 90%) e circa il 78% degli attuali disoccupati totali. È importante perché nelle recessioni passate una larga fetta dei lavoratori temporaneamente disoccupati ha portato ad una più forte e rapida ripresa dei livelli di occupazione, soprattutto dopo la recessione del 1982.

La maggior parte dei nuovi disoccupati è ancora in contatto con i propri datori ed è pronta a tornare al lavoro; molte aziende sono pronte a riassumere.

Se gli Stati si muovono a ritmo serrato per riaprire le loro economie e allo stesso tempo adottano misure intelligenti e mirate per tenere sotto controllo il contagio e proteggere le persone più vulnerabili al virus, possiamo ancora ottenere rapidi progressi nel ridurre la disoccupazione a livelli meno scoraggianti. Il tempo, tuttavia, non è dalla nostra parte; più a lungo la disoccupazione si manterrà agli attuali livelli stratosferici e più cresceranno le difficoltà per far ripartire l’economia e i tributi in termini di costi umani ed economici di lungo periodo.

Le prossime settimane saranno cruciali per orientare il futuro corso del mercato del lavoro e dell’economia.

Informazioni legali importanti 

Il presente materiale è d’interesse puramente generale e non deve essere interpretato come una consulenza d’investimento personale o una raccomandazione o sollecitazione di acquisto, vendita o detenzione di un titolo o adozione di una strategia d’investimento. Questo documento non costituisce una consulenza legale o fiscale. 

Le opinioni espresse sono del gestore degli investimenti e i commenti, le opinioni e le analisi si intendono rese alla data di pubblicazione e sono soggette a modifiche senza preavviso. Le informazioni fornite in questo materiale non intendono costituire un’analisi completa di ogni fatto sostanziale concernente qualsiasi paese, regione o mercato. 

Nella realizzazione del presente materiale, possono essere stati utilizzati dati provenienti da fonti terze che Franklin Templeton (“FT”) non ha verificato, convalidato o certificato in modo indipendente. FT non si assume alcuna responsabilità in ordine a perdite derivanti dall’uso di queste informazioni e la considerazione dei commenti, delle opinioni e delle analisi in questo materiale è a sola discrezione dell’utente. 

Prodotti, servizi e informazioni potrebbero non essere disponibili in tutte le giurisdizioni e sono offerti da società affiliate di FT e/o dai rispettivi distributori come consentito dalle leggi e normative locali. Si invita a rivolgersi al proprio consulente professionale per ulteriori informazioni sulla disponibilità di prodotti e servizi nella propria giurisdizione.

Pubblicato da Franklin Templeton International Services S.à r.l. Succursale Italiana – Corso Italia, 1 – 20122 Milano – Tel: +39 0285459 1- Fax: +39 0285459 222

Quali sono i rischi?

Tutti gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Il valore degli investimenti può subire rialzi e ribassi; di conseguenza, gli investitori potrebbero non recuperare l’intero ammontare del proprio investimento. I prezzi delle obbligazioni si muovono di norma in direzione opposta a quella dei tassi di interesse. Di conseguenza, a mano a mano che i prezzi delle obbligazioni presenti in un portafoglio d’investimento si adeguano a un aumento dei tassi d’interesse, il valore del portafoglio può diminuire. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici. Gli investimenti esteri comportano rischi particolari quali fluttuazioni dei cambi, instabilità economica e sviluppi politici; gli investimenti nei mercati emergenti implicano rischi accentuati legati agli stessi fattori. Le strategie a gestione attiva possono registrare perdite qualora le valutazioni del gestore in termini di mercati, tassi d’interesse oppure attrattività, valori relativi, liquidità o potenziale apprezzamento di particolari investimenti operati per un portafoglio, si dimostrino errate. Non può esservi alcuna garanzia che le tecniche o le decisioni in materia di investimenti di un gestore generino il risultato desiderato.